Un tuffo nelle strisce dimenticate di Rea Irvin

Françoise Mouly rivisita una striscia a fumetti del primo direttore artistico di The New Yorker.

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Autore: Redazione ,

Il mondo del fumetto umoristico americano degli anni Trenta sta per riscoprire uno dei suoi tesori dimenticati. Rea Irvin, celebre art editor del New Yorker e creatore dell'iconico personaggio di Eustace Tilley – quel dandy con monocolo e naso all'insù che incarna da un secolo lo spirito della rivista – non fu solo un innovatore dell'illustrazione editoriale, ma anche autore di una striscia domenicale che a febbraio tornerà finalmente sotto i riflettori. "The Smythes", fumetto pubblicato sul New York Herald Tribune dal 1930, viene ora recuperato in un volume curato dagli artisti contemporanei R. Kikuo Johnson (collaboratore dello stesso New Yorker) e Dash Shaw, restituendo visibilità a un capitolo poco conosciuto della carriera di Irvin e della storia del fumetto umoristico americano.

La serie seguiva le vicende di John e Margie Smythe, coppia dell'alta borghesia ossessionata dall'apparire sofisticata, in una chiave che ricalcava il fortunatissimo "Bringing Up Father" di George McManus. Quest'ultimo, autentico maestro del fumetto dell'epoca, aveva costruito il proprio successo sulla contrapposizione tra una moglie arrampicatrice sociale e un marito nostalgico delle proprie umili origini. Irvin ne riprese la formula ma con una variazione significativa: nei suoi strip entrambi i coniugi Smythe erano ugualmente dediti alla ricerca dello status symbol perfetto, creando situazioni che non sarebbero dispiaciute allo stesso Eustace Tilley.

Dal punto di vista stilistico, "The Smythes" rappresentava un vertice di eleganza grafica. Le composizioni di Irvin mostravano personaggi che sembravano danzare sulla pagina con grazia geometrica, testimoniando quella stessa raffinatezza visiva che l'artista aveva portato al New Yorker. Il suo tratto pulito e la disposizione architettonica delle vignette riflettevano l'influenza dello stesso McManus, considerato all'epoca un maestro del design narrativo. Le storie, spesso incentrate sull'adorazione malriposta di Margie verso il marito, si concludevano con battute finali gentili che tradivano l'affetto dell'autore per le debolezze dei suoi protagonisti.

Prendere in giro i ricchi pasticcioni durante la Grande Depressione non si rivelò esattamente una formula vincente per conquistare i lettori

Il contesto storico, tuttavia, non giocò a favore della serie. Mentre l'America affrontava la Grande Depressione, le disavventure di una coppia privilegiata preoccupata solo di mantenere le apparenze faticavano a trovare risonanza presso un pubblico sempre più impoverito. Dopo cinque anni di pubblicazione, Irvin tentò una svolta radicale, spostando il focus su personaggi di estrazione sociale più modesta, ma il cambio di rotta non invertì le sorti dello strip. Nel 1936, appena sei anni dopo il debutto, l'autore decise di ritirare definitivamente la serie, che scivolò progressivamente nell'oblio per quasi novant'anni.

La riscoperta operata da Johnson e Shaw assume particolare rilevanza nel panorama contemporaneo degli studi sul fumetto, dove si assiste a un crescente interesse per il recupero filologico delle opere dimenticate del periodo classico della comic strip americana. Il volume, che includerà una selezione di tavole domenicali, permetterà ai lettori di apprezzare il ritratto ironico ma affettuoso che Irvin tracciò della vita matrimoniale nell'alta società, restituendo dignità storica a un'opera che dialoga con i grandi nomi del fumetto umoristico del primo Novecento e anticipa tematiche poi sviluppate nel New Yorker stesso.

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