Femminicidio Torzullo: il marito Carlomagno ha confessato

Claudio Carlomagno ha confessato l'omicidio della moglie Federica Torzullo. Il movente sarebbe la paura di perdere il figlio dopo la separazione.

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Autore: Redazione ,
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L'interrogatorio di garanzia di Claudio Carlomagno, accusato del femminicidio della moglie Federica Torzullo, ha portato alla confessione dell'uomo, che ha ammesso di essere l'autore del delitto. Le dichiarazioni rese davanti al giudice, durate circa quattro ore, hanno delineato un quadro che solleva però numerosi interrogativi sulla reale dinamica dei fatti e sulla premeditazione del gesto. Il legale difensore Andrea Miroli ha successivamente incontrato la stampa per fornire alcuni dettagli su quanto emerso durante l'udienza.

Secondo la ricostruzione fornita dall'avvocato, il movente del delitto sarebbe da ricercare nella paura di perdere il figlio. Carlomagno avrebbe temuto che la separazione dalla moglie potesse tradursi in un affidamento esclusivo del bambino alla madre, prospettiva che lo avrebbe spinto a un gesto estremo. "Il problema è tutto nel bambino", ha dichiarato Miroli, spiegando come il suo assistito fosse particolarmente legato al figlio e come questa preoccupazione avrebbe innescato la tragedia.

Tuttavia, questa ricostruzione appare fragile se confrontata con le dinamiche attuali delle separazioni in Italia. Gabriella Marano, consulente della famiglia della vittima, ha fatto notare come l'affido paritario rappresenti ormai la norma nelle separazioni coniugali e come Federica non avesse mai richiesto un affidamento esclusivo durante gli incontri preliminari con gli avvocati divorzisti. La consulente ha quindi messo in discussione la validità del movente presentato dalla difesa.

Il problema è tutto nel bambino

La difesa ha descritto l'omicidio come un gesto "di impeto", conseguenza di un litigio degenerato. Eppure i fatti raccontano una storia profondamente diversa. Il femminicidio è avvenuto nell'arco di 45 minuti, durante i quali Federica Torzullo ha subito 23 coltellate. Secondo il procuratore capo di Civitaveccia, il delitto è stato commesso con estrema ferocia: Carlomagno avrebbe anche mutilato alcune parti del corpo della vittima e tentato di dar fuoco al cadavere.

La criminologa Roberta Bruzzone ha parlato di overkilling, termine che indica un'intensità di violenza che va ben oltre quanto necessario per causare la morte. Inoltre, l'uomo ha dimostrato lucidità nell'occultamento del corpo, inserendo ghiaia e sabbia nella fossa per evitare che gas e odori della decomposizione potessero far scoprire il cadavere. Gli investigatori hanno definito Carlomagno una persona dotata di grande capacità organizzativa, abilità che avrebbe utilizzato sia per compiere il delitto che per orchestrare un elaborato depistaggio.

L'avvocato Miroli ha spiegato che inizialmente il suo assistito si era avvalso della facoltà di non rispondere poiché la notifica del decreto di fermo non era stata comunicata per tempo, ma solo alle 14:30 in carcere. Durante le quattro ore di interrogatorio, Carlomagno avrebbe confermato di essere l'autore del crimine e avrebbe fornito la sua versione sui motivi del gesto. Secondo il legale, tra i coniugi non ci sarebbero stati precedenti episodi di violenza fisica, ma solo litigi verbali tipici di coppie in fase di separazione conflittuale.

Una giornalista ha chiesto se l'uomo si fosse rivolto alla famiglia di Federica. La risposta dell'avvocato ha suscitato perplessità: "Si sta svegliando da un incubo nel quale si è trovato". Un'espressione che appare quantomeno inappropriata considerando che Carlomagno non è vittima ma autore confesso dell'omicidio. Il legale ha aggiunto che il suo assistito si rende conto di aver distrutto tre famiglie e di aver privato il figlio sia della madre che del padre.

Il caso solleva interrogativi sulla distanza tra la narrazione difensiva di un omicidio impulsivo e le evidenze investigative che raccontano un crimine efferato, caratterizzato da modalità che suggeriscono premeditazione e pianificazione. La questione dell'affidamento del minore, presentata come movente centrale, contrasta con le prassi consolidate del diritto di famiglia italiano e con le dichiarazioni di chi conosceva le reali intenzioni di Federica Torzullo riguardo alla separazione.

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