Said Esad Abidin morto a Gaza a soli 29 giorni

Said Esad Abidin è morto a 29 giorni per ipotermia. A Gaza il freddo invernale miete vittime tra i più piccoli, già provati da mesi di conflitto.

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Autore: Redazione ,
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Gaza continua a uccidere, anche senza bombe. Said Esad Abidin aveva appena 29 giorni quando è morto all'ospedale Nasser di Khan Younis lo scorso 18 dicembre 2024, non sotto le macerie di un raid aereo, ma stroncato dall'ipotermia. Il neonato era stato ricoverato con i parametri vitali già compromessi, il corpo infreddolito dall'inverno rigido che si abbatte sulla Striscia devastata da mesi di conflitto. Dopo solo due ore di disperati tentativi da parte dell'équipe pediatrica supportata da Medici Senza Frontiere, il piccolo non ce l'ha fatta. Una morte silenziosa, lontana dai riflettori internazionali, che racconta l'altra faccia della guerra: quella che continua a mietere vittime anche quando le armi tacciono.

La testimonianza di Bilal Abu Saada, supervisore del team infermieristico di Medici Senza Frontiere operativo all'ospedale Nasser, è drammatica quanto lucida: "I bambini stanno perdendo la vita perché non dispongono dei beni di prima necessità per sopravvivere. I neonati arrivano in ospedale infreddoliti, con segni vitali al limite della morte: anche i nostri migliori sforzi non sono sufficienti". Le sue parole smontano la narrativa ufficiale di una tregua che sulla carta dovrebbe portare sollievo: "Dicono che la guerra è finita, ma le persone devono ancora lottare per la propria vita".

L'inverno a Gaza si è trasformato in un'altra forma di assedio. Le immagini che filtrano dalla Striscia mostrano centinaia di migliaia di palestinesi ammassati in tende improvvisate, molte delle quali allagate o spazzate via dalle piogge torrenziali delle ultime settimane. Senza riscaldamento, senza coperte adeguate, senza accesso stabile ai servizi essenziali, l'abbassamento delle temperature diventa un nemico tanto letale quanto i bombardamenti. Il sistema sanitario, già collassato sotto il peso del conflitto, registra un'impennata costante di infezioni respiratorie, particolarmente pericolose per i bambini sotto i cinque anni.

"I neonati arrivano in ospedale infreddoliti, con segni vitali al limite della morte: anche i nostri migliori sforzi non sono sufficienti"

Il caso di Said Esad Abidin non è isolato. Secondo il ministero della Salute di Gaza, l'ipotermia sta diventando una causa di morte sempre più frequente tra i più piccoli, una statistica che suona assurda a poche ore di volo dall'Europa, dove i neonati nascono in reparti riscaldati e dotati di incubatrici all'avanguardia. A Gaza, invece, mancano persino le basi: riparo, cibo, medicine, combustibile per mantenere accesi generatori che potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte.

Medici Senza Frontiere ha lanciato un appello urgente alle autorità israeliane affinché consentano un massiccio aumento degli aiuti umanitari nella Striscia. L'organizzazione sottolinea come la crisi non sia più soltanto bellica ma profondamente umanitaria: oggi a Gaza si muore non per ciò che esplode, ma per ciò che manca. Protezione. Cure. Dignità. Anche quando si hanno solo 29 giorni di vita e il diritto di esistere dovrebbe essere scontato.

Mentre la comunità internazionale discute di cessate il fuoco e ricostruzioni, la realtà sul campo racconta un'altra storia: quella di un territorio in cui sopravvivere è diventato un atto di resistenza quotidiana contro fame, freddo e malattie prevenibili. E dove la tragedia di un neonato morto di freddo in ospedale rischia di essere dimenticata tra le pieghe di una guerra che, sulla carta, dovrebbe essere finita.

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