Tangenti per accelerare la consegna delle salme

Un'inchiesta della procura di Palermo svela una rete corruttiva negli obitori: 15 persone accusate di aver lucrato sulle pratiche funebri accelerando procedure.

Immagine di Tangenti per accelerare la consegna delle salme
Autore: Redazione ,

Un sistema corruttivo radicato negli obitori di Palermo emerge dall'inchiesta della procura locale, che ha portato alla richiesta di arresto per quindici persone accusate di aver trasformato le pratiche funebri in un lucroso business illegale. Gli investigatori hanno scoperto una rete di corruzione che coinvolgeva operatori delle camere mortuarie, titolari e dipendenti di agenzie di pompe funebri, tutti impegnati a velocizzare contro compenso le procedure necessarie per il rilascio delle salme e le vestizioni dei defunti.

La vicenda ha origine lontano dalla Sicilia, precisamente a Milano, dove gli inquirenti hanno inizialmente intercettato le comunicazioni di un imprenditore funebre palermitano. Quest'ultimo era stato incaricato da un collega del capoluogo lombardo di gestire le pratiche burocratiche relative al trasferimento a Milano della salma di un uomo deceduto in Sicilia.

Durante una conversazione telefonica captata dalle forze dell'ordine, l'operatore palermitano ha rivelato senza mezzi termini al suo omologo milanese di aver versato cento euro a un addetto della camera mortuaria. La frase pronunciata dall'imprenditore siciliano non lasciava spazio a dubbi sulla normalità di queste prassi illecite: "Qui funziona così", ha dichiarato al telefono, come se si trattasse di una consuetudine consolidata e inevitabile nel settore.

Questa intercettazione, apparentemente casuale, ha innescato un'indagine più approfondita da parte della polizia giudiziaria. Gli investigatori hanno progressivamente ricostruito quello che è stato definito un vero e proprio sistema di corruzione legato alla gestione dei decessi, un meccanismo ben oliato che coinvolgeva diversi attori del settore funerario e sanitario.

Un business illegale sulla pelle dei defunti e delle loro famiglie

Le accuse contestate dalla procura di Palermo sono pesanti: oltre alla corruzione e alla concussione, elemento particolarmente grave, gli inquirenti hanno ipotizzato il reato di associazione a delinquere. Quest'ultimo capo d'imputazione suggerisce che non si trattasse di episodi isolati, bensì di un'organizzazione strutturata e continuativa finalizzata a ottenere vantaggi illeciti.

Il meccanismo scoperto dagli investigatori prevedeva pagamenti in nero per accelerare procedure che normalmente richiederebbero tempi più lunghi. Le famiglie dei defunti, spesso in un momento di particolare vulnerabilità emotiva e psicologica, si trovavano di fatto costrette a sottostare a queste richieste se volevano evitare ulteriori ritardi nella gestione delle salme dei propri cari.

Attualmente la posizione dei quindici indagati è al vaglio del giudice per le indagini preliminari, che dovrà fissare gli interrogatori di garanzia e decidere sull'applicazione di eventuali misure cautelari. L'inchiesta ha sollevato interrogativi sulla possibile estensione di pratiche simili anche in altri contesti territoriali, evidenziando come settori particolarmente delicati come quello funerario possano prestarsi a forme di sfruttamento ai danni dei cittadini nei momenti più difficili della loro esistenza.

Non perderti le nostre ultime notizie!

Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!