Il mondo dell'intrattenimento americano sta assistendo a uno dei crossover più inaspettati degli ultimi anni: Nicki Minaj, regina indiscussa del rap e icona pop da milioni di follower, è diventata la nuova alleata di punta di Donald Trump. La stretta di mano tra i due alla Casa Bianca mercoledì scorso, immortalata da decine di fotografi con le sue unghie lunghissime che sfioravano la mano del presidente, ha certificato ufficialmente un'alleanza che si stava costruendo nell'ombra da mesi. Un'immagine che ha fatto esplodere i social e lasciato i Barbz – la devota fanbase della rapper – divisi tra incredulità e sostegno incondizionato.
Tutto era iniziato in modo quasi surreale lo scorso autunno, quando Minaj si era presentata a una cena newyorkese accompagnata da un ospite decisamente insolito per una superstar del rap: il suo pastore spirituale. Al tavolo c'erano Alex Bruesewitz, 28enne stratega dei social media e consigliere di Trump, e Peters Adonu, autore nigeriano del libro "Dealing With the Spirit of Fear". La conversazione aveva toccato temi che spaziavano dalla spiritualità alla politica internazionale, con particolare attenzione alla violenza contro i cristiani in Nigeria, questione che Minaj aveva particolarmente a cuore.
"Mi ha contattato e mi ha detto che ha pregato per questo", ha raccontato Bruesewitz la scorsa settimana, spiegando come la rapper gli avesse confidato il desiderio di parlare pubblicamente di queste problematiche. Un mese dopo quella cena, a novembre, Minaj faceva il suo ingresso alle Nazioni Unite al fianco di Bruesewitz, con il suo teatrale cappotto di pelliccia che contrastava con il completo impeccabile del consigliere. Dopo essere stati presentati dall'ambasciatore all'ONU Mike Waltz, la rapper e Adonu hanno partecipato a un evento dedicato alla Nigeria, segnando il primo passo ufficiale di questo inedito percorso politico.
Il percorso di avvicinamento al mondo MAGA è proseguito a dicembre, quando Minaj è salita sul palco della convention annuale di Turning Point USA insieme a Erika Kirk. Le sue parole hanno colpito a tal punto che JD Vance le ha definite "davvero profonde", certificando l'interesse dell'amministrazione repubblicana per questa nuova, improbabile testimonial. Mercoledì scorso l'apice: la rapper ha partecipato a un evento presidenziale per il lancio di un nuovo programma di risparmio e investimento destinato ai bambini, dove ha dichiarato senza mezzi termini che "l'odio non mi tocca minimamente, anzi mi motiva a sostenerlo ancora di più".
Secondo Bruesewitz, l'alleanza non ha nulla di sorprendente. Il consigliere traccia paralleli evidenti tra la rapper e il presidente: entrambi nati e cresciuti nel Queens, entrambi convinti di essere vittime di un sistema di intrattenimento e media schierato con i democratici. Il fatto che Minaj, nonostante il suo status di icona globale, non abbia mai vinto un Grammy viene portato come prova di questa presunta persecuzione. "New York Times, CNN, MSNBC trattano Nicki come trattano Trump", sostiene Bruesewitz.
La costruzione di questo ponte tra il mondo repubblicano e l'hip-hop passa attraverso figure chiave come Amber Rose, modella ed ex di Kanye West e Wiz Khalifa, che ha fatto da tramite tra Bruesewitz e Minaj. Rose, che aveva già annunciato pubblicamente il suo sostegno a Trump prima di intervenire alla convention repubblicana durante la campagna 2024, ha aggiunto lo stratega a chat di gruppo con i suoi amici rapper, facilitando i primi contatti. Un ruolo di connettore che ha giocato anche Anna Paulina Luna, deputata della Florida ed ex modella che si definisce "una delle pioniere della politica su Instagram".
Luna, 36 anni, ha costruito negli ultimi tempi rapporti con diversi esponenti del mondo hip-hop, tra cui 50 Cent e Tory Lanez. Il suo legame con Minaj si è consolidato a luglio scorso, quando la deputata si è offerta di girare alle forze dell'ordine le denunce della rapper riguardo presunte minacce ricevute da un collaboratore dell'etichetta discografica di un rivale. "Per favore scrivimi sul cellulare", aveva twittato pubblicamente Luna, dando il via a una collaborazione che è proseguita nel backstage dell'apparizione di Minaj a Turning Point.
L'elemento che rende questa alleanza particolarmente interessante per l'entourage trumpiano è la storica credibilità del presidente nel mondo hip-hop. Trump è stato citato in innumerevoli versi rap per decenni, fin dai tempi in cui frequentava i nightclub newyorkesi negli anni Novanta. I suoi consiglieri durante la campagna 2024 hanno tentato di capitalizzare quella credibilità da fuorilegge costruita attraverso le incriminazioni e il fallito attentato, trovando in Minaj un'alleata perfetta per raggiungere un pubblico giovane e multietnico.
La strategia non è casuale: mentre Bruesewitz trascorreva tempo a Los Angeles costruendo legami con entertainer, atleti e influencer, il mondo conservatore americano ha iniziato a corteggiare sistematicamente esponenti della cultura hip-hop. Il matrimonio dello stesso Bruesewitz, celebrato sabato scorso al Trump National Doral di Miami, ha messo in scena questa intersezione: tra gli invitati spiccavano Don Jr., Karoline Leavitt, Mike Tyson e la rapper di St. Louis Sexyy Red, in un mix che testimonia la nuova strategia repubblicana.
Non è sfuggito a nessuno che questa svolta politica di Minaj arriva in un momento in cui la rapper è impegnata in accese faide con colleghe dichiaratamente democratiche. Sia Megan Thee Stallion che Cardi B avevano apertamente sostenuto Kamala Harris durante la campagna 2024, e Bruesewitz non ha perso occasione per sottolineare il contrasto durante l'apparizione di Minaj alla Casa Bianca: "Devo riconoscere che la tua concorrenza, che poi non è nemmeno concorrenza, non rendeva granché davanti allo stemma quando era con Kamala Harris".
Amber Rose, in una recente livestream, ha rivelato che durante la campagna 2024 lei e Minaj si confrontavano sul sostegno a Trump, ma all'epoca la rapper preferiva mantenere riserbo. "È seduta accanto a me al matrimonio", ha annunciato Rose, confermando che il segreto è ormai venuto a galla. E infatti giovedì sera Minaj si è presentata accanto a Trump alla prima del documentario "Melania", mentre martedì è prevista la pubblicazione di un'intervista con lei nel podcast di Katie Miller.
Secondo Luna, le simpatie repubblicane di Minaj rappresentano il segnale di uno spostamento più ampio già in atto a Hollywood. "È evidente che Hollywood, negli ultimi tempi, nei confronti dei conservatori è diventata più accogliente e ha cambiato prospettiva", sostiene la deputata, aggiungendo: "Non vedo l'ora di scoprire chi altro farà coming out da conservatore. Sento che sono in tanti". Resta da vedere se questa previsione si rivelerà fondata e soprattutto quale impatto avrà questa alleanza sulla carriera di Minaj e sulla sua relazione con i Barbz, molti dei quali sui social hanno espresso delusione e smarrimento di fronte a questa svolta inattesa della loro beniamina.
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