Sydney Sweeney sta vivendo un vero e proprio incubo mediatico che non aveva mai cercato né voluto. L'attrice di Euphoria e del recente successo romantico Tutti tranne te si è ritrovata suo malgrado al centro di un ciclone politico dopo che alcuni dettagli sulla sua registrazione elettorale e una controversa campagna pubblicitaria l'hanno trasformata in un simbolo involontario per certi ambienti conservatori americani. La star, fino a ieri concentrata esclusivamente sulla sua carriera artistica in ascesa, ha dovuto sfogare tutta la sua frustrazione in un'intervista a Cosmopolitan, chiarendo una volta per tutte la sua posizione: la politica non è e non sarà mai il suo campo di battaglia.
Il caos è esploso quando una campagna pubblicitaria per un brand di jeans ha utilizzato lo slogan "Sydney Sweeney has good jeans", un gioco di parole tra "jeans" (i pantaloni) e "genes" (geni). Il riferimento alla genetica è stato interpretato da molti come un messaggio di superiorità, scatenando l'indignazione del pubblico progressista americano. A peggiorare le cose, è emersa la sua registrazione come elettrice del Partito Repubblicano, un dettaglio che ha fatto il giro dei social trasformandola in un bersaglio per alcuni e in un'icona per altri, fino ad attirare il sostegno pubblico di Donald Trump sui suoi canali social.
Ma l'attrice non ha mai chiesto di essere arruolata in questa guerra culturale. "Io sono un'artista, non sono qui per parlare di politica", ha dichiarato senza mezzi termini alla rivista. "Sono diventata un'attrice perché mi piace raccontare storie. Non mi riconosco in nessuna forma di odio, credo che tutti dovremmo volerci bene, rispettarci e comprenderci". Parole chiare che però non sono bastate a fermare la macchina della polarizzazione, che ha continuato a utilizzarla come simbolo, indipendentemente dalla sua volontà.
La Sweeney aveva già preso le distanze dalle interpretazioni estremiste della campagna pubblicitaria, negando categoricamente qualsiasi legame con opinioni suprematiste bianche. Ora, nell'intervista a Cosmopolitan, ribadisce con forza il suo disagio per una situazione che le è completamente sfuggita di mano: "Vado online e vedo delle cose, però me ne sto chiamando fuori, siamo a un livello che non riesco più a digerire e mi fa male alla salute". L'attrice confessa di sentirsi manipolata, trasformata in una pedina di una partita che non le appartiene e che non ha mai voluto giocare.
Il tentativo di rimanere neutrale e di concentrarsi sul proprio lavoro, paradossalmente, ha alimentato ulteriormente le speculazioni e le etichette politiche che le vengono attribuite. Sydney è esplicita: "Non c'è niente di me in tutto questo", riferendosi all'intero dibattito che la vede protagonista suo malgrado. La star di Una di famiglia vuole che il pubblico la conosca per i suoi ruoli, per le storie che porta sullo schermo, non per battaglie ideologiche che altri combattono utilizzando il suo nome e la sua immagine.
Mentre Sydney Sweeney continua a costruire la sua carriera a Hollywood con progetti di alto profilo, questa controversia dimostra quanto sia difficile per le celebrity americane mantenere una posizione apolitica in un clima culturale sempre più polarizzato. L'attrice spera ora che l'attenzione torni dove dovrebbe essere: sul suo talento e sul suo lavoro, lasciando la politica fuori dalla conversazione.
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