Naudy Carbone furioso: "La città mi deve scuse"

A Nizza Monferrato, una folla armata di bastoni ha assediato la casa di un musicista innocente, vittima di un depistaggio da parte del vero assassino di Zoe Trinchero.

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Autore: Redazione ,
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Una folla inferocita di circa cinquanta persone, alcuni armati di bastoni, radunata nel cuore della notte sotto casa di un uomo innocente. Scene da Far West in pieno Piemonte, a Nizza Monferrato, dove l'omicidio della diciassettenne Zoe Trinchero ha scatenato una spirale di rabbia che ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Al centro della vicenda Naudy Carbone, musicista trentanovenne che si è ritrovato vittima di un depistaggio da parte del vero assassino e del tentativo di linciaggio da parte di compaesani pronti a farsi giustizia da soli.

L'orrore è iniziato quando Alex Manna, fermato per l'omicidio di Zoe, ha deliberatamente indirizzato i sospetti su Carbone durante gli interrogatori. Il giovane, che ha poi confessato di aver colpito la diciassettenne dopo una discussione e di averla abbandonata sull'argine del rio Nizza, ha descritto agli inquirenti un uomo "ben noto" in città e "un po' strano". Un'indicazione volutamente vaga ma sufficientemente precisa da far convergere gli sguardi su Carbone, residente nella cittadina monferrina.

La macchina del fango si è messa in moto con una velocità spaventosa. Mentre Manna veniva portato in carcere in attesa della convalida del fermo, Naudy Carbone si è ritrovato a vivere un incubo personale. "Stavo dormendo. Era l'una e mezza. Ho sentito dei rumori provenire dalle scale", ha raccontato il musicista a La Stampa. Affacciandosi dalla finestra ha visto una scena degna di un film horror: decine di persone in strada, tra cui anche bambini, alcuni apparentemente armati di bastoni.

"Le varie ingiurie: 'Sporco negro', 'negro di merda scendi'. C'erano ragazzi e anche dei bambinetti. Credo che qualcuno avesse anche dei bastoni"

Il racconto di Carbone rivela la dimensione più inquietante della vicenda: l'odio razzista che è emerso prepotente insieme alla sete di vendetta. "Io volevo scendere, per discutere e confrontarmi con loro e chiarire il motivo di quella rabbia", ha spiegato l'uomo, che ha dovuto chiamare i Carabinieri per salvarsi da quello che sembrava ormai un linciaggio imminente. Solo l'intervento tempestivo delle forze dell'ordine ha evitato che la tragedia si moltiplicasse: "Un carabiniere mi ha fatto salire sull'auto. Una persona stava per colpirmi".

L'aspetto più straziante è che Carbone non sapeva nemmeno cosa fosse successo a Zoe Trinchero. "No, niente. Di solito non guardo i social. Sono solo uscito a prendere da mangiare in una pizzeria da asporto e sono tornato in alloggio", ha dichiarato, aggiungendo di essere "veramente molto dispiaciuto per quella povera ragazza" che non aveva mai conosciuto. La scoperta di essere accusato di omicidio gli è arrivata attraverso gli insulti della folla sotto casa.

Ora Carbone, ancora sotto choc, sta valutando di presentare denuncia per calunnia e chiede pubblicamente delle scuse. "Amo questa città, sono andato a scuola con il sindaco", ha dichiarato, rivendicando il suo legame con Nizza Monferrato, ma la richiesta di scuse è inequivocabile: "La città mi deve delle scuse, almeno quelle persone che sono venute qui per picchiarmi".

Il musicista ha anche collegato quanto accaduto a un pregiudizio pregresso che lo perseguita: "Tutto è nato dall'accusa di aver molestato con lo sguardo una ragazza". Un episodio precedente che, secondo le sue parole, ha creato "un vero e proprio stigma: non solo legato al colore della pelle, ma anche scatenato dalle fragilità psicologiche. E si finisce per puntare una persona e accusarla di tutto".

Mentre si attende l'autopsia per chiarire le cause esatte della morte di Zoe Trinchero e stabilire se un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarle la vita, la vicenda di Nizza Monferrato solleva interrogativi inquietanti sulla facilità con cui il sospetto si trasforma in certezza, sulla velocità con cui i social media possono alimentare una caccia all'uomo, e su quanto razzismo e pregiudizi continuino a covare sotto la superficie di comunità apparentemente tranquille, pronti a esplodere al primo pretesto.

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