Pusher ucciso a Rogoredo: agente spara da 25 metri

L'autopsia rivela che Abderrahim Mansouri è stato colpito da oltre 25 metri al lato destro della fronte. La distanza e la dinamica dividono le versioni della difesa.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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L'autopsia sul corpo di Abderrahim Mansouri, il 28enne di origini marocchine ucciso lunedì scorso durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo alla periferia di Milano, ha rivelato dettagli che potrebbero rivelarsi decisivi per l'inchiesta. Il giovane è stato colpito da un proiettile sparato da una distanza superiore ai 25 metri, come confermato dall'esame condotto oggi all'istituto di medicina legale dalla nota anatomopatologa Cristina Cattaneo. Il colpo ha raggiunto Mansouri sul lato destro della fronte, in una dinamica che ora divide nettamente le ricostruzioni della difesa dell'agente e quella dei legali della famiglia della vittima.

Il poliziotto Carmelo Cinturrino, attualmente indagato per omicidio volontario dal pm Giovanni Tarzia, aveva fornito la sua versione dei fatti che, secondo il suo difensore Piero Porciani, sarebbe compatibile con i dati emersi dall'autopsia. Tuttavia, la posizione dei legali di parte civile della famiglia Mansouri è radicalmente opposta e si basa su elementi tecnici che emergono proprio dall'esame del corpo.

La testa girata fa pensare che sia stato colpito mentre fuggiva

Gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che rappresentano i familiari del giovane marocchino, hanno rilasciato all'AGI una dichiarazione che getta una luce completamente diversa sull'accaduto: "Il colpo era diretto, la traiettoria parallela al suolo e in quel momento aveva la testa fortemente girata verso sinistra", hanno spiegato i legali, sottolineando come questo elemento faccia pensare che Mansouri sia stato colpito mentre stava scappando. "Credo che a breve parecchie persone dovranno chiedere scusa alla famiglia", hanno aggiunto con tono deciso.

Il caso si arricchisce di un ulteriore elemento che sarà oggetto di analisi nei prossimi giorni: durante l'intervento nel boschetto di Rogoredo, noto punto di spaccio milanese, Mansouri aveva con sé una pistola giocattolo. L'esame di questa arma finta è stato fissato per il 9 febbraio e vedrà la partecipazione del consulente della difesa del poliziotto, Dario Redaelli. Questo accertamento potrebbe chiarire se e come l'agente abbia percepito una minaccia tale da giustificare l'uso dell'arma di servizio.

La vicenda solleva interrogativi delicati sull'uso della forza durante le operazioni di polizia, soprattutto considerando che Mansouri, pur avendo precedenti specifici legati allo spaccio, non era armato con un'arma vera. La distanza superiore ai 25 metri da cui è partito il colpo, unita alla posizione della testa della vittima al momento dell'impatto, sono elementi che l'inchiesta dovrà valutare attentamente per ricostruire con precisione la dinamica degli eventi e stabilire le responsabilità penali in un caso destinato a far discutere.

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