Una destinazione da cartolina può diventare un luogo ostile per chi la chiama casa. È da questa frizione che Petty Thieves sembra prendere forza: il trailer diffuso in esclusiva racconta una Croazia attraversata dal turismo, dove la bellezza del paesaggio non cancella le tensioni quotidiane di chi ha poco margine per scegliere. Il film di Mate Ugrin, suo debutto alla regia di un lungometraggio, punta lo sguardo su persone con poco potere e sui legami che nascono quando la sopravvivenza dipende anche dalla solidarietà.
La cornice è il Karlovy Vary International Film Festival, dove Petty Thieves viene presentato nella competizione Proxima. Più che usare il turismo come semplice sfondo, il film lo tratta come una forza che organizza spazi, abitudini e rapporti: un sistema che promette movimento e ricchezza, ma può lasciare immobili proprio coloro che quei luoghi li abitano ogni giorno.
Il titolo suggerisce piccoli furti, ma il centro del racconto sembra stare altrove: nelle alleanze minime, nei gesti pratici, nella possibilità di riconoscersi tra persone costrette a muoversi dentro un equilibrio sfavorevole. La domanda che attraversa il film è concreta: si può ancora sentirsi a casa in un posto pensato soprattutto per chi arriva, consuma e riparte?
In questa prospettiva, Petty Thieves si inserisce in un filone di cinema europeo attento ai margini delle immagini più riconoscibili: non la Croazia come scenario turistico da osservare a distanza, ma come territorio vissuto da chi resta quando la stagione, i visitatori e le promesse economiche cambiano il ritmo della vita. Il trailer ne restituisce un tono sociale e intimo, costruito attorno alla resistenza quotidiana più che al gesto eclatante.
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