La Commare secca (1962) di Bernardo Bertolucci prende in prestito un'espressione presente in un sonetto del Belli. L'esordio registico di Bernardo Bertolucci, con soggetto di Pasolini, si svolge tutto attorno alla storia di una prostituta uccisa. La commare secca è un susseguirsi di testimonianze e alibi dei sospettati narrati attraverso una lunga serie di flashback mostra luoghi e vicende di una Roma del sottoproletariato urbano di quegli anni. L'aver voluto focalizzare le situazioni più malfamate e il tocco di realismo pasoliniano che danno certi luoghi della Capitale ha spinto il regista a ricercare location molto particolari e piuttosto interessanti, che hanno riportato alla luce angoli della città praticamente dimenticati dai più. Luciano Maialetti (Francesco Ruiu) racconta ai poliziotti la sua versione dei fatti: aveva un appuntamento con due "preti" (in realtà sono due ladruncoli) che gli avrebbero fatto avere una raccomandazione per trovare lavoro (altro che lavoro, devono compiere dei furti!). In questo frangente Maialetti viene inquadrato mentre è su un carretto che lo porta all'appuntamento: lo si vede passare sotto al ponticello ferroviario di Vicolo del Mandrione, una zona molto degradata, all'epoca delle riprese, dove zingari e prostitute vivevano in baracche e case abusive sotto all'acquedotto Felice, costruite in origine dagli sfollati dei bombardamenti di San Lorenzo.