Un normale pomeriggio di gennaio si è trasformato in un incubo per una giovane donna di 31 anni, brutalmente aggredita con un coltello dal marito nel loro appartamento di Muggiò, in provincia di Monza. La vittima lotta ora tra la vita e la morte all'ospedale San Gerardo di Monza, dove è stata ricoverata in condizioni disperate dopo essere stata colpita da fendenti ai polmoni. I medici sono riusciti a stabilizzarla, ma la prognosi rimane strettamente riservata.
Dietro questa esplosione di violenza si cela una storia di separazione non accettata. La coppia, entrambi italiani, stava attraversando una fase di rottura del matrimonio. La donna aveva manifestato la volontà di porre fine al rapporto, una decisione che il marito quarantatreenne non riusciva ad accettare. È proprio questo rifiuto, secondo gli investigatori, ad aver scatenato la furia omicida dell'uomo nella serata del 13 gennaio.
L'aggressione è avvenuta al quinto piano di un condominio di via Europa, civico 30, intorno alle 18. Sergio Laganà, questo il nome dell'aggressore che lavora come addetto alle consegne per un gommista della zona, si è accanito sul corpo della moglie con violenza inaudita. La donna, impiegata nel bar che la sua famiglia gestisce a Desio dopo aver condotto per anni un'edicola a Muggiò, ha subito ferite profondissime che hanno coinvolto organi vitali.
Particolare agghiacciante della vicenda è la presenza in casa del figlio della coppia, un bambino di appena due anni che si trovava nell'abitazione durante l'aggressione. Alcuni vicini hanno riferito di averlo visto allontanarsi in braccio a uno dei nonni. Le autorità hanno prontamente affidato il piccolo ai nonni materni, una misura necessaria per proteggerlo dall'orrore che si è consumato davanti ai suoi occhi.
Dopo aver compiuto il gesto, Laganà è fuggito dall'appartamento scavalcando un cancello del cortile condominiale. La sua fuga, però, è durata poco. L'uomo si è presentato spontaneamente alla stazione dei carabinieri di Monza, distante pochi chilometri, ancora con scarpe e vestiti sporchi di sangue. Successivamente è stato trasferito al comando compagnia di Desio per l'interrogatorio.
Durante le indagini condotte dai carabinieri, intervenuti sul posto con numerose pattuglie, è stata recuperata l'arma del delitto. L'uomo ha rilasciato spontanee dichiarazioni al pubblico ministero Nicola Balice e agli investigatori, fornendo la sua versione dei fatti. Le accuse nei suoi confronti sono pesantissime: tentato femminicidio.
La notizia ha sconvolto la comunità di Muggiò, dove nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo così drammatico. I vicini descrivono la coppia come persone tranquille, mai al centro di episodi violenti. La famiglia della vittima è particolarmente conosciuta nella zona: i suoi genitori hanno gestito per oltre dieci anni una cartoleria-edicola prima di dedicarsi all'attività di baristi nel vicino comune di Desio, dove ora lavora anche la giovane donna.
Questo ennesimo caso di violenza domestica riporta l'attenzione su un fenomeno tragicamente diffuso in Italia. La dinamica dell'aggressione rispecchia purtroppo uno schema ricorrente: una separazione non accettata che si trasforma in violenza estrema, spesso in presenza di minori che restano traumatizzati per tutta la vita. Mentre la donna lotta per sopravvivere in ospedale, un bambino di due anni dovrà fare i conti con il peso di quanto accaduto nella sua casa, quel luogo che dovrebbe essere il più sicuro al mondo.
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