Una complessa operazione commerciale del 2016, che vedeva coinvolti veicoli di lusso Ferrari e un marchio racing, continua a produrre conseguenze giudiziarie per Irene Pivetti. La quarta sezione penale della Corte d'Appello di Milano ha confermato integralmente la condanna di primo grado a quattro anni di reclusione per l'ex presidente della Camera, ritenendola responsabile di evasione fiscale e autoriciclaggio. La vicenda ruota attorno a transazioni valutate complessivamente circa dieci milioni di euro, che secondo l'accusa avrebbero avuto lo scopo di nascondere al fisco beni e proventi illeciti.
Al centro dell'inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia insieme al Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, emerge un presunto sistema di compravendite fittizie. Tre Ferrari Granturismo appartenenti al Team Racing del pilota Leonardo 'Leo' Isolani, ex campione nella categoria, sarebbero state oggetto di una vendita simulata verso il gruppo cinese Daohe, con l'obiettivo di trasferirle in Spagna. Secondo la ricostruzione accusatoria, l'unico elemento realmente ceduto agli acquirenti asiatici sarebbe stato il logo della Scuderia Isolani abbinato al marchio Ferrari, mentre le vetture avrebbero seguito un percorso diverso.
La società Only Italia, riconducibile a Pivetti, avrebbe svolto una funzione di intermediazione determinante in questa operazione. La strategia contestata dall'accusa prevedeva che l'ex esponente leghista acquistasse il marchio Isolani-Ferrari per 1,2 milioni di euro, per poi rivenderlo alla società cinese a una cifra dieci volte superiore, rimanendo però nell'ombra durante l'intera transazione. Questo meccanismo avrebbe permesso di generare profitti consistenti sottraendoli al controllo fiscale.
Il Tribunale di Milano, nella sentenza di primo grado del settembre 2024, aveva già evidenziato come l'imputata avesse costruito un "meccanismo particolarmente capzioso" proprio per evitare che le somme derivanti dalle operazioni commerciali con il contraente cinese fossero soggette a tassazione. Secondo i giudici, questa condotta sarebbe stata portata avanti "per lungo tempo", dimostrando una pianificazione consapevole e strutturata.
La Corte d'Appello, composta dai giudici Fagnoni, Centonze e Marchiondelli, ha accolto le richieste della sostituta procuratrice generale Franca Macchia, non ravvisando elementi per modificare il verdetto. Confermata anche la confisca di oltre 3,4 milioni di euro, somme già congelate durante la fase investigativa. Oltre a Pivetti, sono stati condannati in via definitiva anche il pilota Isolani e la moglie Manuela Mascoli, entrambi con una pena di due anni, sospesa e senza menzione.
Il background della vicenda affonda le radici nei problemi fiscali del Team Racing, che secondo le indagini avrebbe accumulato un debito di cinque milioni di euro verso l'erario. Per sottrarre i beni alle potenziali azioni di recupero del fisco, Isolani e Mascoli avrebbero orchestrato le false vendite, mentre l'obiettivo attribuito a Pivetti sarebbe stato quello di lucrare sulla differenza tra prezzo di acquisto e rivendita del marchio, mantenendo però una posizione defilata che le permettesse di eludere gli obblighi tributari.
All'uscita dall'aula, l'ex presidente della Camera ha reagito con fermezza alle conferme giudiziarie. "Sono tranquilla, la verità è che io sono innocente" ha dichiarato ai cronisti presenti, sottolineando la propria convinzione che emergeranno elementi a suo favore. Le sue parole riflettono la volontà di proseguire la battaglia legale, nonostante due gradi di giudizio abbiano confermato la responsabilità penale in questa intricata vicenda di operazioni commerciali internazionali che, secondo l'accusa, nascondevano finalità di evasione fiscale e riciclaggio.
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