Tremonti su Casa nel Bosco: «Famiglia contro l'omologazione»

Tremonti difende la famiglia della "Casa nel bosco" e attacca la burocrazia europea nel caso dei coniugi che hanno cresciuto tre figli in un casolare isolato.

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Autore: Redazione ,
Attualità
3' 29''

Il caso della famiglia della "Casa nel bosco" finisce nell'analisi dell'economista Giulio Tremonti, che trasforma la vicenda dei coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham in un attacco frontale alla burocrazia europea. L'ex ministro delle Finanze dei governi Berlusconi, oggi parlamentare e giurista, prende posizione sulla controversa storia della coppia che ha scelto di crescere i tre figli in un casolare isolato sugli Appennini, lontano dai comfort della modernità, e che si è vista revocare la responsabilità genitoriale con l'affidamento dei bambini ai servizi sociali. La vicenda è ora al centro di un ricorso davanti al Tribunale de L'Aquila, mentre il dibattito pubblico si divide tra chi difende la scelta di vita alternativa della famiglia e chi invece ritiene prioritaria la sicurezza dei minori.

Tremonti non ha dubbi sulla priorità: "Il benessere dei bambini viene prima di tutto", dichiara con fermezza. L'economista riconosce il buon operato del sindaco di Palmoli, che ha cercato soluzioni per tutelare i piccoli senza strapparli traumaticamente dal loro contesto. Ma è sul tema delle normative europee che l'ex ministro costruisce la sua provocazione più forte, trasformando la "Casa nel bosco" in simbolo di una battaglia più ampia contro l'omologazione imposta da Bruxelles.

La chiave di lettura proposta da Tremonti è sorprendentemente culturale: evoca l'Articolo delle lucciole di Pier Paolo Pasolini, pubblicato sul Corriere della Sera il primo luglio 1975. In quel testo celebre, il poeta e intellettuale raccontava lo shock della scomparsa delle lucciole come metafora della degradazione dei valori autentici causata dall'industrializzazione selvaggia e dalla società dei consumi. "È una riflessione che si adatta perfettamente a questa vicenda", sostiene l'economista, collegando la scelta di vita della famiglia inglese a una resistenza contro l'omologazione contemporanea.

"Un conto è regolamentare i criteri per un'abitazione nel centro di Parigi o Londra, un altro è stabilire norme per un casolare nel cuore degli Appennini"

Secondo Tremonti, la famiglia della "Casa nel bosco" si trova stretta tra due estremi: la vita arcaica pre-moderna da un lato e l'eccesso di regolamentazione post-moderna dall'altro. "La fase moderna è stata quella dell'avvento dell'elettrodomestico", spiega con una sintesi efficace, per poi attaccare il "moderno che viene imposto, costi quel che costi". Il riferimento a Pasolini serve a denunciare come i vecchi valori – religione, patria, famiglia – vengano sostituiti da falsi valori basati sull'edonismo e sul consumo di massa, guidati esclusivamente dalla logica del mercato.

Ma il vero bersaglio dell'ex ministro è l'Unione Europea e le sue lobby, accusate di imporre strategie ispirate unicamente dal mercato senza comprendere le differenze territoriali e culturali. Tremonti elenca una serie di regolamenti europei che considera assurdi: dalla direttiva sulla sterilizzazione delle toilette emanata la settimana prima della Brexit, al "regolamento del 20 novembre 2025 relativo all'asciugabiancheria per quanto riguarda le informazioni sulla riparabilità".

L'elenco continua con provvedimenti apparentemente kafkiani: il dazio antidumping sulle importazioni di assi da stiro del 28 novembre, la pubblicazione dei riferimenti sui sistemi di vetrature per balconi e terrazzi senza telai verticali, i sistemi compositi di isolamento termico esterno con intonaco. E ancora, il regolamento sull'uso dell'estratto di quillaia, pianta dalle proprietà detergenti e schiumogene. "Bruxelles legifera su qualsiasi cosa, anche le più inutili, per quanto riguarda le abitazioni", tuona Tremonti.

La tesi dell'economista è chiara: il mercato perfetto non porta alla società perfetta. Anzi, crea paradossi normativi che non tengono conto dei contesti specifici. Stabilire gli stessi standard per un appartamento in una metropoli europea e per un casolare rurale negli Appennini significa non capire – o non voler capire – la realtà dei territori. Il caso della "Casa nel bosco" diventa così un esempio di come le rigidità burocratiche europee possano scontrarsi con scelte di vita alternative, ponendo interrogativi sul confine tra tutela dei minori e rispetto della libertà genitoriale.

Mentre i giudici de L'Aquila si preparano a decidere sul futuro dei tre bambini, il dibattito si allarga ben oltre i confini abruzzesi, toccando temi fondamentali: quanto può spingersi lo Stato nella vita privata delle famiglie? Dove finisce la libertà di scegliere uno stile di vita e dove inizia il dovere di garantire standard minimi ai minori? E soprattutto, come conciliare normative pensate per contesti urbani con realtà rurali profondamente diverse? Domande a cui la sentenza del tribunale aquilano dovrà provare a dare risposte concrete, mentre il caso continua a dividere opinione pubblica ed esperti.

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