Orietta Berti si racconta senza filtri e svela il lato più inaspettato della sua straordinaria carriera sessantennale. In occasione della registrazione di un cofanetto celebrativo che raccoglierà tutti i suoi brani più iconici, l'iconica cantante emiliana ha condiviso riflessioni sorprendenti sulla tecnologia che sta rivoluzionando l'industria musicale. Durante un'apparizione a Da noi a ruota libera, la Berti ha rivelato come l'intelligenza artificiale sia entrata prepotentemente anche nel suo processo creativo, sollevando interrogativi affascinanti sul rapporto tra tradizione e innovazione nel mondo della musica italiana.
"Oggi i ragazzi con cui lavoro mi mandano i brani già pronti con la mia voce ricreata con l'intelligenza artificiale, con intonazioni perfette che una voce umana non può replicare" ha confessato l'artista, descrivendo una realtà produttiva che sarebbe apparsa fantascientifica solo pochi anni fa. Per una cantante che ha attraversato sei decenni di musica italiana, dal boom economico all'era digitale, confrontarsi con algoritmi capaci di replicare e perfezionare la propria voce rappresenta una sfida senza precedenti.
Ma dietro il glamour e i recenti successi che l'hanno trasformata in un'icona pop trasversale, Orietta Berti ha rivelato anche la fragilità di una carriera costruita senza reti di protezione. "Dal 1986 mi sono messa in proprio, e ancora oggi considero grande qualsiasi successo, perché sono da sola, non sono protetta e tutto quello che faccio è solo grazie al pubblico" ha dichiarato con disarmante sincerità. Una scelta coraggiosa che ha fatto quasi quarant'anni fa, quando ha deciso di abbandonare il sistema delle major per gestire autonomamente la propria carriera artistica.
Il percorso della Berti è costellato di momenti di reinvenzione continua. Negli anni Settanta, ha raccontato, "ho cantato 75 brani in diversi dialetti del Nord e ho iniziato a piacere anche agli intellettuali", dimostrando una versatilità artistica che andava ben oltre l'etichetta di cantante melodica che spesso le veniva attribuita. Quella scelta di esplorare i dialetti regionali rappresentò un ponte culturale importante in un'Italia ancora profondamente radicata nelle sue identità locali.
La svolta recente, quella che l'ha riportata prepotentemente sotto i riflettori delle nuove generazioni, ha però un nome preciso: Sanremo 2021. E anche qui, la rivelazione è inaspettata: inizialmente la cantante non voleva partecipare al Festival. "Poi grazie all'insistenza del mio manager ho partecipato e lì ho conosciuto Fedez, che mi ha dato Mille" ha confessato, riferendosi al tormentone estivo che, insieme a Fedez e Achille Lauro, l'ha trasformata in un fenomeno virale e le ha regalato una seconda giovinezza artistica.
Quella partecipazione al Festival, vissuta quasi controvoglia, si è rivelata la chiave per un rinascimento che continua ancora oggi. Il brano Mille ha dominato l'estate 2021, conquistando certificazioni platino e posizionandosi stabilmente nelle playlist delle piattaforme streaming, territorio tradizionalmente ostile agli artisti della sua generazione. Un successo che ha dimostrato come l'autenticità e il talento possano abbattere le barriere generazionali, trasformando quella che sembrava una collaborazione curiosa in un vero e proprio caso discografico.
La testimonianza di Orietta Berti offre uno spaccato prezioso sull'evoluzione dell'industria musicale italiana, vista attraverso gli occhi di chi l'ha attraversata interamente. Dalla gavetta nei locali del Nord Italia agli studi di registrazione dove l'intelligenza artificiale ricrea la sua voce, la sua carriera è lo specchio di sei decenni di trasformazioni culturali, tecnologiche e sociali. E mentre lavora al cofanetto celebrativo dei suoi 60 anni di carriera, continua a dimostrarsi aperta alle sfide, accettando di confrontarsi con strumenti che ridefiniscono il concetto stesso di performance vocale e autenticità artistica.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!