13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è una storia vera? La vicenda reale

Il film racconta gli attacchi di Bengasi del settembre 2012, costati la vita a quattro americani.

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Autore: Redazione ,

Sì, 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è una storia vera: l’11 e il 12 settembre 2012, gli attacchi a due strutture statunitensi di Bengasi provocano quattro morti americani. La missione diplomatica temporanea viene assaltata e incendiata; la vicina base CIA, chiamata Annex, accoglie i superstiti e subisce altri attacchi. I contractor della sicurezza intervengono per soccorrere il personale diplomatico e partecipano alla difesa della base.

Le vittime sono l’ambasciatore Christopher Stevens, il funzionario Sean Smith e i contractor Tyrone Woods e Glen Doherty. Stevens e Smith muoiono per inalazione di fumo nella missione. Woods e Doherty vengono uccisi dai mortai sul tetto dell’Annex, quando i rinforzi da Tripoli hanno appena raggiunto il complesso.

Il film segue soprattutto sei contractor civili con precedenti esperienze militari. La vicenda reale coinvolge anche agenti diplomatici, altro personale americano e forze libiche: dal primo allarme alle ricerche dell’ambasciatore, fino all’evacuazione dei feriti, dei superstiti e delle quattro salme.

L’assalto e l’incendio della missione

L’11 settembre 2012, intorno alle 21:42 locali, uomini armati penetrano nella missione diplomatica temporanea statunitense di Bengasi. L’assalto non è preceduto da una manifestazione davanti al complesso. La sicurezza della missione presenta gravi carenze di personale, strutture e gestione. Gli agenti danno l’allarme e chiedono aiuto all’Annex CIA, un complesso distinto che si trova a circa due chilometri.

Gli aggressori incendiano Villa C. Christopher Stevens, ambasciatore statunitense in Libia in visita a Bengasi, e Sean Patrick Smith, responsabile delle comunicazioni e della gestione informatica, si rifugiano in un’area protetta insieme all’agente Scott Wickland.

Il fumo li sopraffà. Wickland riesce a uscire e tenta ripetutamente di ritrovare Stevens e Smith. Sopravvive all’esposizione al fumo e ai tentativi di soccorso; entrambi gli uomini che protegge muoiono nella missione incendiata.

Il soccorso e le ricerche di Stevens

Il gruppo di soccorso lascia l’Annex in due veicoli circa 21–23 minuti dopo l’allarme. Durante quell’intervallo, i responsabili cercano assistenza armata locale. Intorno alle 22:40, il gruppo entra nella missione, assiste gli agenti diplomatici e partecipa alle ricerche dell’ambasciatore. Anche l’agente David Ubben prende parte alle ricerche.

I contractor della squadra sono civili con esperienze militari precedenti. Tyrone «Rone» Woods, ex Navy SEAL, è il vicecaposquadra della sicurezza dell’Annex. Tra gli operatori ci sono gli ex Marine Mark «Oz» Geist e John «Tig» Tiegen e l’ex Army Ranger Kris «Tanto» Paronto.

Entro circa le 23:30, gli americani abbandonano la missione e ripiegano sulla base CIA. Portano con loro il corpo di Sean Smith; Stevens rimane disperso. Intorno all’una del 12 settembre, alcuni libici lo ritrovano nella missione incendiata e lo trasportano in ospedale. I tentativi di rianimarlo non riescono.

La difesa dell’Annex e l’attacco con mortai

Tra la tarda sera dell’11 settembre e circa l’una e un quarto del 12 settembre, l’Annex subisce attacchi con armi leggere e lanciarazzi. I difensori li respingono; seguono ore di relativa tregua. Alla difesa partecipano contractor, agenti diplomatici e altri americani. La sorveglianza aerea viene assicurata da droni disarmati. Nessun velivolo americano effettua attacchi in loro difesa.

Un gruppo di rinforzo proveniente da Tripoli atterra a Bengasi tra l’una e un quarto e l’una e mezza. Comprende Glen «Bub» Doherty, contractor CIA ed ex Navy SEAL, e due militari statunitensi. Il gruppo rimane all’aeroporto per organizzare trasporto e scorta, poi raggiunge l’Annex intorno alle cinque.

Doherty raggiunge Woods sul tetto. Intorno alle 05:15, un attacco con mortai uccide entrambi. Mark Geist e David Ubben sopravvivono con gravi ferite. Geist viene colpito soprattutto al braccio sinistro.

L’evacuazione dei superstiti

Nella mattina del 12 settembre, una forza libica accompagna gli americani dall’Annex all’aeroporto. L’assistenza libica rende possibile l’evacuazione. Due voli li portano a Tripoli: il primo parte intorno alle 07:30, il secondo intorno alle 10:00, con il personale restante e le quattro salme.

Tra i contractor sopravvissuti ed evacuati ci sono Kris Paronto, John Tiegen e gli operatori presentati nel racconto con nomi protetti: «Jack Silva» e «Dave D.B. Benton», chiamato «Boon» nel film. Anche Mark Geist sopravvive alle gravi ferite riportate durante l’attacco.

Tra l’assalto iniziale e l’ultimo volo trascorrono circa dodici ore. Gli attacchi avvengono in fasi separate da pause; il successivo trasferimento in Germania prolunga l’emergenza. L’esito immediato comprende quattro americani morti, feriti, l’evacuazione dei superstiti e l’abbandono delle strutture statunitensi a Bengasi.

Quanto è fedele il film alla realtà

La sequenza centrale del film è documentata: assalto alla missione, incendio, ripiegamento sull’Annex e attacco finale con mortai. Sono reali anche le quattro vittime e le gravi ferite di Geist.

La scena in cui il capo CIA «Bob» ordina esplicitamente stand down presenta come certa una ricostruzione contestata. L’intervallo prima della partenza è accertato; le testimonianze divergono sulle parole pronunciate e sull’autorizzazione. Non è accertato che partire prima avrebbe salvato Stevens e Smith.

Il film concentra il comando su Woods, che nella realtà è vicecaposquadra, e la difesa sui sei contractor, mentre partecipano anche altri americani e forze libiche. Silva e Benton rappresentano operatori reali con nomi protetti. Gli F-16 di Aviano, presentati nel dialogo come sempre pronti, sono configurati per addestramento: nessuno è in allerta da combattimento e l’impiego richiede preparazione, armamento e rifornimento.

Domande frequenti

13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi è una storia vera?

Sì, è una storia vera. Il film si basa sugli attacchi dell’11 e 12 settembre 2012 alla missione diplomatica temporanea statunitense e alla vicina base CIA di Bengasi, con alcune semplificazioni e ricostruzioni contestate.

Che cosa è successo davvero a Bengasi?

Uomini armati assaltano e incendiano la missione diplomatica statunitense. I contractor CIA intervengono per soccorrere il personale e partecipano alle ricerche dell’ambasciatore Stevens. Gli americani ripiegano sull’Annex, che subisce attacchi con armi leggere, lanciarazzi e infine mortai.

Come è andata a finire?

Muoiono Christopher Stevens, Sean Smith, Tyrone Woods e Glen Doherty. I superstiti vengono accompagnati all’aeroporto con assistenza libica ed evacuati verso Tripoli su due voli. Il secondo trasporta anche le quattro salme. Le strutture statunitensi a Bengasi vengono abbandonate.

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