Morto Cesare Castellotti, storico volto di 90° Minuto

È morto a 86 anni Cesare Castellotti, storico corrispondente da Torino di "90° Minuto". Memorabili il suo accento piemontese e le cravatte granata.

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Autore: Redazione ,
Attualità
2' 42''

Il giornalismo sportivo italiano perde uno dei suoi volti più iconici e amati: Cesare Castellotti, leggendario corrispondente da Torino di "90° Minuto" su Rai 1, si è spento all'età di 86 anni. Per generazioni di appassionati, la sua figura era diventata sinonimo della domenica pomeriggio calcistica italiana, con quell'inconfondibile accento piemontese e le eccentriche cravatte granata che sfoggiava davanti alle telecamere. Tanto celebre da essere immortalato nell'imitazione di Teo Teocoli, che lo trasformò nel personaggio cult di Gianduja Vettorello nei programmi della Gialappa's Band, conquistando una popolarità che andava ben oltre gli appassionati di sport.

Entrato in Rai negli anni '70, Castellotti divenne rapidamente uno dei pilastri dello storico contenitore calcistico condotto da Paolo Valenti, raccontando le vicende di Juventus e Torino con quella passione genuina che conquistava il pubblico. La sua carriera abbracciò i decenni d'oro del calcio italiano: documentò l'ultimo scudetto granata, le grandi imprese della Juventus di Trapattoni, seguì cinque mondiali di calcio e sei Olimpiadi prima di andare in pensione nel 1999. Un curriculum che testimonia un'era del giornalismo sportivo televisivo in cui i corrispondenti locali diventavano vere e proprie star del piccolo schermo.

Ma ridurre Castellotti al solo calcio sarebbe limitativo. La sua vera passione, come ricordano i colleghi, era il golf, disciplina che seguiva con dedizione insieme a basket e pallavolta per il Tg3 Piemonte, dove conduceva "Piemonte Sport". Carlo Nesti, collega e amico, lo ha ricordato con un post su Facebook carico di affetto: "È stato il mio caposervizio per quasi vent'anni. Dovunque sia, spero che possa giocare a golf, la sua passione. Grande, e nobile, professionista".

Ha amato più il golf, la sua vera passione, che non il calcio. E ha adorato il Brasile, la sua terra promessa

Nella sede Rai di Torino, Castellotti aveva ricoperto ruoli chiave: prima segretario di redazione, poi capo-servizio del nucleo sportivo per circa vent'anni, coordinando un team che comprendeva Beppe Barletti, Franco Costa, Federico Calcagno e lo stesso Nesti. La sua professionalità gli era valsa anche il Premio Saint Vincent per il giornalismo nel 1975, consegnato personalmente dall'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, riconoscimento prestigioso che certificava l'eccellenza del suo lavoro.

L'imitazione di Teo Teocoli aveva reso Castellotti un'icona pop ben oltre il mondo sportivo, trasformando il suo modo di parlare e i suoi vezzi in un fenomeno culturale che testimoniava quanto fosse entrato nell'immaginario collettivo degli italiani. Le sue cravatte sgargianti, prevalentemente granata in omaggio al Torino, erano diventate un marchio di fabbrica riconoscibile come la sua voce.

Dopo il pensionamento dalla Rai, Castellotti non aveva mai abbandonato completamente il giornalismo: era rimasto attivo nella Fnsi fino al 2006 e aveva ricoperto fino alla sua scomparsa la carica di direttore de "Il Dossier", testata specializzata nel settore autoveicoli. Una dimostrazione di quella versatilità e curiosità professionale che lo aveva sempre contraddistinto, capace di spaziare dal calcio al golf, dalla pallavolo all'automotive senza mai perdere rigore e passione.

Il mondo del giornalismo sportivo italiano saluta così una delle sue figure più rappresentative di un'epoca in cui la televisione costruiva leggende non solo tra i protagonisti in campo, ma anche tra coloro che li raccontavano. Castellotti lascia un'eredità fatta di professionalità, simpatia e quella capacità unica di comunicare l'amore per lo sport che ha accompagnato milioni di italiani nelle loro domeniche pomeriggio per oltre trent'anni.

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