Nicola Cuneo: "Non nascondo più le mie paure"

Ventitré anni, timido e ipercritico: Nicola Cuneo racconta la sua paura della solitudine dopo aver portato Shakespeare nelle scuole con gli ex allievi di Bruno.

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Autore: Redazione ,
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Nicola Cuneo ha ventitré anni e la voce di chi non ha ancora smesso di farsi domande. Seduto di fronte a noi, fresco di una mattinata passata a portare Shakespeare nelle scuole medie con una compagnia di ex allievi del Laboratorio di Arti Sceniche di Massimiliano Bruno, racconta con una sincerità disarmante la sua paura più grande: la solitudine. E lo fa senza filtri, senza quella patina di perfezione che spesso gli attori giovani indossano come armatura. Perché Nicola è esattamente l'opposto di quello che ci si aspetterebbe da chi ha già recitato per la Rai e in due film diretti da Bruno: è timido, ipercritico con se stesso, e porta ancora addosso le cicatrici di un'adolescenza che non ha fretta di abbandonare.

Eppure, proprio questa fragilità diventa la sua arma più potente. In 2 cuori e 2 capanne, la nuova serie disponibile su piattaforma streaming, Cuneo interpreta Cesare, un ex fidanzato che nasconde dietro l'apparenza del "bravo ragazzo" un pericoloso cocktail di insicurezza e rabbia, capace di esplodere in un gesto estremo di revenge porn. Un personaggio tossico, maschile nel senso più deteriore del termine, che Nicola ha affrontato pescando proprio nelle sue paure personali. "Io e Cesare condividiamo una cosa: la paura profonda di restare soli", confessa. "Ho preso quella paura, l'ho spinta all'estremo e l'ho messa al servizio del personaggio."

La carriera di Nicola Cuneo è iniziata quasi per caso, o meglio, per sfida. "Sono timido, e allora viene spontaneo chiedersi perché abbia scelto di fare l'attore. Proprio per questo", spiega con un sorriso che tradisce ancora un po' di incredulità. Da bambino non andava mai a teatro, ma al cinema sì, e lì è scattata la scintilla: usciva dalla sala convinto di essere Spider-Man e saltellava per strada. Oggi quella magia è ancora lì, ma si è trasformata in qualcosa di più profondo, in domande che ti riporti a casa e che ti interrogano su chi sei davvero.

Il percorso formativo con Massimiliano Bruno è stato determinante. Dal 2022 al diploma nel 2025, Nicola ha attraversato il Laboratorio di Arti Sceniche come una palestra emotiva, dove imparare a gestire la propria ipersensibilità senza farla diventare un limite. "All'inizio, se ricevevo un giudizio che consideravo ingiusto, lo vivevo sempre sul piano personale", ammette. "Col tempo ho cercato di trasformare quella sensibilità in una risorsa." Bruno gli ripeteva spesso: "Stai più tranquillo, non devi dimostrare tutto". Un consiglio che Nicola sta ancora imparando a mettere in pratica, in un ambiente che descrive senza giri di parole come "una giungla" dove non puoi permetterti di abbassare la guardia.

"Anche con mille difficoltà, mille paranoie e mille difetti, se non ti arrendi, qualcosa riesci a ottenerlo"

Ma la persona che più di tutte lo ha sostenuto è sua madre, Cristiana, che lavora dietro le quinte del mondo dello spettacolo e che lo accompagnava ovunque quando era minorenne. "Nei momenti in cui le cose non andavano bene, era lei a dirmi: 'Nicola, domani vai lì e fagli vedere chi sei. Tirarsi indietro non serve a nessuno'", racconta con gli occhi che si illuminano. È per lei, per suo padre, per suo fratello che Nicola lavora così duramente. "Faccio tutto anche per rendere orgogliose le persone che amo. E poi, certo, se riesco a rendere orgoglioso anche me stesso, tanto meglio."

La vita privata di Nicola è solida quanto la sua carriera è in costruzione: è felicemente fidanzato da cinque anni, praticamente dall'adolescenza, con una ragazza che ora ha iniziato anche lei a studiare teatro. "Per me l'amore è tutto. È la forza che muove ogni cosa", dice con una convinzione che non lascia spazio a dubbi. E non parla solo dell'amore romantico: per lui anche un sorriso dal panettiere è una forma d'amore, un gesto di gentilezza capace di cambiargli la giornata.

Eppure, con se stesso, Nicola fatica a essere gentile. "Sono molto severo, sia nel lavoro sia nella vita quotidiana. Cerco sempre il difetto, l'errore", confessa. "Ho la sensazione di non essermelo ancora guadagnato. Fino a quando non raggiungo certi obiettivi, non riesco nemmeno a farmi un complimento." È un'autocritica spietata che lo accompagna costantemente, anche quando rivede le sue interpretazioni in Crush – La storia di Matilde o in I peggiori giorni, dove ha interpretato Achille.

In questi giorni, mentre porta Shakespeare tra i banchi delle scuole medie, Nicola sperimenta un tipo di pubblico completamente nuovo e imprevedibile. "I ragazzi così giovani fanno anche un po' paura", ammette con un sorriso. "Quando si divertono ridono forte, poi in un attimo iniziano a parlare tra loro. Intanto tu sei in scena e devi andare avanti. Ma è un'esperienza davvero formativa. Se riesci a reggere il palco davanti a loro, puoi affrontare qualunque pubblico." Un'esperienza che gli ricorda quanto Shakespeare, con tutte le sue tragedie e commedie, sia ancora attuale: "Quello che succede nelle sue opere succede anche oggi, in forme diverse."

Le paure di Nicola hanno radici profonde. A cinque o sei anni ha rischiato di annegare in piscina, spinto sott'acqua da un altro bambino durante un gioco. "Ho iniziato a vedere tutto nero, non riuscivo a respirare. È stato un trauma", ricorda. Durante l'adolescenza, poi, ha vissuto un momento ancora più terribile: giocando con il fratello maggiore, gli ha dato accidentalmente una gomitata che lo ha fatto cadere a terra con del sangue che usciva dalla testa. "Per un minuto, forse un minuto e mezzo, ho pensato di averlo ucciso", racconta con la voce che si incrina. "Ancora oggi, mentre lo racconto, faccio fatica a trattenere le lacrime."

Sono esperienze che hanno segnato profondamente il suo rapporto con la solitudine e con la morte, temi che non a caso emergono anche nel suo personaggio in 2 cuori e 2 capanne. Cesare, come Nicola, ha una paura devastante di restare solo. "Quando sente di perdere Lavinia, interpretata da Benedetta Tiberi che è stata bravissima, non riesce a gestire quell'emozione così forte. Non ha gli strumenti. E da lì compie un gesto molto sbagliato, estremo, che nasce da un vuoto profondo." La differenza tra attore e personaggio sta nella reazione: dove Cesare sceglie la violenza, Nicola trasforma la paura in arte.

Quando chiude gli occhi e pensa al futuro, Nicola si vede ancora su un palco, su uno schermo, a fare questo mestiere. "Anche se aprendo gli occhi, devo affrontare la realtà. Le difficoltà ci sono, anche quelle piccole, come aspettare per mesi un provino che non arriva", ammette con realismo. Ma la fiducia non gli manca: "Sono quasi nove anni che ho iniziato a frequentare questo ambiente, ma è da circa quattro che ho cominciato a fare sul serio. Ho ancora tanta strada davanti, ma tengo la testa bassa." E poi aggiunge, con un sorriso che sa di speranza: "Credo che la gentilezza e la bontà, prima o poi, vengano ripagate. Voglio continuare a crederlo."

Prima di salutarci, Nicola si concede una riflessione finale che racchiude tutta la sua essenza: "Le nostre paure più profonde diventano anche la nostra forza più grande. Con il mio lavoro vorrei riuscire a trasmettere questo: che anche con mille difficoltà, mille paranoie e mille difetti, se non ti arrendi, qualcosa riesci a ottenerlo." Non lo dice da attore affermato, ci tiene a precisare, ma da giovane uomo che sta ancora imparando a stare al mondo. E forse è proprio questa onestà brutale, questa capacità di mostrarsi fragile senza vergogna, a renderlo un talento da tenere d'occhio. Perché in un'industria che troppo spesso premia le maschere, Nicola Cuneo ha scelto di togliersi la sua. E questo, oggi, è un gesto rivoluzionario.

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