Una battaglia legale da 2 milioni di dollari sta per esplodere tra tre leggende del rock che hanno fatto la storia della musica anni '80. Andy Summers e Stewart Copeland hanno trascinato in tribunale il loro ex compagno di band Sting, accusandolo di essersi intascato royalties che spetterebbero anche a loro. Al centro della disputa ci sono i guadagni derivanti dallo streaming digitale delle immortali hit dei Police, da Roxanne a Every Breath You Take, brani che ancora oggi macinano milioni di riproduzioni su Spotify e Apple Music. Il caso, esaminato in udienza preliminare presso l'Alta Corte di Londra il 14 gennaio scorso, riaccende i riflettori su una delle band più iconiche della storia, sciolta dal 1984 ma ancora al centro di enormi introiti economici.
La storia parte da lontano, precisamente dal 1977, quando Gordon Matthew Thomas Sumner (vero nome di Sting), Andy Summers e Stewart Copeland erano ancora agli albori della loro leggendaria carriera. In quell'anno i tre musicisti strinsero un accordo verbale apparentemente semplice: ogni volta che uno dei membri avesse incassato compensi per una canzone del gruppo, ne avrebbe diviso il 15% con gli altri due. Un patto tra amici e colleghi che riconosceva il contributo collettivo al successo dei Police, la band che tra il 1978 e il 1983 avrebbe pubblicato cinque album destinati a rivoluzionare il panorama rock e new wave internazionale.
L'accordo venne formalizzato per iscritto nel 1981, quando i Police erano ormai una macchina da guerra musicale planetaria. Sting era il principale autore dei testi e delle melodie dei loro successi più celebri, da Message in a Bottle a Don't Stand So Close to Me, ma il contributo degli altri membri risultava fondamentale nell'identità sonora della band. È di Summers, ad esempio, il leggendario arpeggio di chitarra che rende Every Breath You Take uno dei brani più riconoscibili della storia del pop, mentre il drumming innovativo di Copeland ha definito lo stile unico del gruppo.
Già nel 1997, però, i primi screzi. Summers e Copeland lamentarono di essere "sottopagati per un periodo considerevole" e i documenti dell'accordo vennero rivisti. Un ulteriore aggiustamento arrivò nel 2016, quando si stabilì che Sting avrebbe dovuto compensare gli ex colleghi ogni volta che una canzone dei Police veniva utilizzata in televisione o al cinema. Ma questo accordo, sostengono ora i due musicisti, non contemplava l'esplosione dello streaming digitale che avrebbe rivoluzionato l'industria musicale negli anni successivi.
Ed è proprio qui che si concentra la battaglia legale presentata alla fine del 2024. Gli accordi del 2016 facevano riferimento ai soli diritti "meccanici" dei brani, una formula tradizionale che riguardava essenzialmente la vendita fisica e i diritti di sincronizzazione per TV e cinema. Lo streaming musicale, che oggi rappresenta la principale fonte di ascolto e di guadagno per gli artisti, non era ancora così pervasivo all'epoca di quell'accordo. Secondo Summers e Copeland, Sting si starebbe quindi intascando l'intera torta degli introiti generati da piattaforme come Spotify, Apple Music e Deezer, escludendo completamente i suoi ex compagni di band dalla spartizione.
Gli avvocati di Sting hanno risposto con fermezza, definendo la causa un "tentativo illegittimo di reinterpretazione" degli accordi precedenti. Secondo la difesa del cantante solista, le somme già versate a Summers e Copeland nel corso degli anni rappresenterebbero addirittura "importi eventualmente versati in eccesso" rispetto a quanto dovuto contrattualmente. Una posizione che preannuncia uno scontro legale destinato a protrarsi, con implicazioni potenzialmente rilevanti per tutta l'industria musicale.
La disputa dei Police diventa così emblematica dell'evoluzione radicale che ha investito il business della musica nell'ultimo decennio. Se un tempo gli artisti guadagnavano principalmente attraverso la vendita di dischi fisici e concerti, oggi il panorama è completamente cambiato. Le piattaforme di streaming pagano cifre irrisorie per singola riproduzione: tra 0,003 e 0,005 dollari a stream. Per raggiungere anche solo 1.000 dollari di guadagno servono almeno 250.000 ascolti, mentre per arrivare a 50.000 dollari occorre superare i 10 milioni di riproduzioni. E da questi importi vanno ancora detratte le quote spettanti a etichette discografiche, editori e piattaforme di distribuzione.
Paradossalmente, nemmeno un artista della statura di Sting riesce a fare i milioni esclusivamente dallo streaming, anche se il catalogo dei Police continua a generare ascolti costanti a livello globale. Eppure i suoi ex compagni gli stanno chiedendo proprio 2 milioni di dollari di risarcimento, convinti che quella cifra rappresenti solo una parte di quanto avrebbero dovuto già ricevere negli ultimi anni. La questione solleva interrogativi più ampi sulla sostenibilità economica della musica nell'era digitale e sulla necessità di aggiornare continuamente gli accordi contrattuali per adattarli alle nuove tecnologie e modalità di fruizione.
Dopo lo scioglimento ufficiale nel 1984, i tre musicisti si sono ritrovati solo sporadicamente, con reunion limitate che non hanno mai portato a una vera riconciliazione artistica. Sting ha costruito una carriera solista stellare, diventando uno degli artisti più acclamati e ricchi al mondo, mentre Summers e Copeland hanno seguito percorsi diversi, rispettati nell'ambiente ma senza raggiungere lo stesso livello di successo commerciale del loro ex frontman. Questa asimmetria nelle fortune successive alla band potrebbe alimentare ulteriormente le tensioni che ora sfociano in aula. L'esito di questo caso potrebbe stabilire precedenti importanti per la gestione delle royalties digitali nelle band storiche, un tema sempre più delicato in un'industria musicale in continua trasformazione.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!