Debutto in grande stile per Maria Antonietta al Festival di Sanremo 2025: la cantante, all'anagrafe Letizia Cesarini, ha scelto di omaggiare una delle esibizioni più iconiche nella storia della kermesse ligure, portando sul palco del Teatro Ariston un look che richiama fedelmente quello indossato da Nada nel lontano 1969. Un gesto carico di significato, una dichiarazione d'amore alla musica italiana e alla sua storia più luminosa, che ha immediatamente catturato l'attenzione del pubblico e della critica durante la prima serata del festival.
Era il 1969 e il festival si svolgeva ancora nel Salone delle feste del Casinò municipale di Sanremo, non all'Ariston. Nada, che non aveva ancora compiuto sedici anni, si presentò in gara accanto a nomi già affermati come Milva, Rita Pavone, Caterina Caselli, Claudio Villa e persino Lucio Battisti, anche lui al suo primo e unico festival. La giovanissima cantante livornese, soprannominata il "pulcino di Gabbro" proprio per via della sua età, salì sul palco con un miniabito bianco trapezio, maniche lunghe ricoperte di grandi margheritine e stivali coordinati fino al ginocchio: un'immagine diventata leggenda, perfetta sintesi dello spirito della Swinging London trapiantata sulla riviera ligure, a pochi anni dall'invenzione della minigonna tra i vicoli di Carnaby Street.
A distanza di 57 anni, quell'outfit è tornato sul palco più famoso d'Italia, non rielaborato né reinterpretato, ma replicato con precisione filologica: l'abito è stato ricreato su misura da una sartoria, mentre per gli stivali si è attinto all'archivio di Forte Forte. Dietro la cura maniacale dei costumi c'è la stylist Francesca Piovano, con cui Maria Antonietta ha lavorato a stretto contatto. Piovano, intervistata nelle settimane precedenti, aveva lasciato trapelare qualche indizio senza svelare troppo: "Più che di vintage posso dire che si potranno ritrovare dei tagli che richiamano quell'immaginario, anche per gli accessori", aveva anticipato con understatement.
Attorno all'abito con le margherite aleggia però un piccolo, affascinante mistero storico. Rivedendo su RaiPlay le esibizioni di Nada all'edizione numero 19 del festival, emerge una curiosa incongruenza: nella prima serata disponibile in piattaforma, la cantante indossa un abito simile ma con maniche diverse, svasate e traforat; il miniabito con le margheritine, quello rimasto impresso nell'immaginario collettivo, compare invece solo nelle fotografie d'epoca. Per la finale, documentazione alla mano, Nada optò per un miniabito abbottonato con spalline e una camicia con maniche a sbuffo dalla tipica fantasia anni Sessanta.
A fare luce sul caso ha provato Eddy Anselmi, storico del Festival di Sanremo e autore del Dizionario del Festival di Sanremo. La sua ricostruzione è illuminante: "Il festival del 1969, per paura di contestazioni, ebbe una prova generale la mattina. I margheritoni potrebbero riferirsi a quella esibizione, oppure quella prova generale potrebbe essere stata inserita al posto della serata ripresa in diretta. Effettivamente si tratta di un mistero". E aggiunge: "Quello con i fiori è l'unico a essere stato fotografato solamente e non compare nel video. Questa è l'unica spiegazione che posso darmi." Un enigma degno di un documentario.
Sul palco dell'Ariston, accanto a Maria Antonietta, ha debuttato anche Colombre — nome d'arte di Giovanni Imparato, cantautore originario di Senigallia — al suo primo festival in gara (Maria Antonietta era salita sul palco come ospite di Levante nel 2020, ma questa è la sua prima partecipazione in competizione). Per l'occasione, Imparato ha scelto un completo d'archivio firmato Tom Ford, abbinato a una maglietta realizzata dal fumettista e artista Davide Toffolo, che omaggia Dino Buzzati. Un riferimento tutt'altro che casuale: il nome "Colombre" è tratto proprio da un racconto dello scrittore e giornalista bellunese, scritto nel 1961 e pubblicato in raccolta nel 1966, pochi anni prima della storica esibizione di Nada che chiude idealmente il cerchio.
La scelta di Francesca Piovano, Maria Antonietta e Colombre di attingere agli archivi milanesi — tra cui quelli Tom Ford — per costruire i look da palco rivela un'estetica comune, un sentire condiviso che guarda a un preciso periodo culturale, quello a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, senza però trasformarsi in nostalgia sterile. È piuttosto un dialogo tra generazioni, un modo di portare il passato nel presente con consapevolezza e rispetto. Mentre si attende di scoprire i look delle prossime serate del festival, la prima apparizione della coppia ha già fissato un benchmark visivo e concettuale che difficilmente passerà inosservato agli appassionati di moda e storia della musica italiana.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!