American Sniper è una storia vera? La vita di Chris Kyle oltre il film

Chris Kyle, le quattro missioni in Iraq e la morte in Texas: la storia reale e le differenze con il film.

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Autore: Redazione ,

Sì, American Sniper è una storia vera: Chris Kyle sopravvive a quattro missioni in Iraq e viene ucciso in Texas il 2 febbraio 2013, durante un incontro organizzato per aiutare un altro veterano. Con lui muore l’amico Chad Littlefield. Kyle ha 38 anni e ha lasciato la Marina da quasi quattro.

La sua vicenda comprende dieci anni di servizio, il matrimonio con Taya Studebaker, due figli e un ritorno alla vita civile segnato dalle difficoltà di reinserimento. Le missioni si susseguono tra il 2003 e il 2008: Nasiriya, Falluja, Ramadi e l’area di Baghdad appartengono alla sua esperienza militare. Anche i compagni Marc Lee e Ryan Job, con le loro ferite e le loro morti, hanno una storia reale.

Il film riprende questa biografia e modifica diversi episodi. Il duello con Mustafa è inventato; la morte di Job viene anticipata. La storia di Kyle prosegue invece dopo l’Iraq, attraverso il lavoro nell’addestramento, il sostegno ai veterani e la pubblicazione del memoir American Sniper.

Chris Kyle, la Marina e la famiglia

Christopher Scott Kyle nasce l’8 aprile 1974 a Odessa, in Texas. Nel febbraio 1999, a 24 anni, comincia l’addestramento di base nella Marina statunitense. Nel 2001 completa il percorso di formazione SEAL e viene assegnato al SEAL Team 3, il reparto nel quale presta servizio come cecchino.

Tra il 2001 e il 2002 conosce Taya Studebaker in un bar di San Diego. Si sposano il 16 marzo 2002 e avranno due figli. Il matrimonio accompagna gli anni delle missioni e attraversa tensioni documentate. Le difficoltà nel rapporto con Taya e quelle del successivo reinserimento nella vita civile fanno parte della vicenda reale raccontata dal film.

Le quattro missioni in Iraq

La prima missione comincia nel 2003, durante l’invasione dell’Iraq, e porta Kyle anche nell’area di Nasiriya. Nel 2004 combatte a Falluja. La terza missione, nel 2006, comprende i combattimenti di Ramadi e due eventi che coinvolgono i suoi compagni: il 2 agosto Ryan Job viene ferito e perde la vista; quello stesso giorno Marc Alan Lee muore durante uno scontro mentre protegge la squadra.

Kyle torna in Iraq per la quarta e ultima missione nel 2008, nell’area di Baghdad, comprendente Sadr City. Il 2009 è invece l’anno del congedo. Alla sua attività viene associato pubblicamente il conteggio di 160 uccisioni confermate. Quella cifra richiede precisione: i totali delle uccisioni non costituiscono una graduatoria militare ufficiale verificabile integralmente attraverso documenti pubblici.

Il ritorno in Texas e il memoir

Nel 2009 Kyle lascia la Marina con congedo onorevole e torna alla vita familiare in Texas. Lavora nell’addestramento attraverso Craft International e si impegna nel sostegno ad altri veterani. Il ritorno alla vita civile comprende difficoltà di reinserimento e tensioni matrimoniali, presenti anche nel racconto cinematografico.

Ryan Job sopravvive al ferimento di Ramadi, lascia il servizio e si sposa. Muore il 24 settembre 2009, durante il recupero da un intervento ricostruttivo per le ferite riportate in Iraq: dopo l’ultima missione di Kyle.

Nel gennaio 2012 esce American Sniper, scritto da Kyle con Scott McEwen e Jim DeFelice. È una testimonianza autobiografica: la presenza di un episodio nel libro non equivale alla sua conferma indipendente.

L’omicidio e la condanna di Routh

Il 2 febbraio 2013 Kyle e Chad Littlefield accompagnano l’ex Marine Eddie Ray Routh al poligono di Rough Creek Lodge, vicino a Glen Rose, in Texas. Vogliono trascorrere del tempo con lui e aiutarlo. Durante quell’uscita Routh li uccide entrambi con armi da fuoco. Taya rimane vedova con i loro due figli.

Il 24 febbraio 2015 Routh viene riconosciuto colpevole del duplice omicidio e condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Il 31 marzo 2017 la corte d’appello conferma la condanna e il rigetto della difesa fondata sull’infermità mentale. Il film termina prima di questi sviluppi giudiziari: mostra Kyle partire per aiutare un veterano e comunica successivamente la sua morte, senza rappresentare l’omicidio.

Quanto è fedele il film alla realtà

La biografia di Kyle è reale; diversi episodi bellici sono modificati o inventati. La sequenza iniziale mostra l’uccisione di un bambino con una granata e di sua madre. L’episodio autobiografico riguarda invece una donna con una granata; il bambino presente nel racconto non viene ucciso da Kyle.

Il duello personale con Mustafa è inventato e la sua identità e il curriculum olimpico restano non verificati. Il tiro da circa 2.100 iarde descritto nel memoir colpisce un combattente con un lanciarazzi. Anche il «Macellaio» e la tortura con il trapano sono costruzioni narrative.

Il film anticipa inoltre la morte di Ryan Job, avvenuta nel settembre 2009, collocandola durante la quarta missione. Le comunicazioni con Taya hanno un fondamento autobiografico, mentre la telefonata conclusiva dal combattimento è inventata.

Domande frequenti

American Sniper è una storia vera?

Sì, American Sniper è una storia vera. Il film si ispira alla vita del Navy SEAL Chris Kyle, alle sue quattro missioni in Iraq e al ritorno alla vita familiare. Diversi episodi di combattimento sono modificati o inventati.

Che cosa è successo davvero a Chris Kyle?

Chris Kyle presta servizio nella Marina statunitense dal 1999 al 2009 e compie quattro missioni in Iraq, nel 2003, 2004, 2006 e 2008. Dopo il congedo torna in Texas, lavora nell’addestramento e sostiene altri veterani. Nel 2012 pubblica il memoir American Sniper.

Come è andata a finire la storia di Chris Kyle?

Il 2 febbraio 2013 Eddie Ray Routh uccide Chris Kyle e Chad Littlefield durante un’uscita al poligono organizzata per aiutarlo. Nel 2015 Routh viene condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. La condanna viene confermata in appello nel 2017.

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