Sì, Arthur the King - Insieme a ogni costo è una storia vera: nel novembre 2014, in Ecuador, il cane Arthur segue una squadra impegnata nel mondiale di adventure racing e finisce per entrare nella famiglia del suo capitano, lo svedese Mikael Lindnord.
L’incontro avviene durante una sosta della competizione Huairasinchi Explorer. Lindnord offre delle polpette al cane; quando gli atleti ripartono a piedi, Arthur li segue. Da quel momento affronta con loro le ultime parti della gara, tra fango, vegetazione fitta e corsi d’acqua. Quando la squadra sale sui kayak, entra in acqua per raggiungerla e Lindnord lo issa a bordo.
Il traguardo a Mompiche arriva insieme al dodicesimo posto del Team Peak Performance. Per Arthur comincia poi un percorso fatto di visite veterinarie, trasferimento in Svezia e quattro mesi di quarantena. La casa dei Lindnord lo accoglie soltanto nel marzo 2015. Il suo passato resta controverso: un uomo in Ecuador ne rivendica la proprietà.
L’incontro durante il mondiale in Ecuador
Il 9 novembre 2014 comincia in Ecuador il mondiale di adventure racing Huairasinchi Explorer. Il percorso misura circa 700 chilometri e comprende trekking, mountain bike e kayak, dalle Ande alla costa del Pacifico. Mikael Lindnord è il capitano del Team Peak Performance, composto anche dagli svedesi Staffan Björklund e Simon Niemi e dall’atleta statunitense Karen Lundgren.
Durante una sosta a un punto di transizione, Lindnord offre delle polpette a un cane, poi chiamato Arthur. La squadra riparte a piedi e il cane si mette al suo seguito. Arthur si unisce agli atleti quando la competizione è già in corso: percorre con loro le ultime tappe. I circa 700 chilometri appartengono al percorso complessivo del mondiale; la distanza esatta coperta dal cane resta incerta.
Il fango e il recupero sul kayak
Arthur accompagna i quattro atleti attraverso terreno fangoso e vegetazione fitta. Riceve aiuto nei passaggi nel fango e continua a seguire la squadra fino alla sezione in kayak. Qui, inizialmente, rimane a terra mentre gli atleti partono sull’acqua.
Poi entra in acqua e nuota verso di loro. Lindnord lo issa sul kayak e Arthur prosegue con la squadra. Il cibo offerto durante la sosta, il cammino condiviso e il recupero a bordo appartengono alla vicenda reale da cui deriva il film.
A metà novembre il Team Peak Performance raggiunge il traguardo a Mompiche insieme ad Arthur e conclude il mondiale al dodicesimo posto. Il cane presenta ferite, compresa una sul dorso. Le loro cause e un’eventuale storia di maltrattamenti restano incerte.
Il trasferimento e la proprietà contestata
Dopo la gara, Lindnord organizza il trasferimento di Arthur in Svezia. Il cane affronta visite veterinarie, riceve le vaccinazioni e il microchip. Ottenute le autorizzazioni necessarie, parte dall’Ecuador il 19 novembre 2014 e arriva in Svezia il giorno successivo. L’ingresso nel Paese apre il periodo di quarantena che precede il suo arrivo in famiglia.
Tra la fine di novembre e dicembre emerge una controversia sul suo passato. L’ecuadoriano Vicente Quiñónez rivendica la proprietà del cane e lo identifica con il nome di Barbuncho. Lindnord contesta la rivendicazione. La condizione di Arthur come cane certamente privo di proprietario resta quindi controversa: alla sua storia si accompagna anche questa disputa, che riguarda la vita precedente all’incontro con gli atleti.
La casa in Svezia e gli anni con i Lindnord
Il 20 marzo 2015 Arthur termina 120 giorni di quarantena. Seguono ulteriori cure, tra cui un intervento veterinario ai denti. Il 22 marzo raggiunge finalmente la casa dei Lindnord a Örnsköldsvik, in Svezia. Helena, moglie di Mikael, sostiene il suo arrivo e lo accoglie nella famiglia.
Nel 2016 esce Arthur: The Dog Who Crossed the Jungle to Find a Home, scritto da Mikael Lindnord con Val Hudson. Il libro racconta la vicenda e viene successivamente adattato per il cinema.
Arthur vive con i Lindnord per circa sei anni. Muore l’8 dicembre 2020 per un tumore maligno, anni dopo la gara in Ecuador e prima dell’uscita del film. Tra il traguardo di Mompiche e quella data ci sono il trasferimento, le cure e la vita condivisa in Svezia.
Quanto è fedele il film alla realtà
Il film conserva due episodi centrali: le polpette offerte al cane e il recupero sul kayak. Cambia invece luogo, anno e identità dei protagonisti. La gara cinematografica si svolge nella Repubblica Dominicana nel 2018; l’incontro reale avviene in Ecuador nel 2014. Lo statunitense Michael Light rielabora lo svedese Mikael Lindnord. Leo, Chik e Olivia rielaborano i compagni reali Staffan Björklund, Simon Niemi e Karen Lundgren.
La squadra arriva dodicesima nella realtà, seconda nel film. Il recupero di Arthur è autentico; la vittoria persa in quelle circostanze è una rielaborazione. Durante un errore di navigazione gli atleti si avvicinano davvero a un precipizio, mentre l’avvertimento salvifico del cane è inventato. Il finale comprime trasferimento e cure e sposta la nuova casa negli Stati Uniti. Arthur raggiunge invece i Lindnord in Svezia dopo 120 giorni di quarantena. Anche la rappresentazione del cane senza proprietario semplifica un passato controverso.
Domande frequenti
Arthur the King - Insieme a ogni costo è una storia vera?
Sì, è una storia vera. Il film deriva dall’incontro tra Mikael Lindnord e Arthur durante il mondiale di adventure racing Huairasinchi Explorer, in Ecuador nel novembre 2014. Il racconto cinematografico cambia diversi elementi della vicenda.
Che cosa è successo davvero ad Arthur durante la gara?
Lindnord offre delle polpette ad Arthur durante una sosta e il cane segue il Team Peak Performance nelle ultime tappe. Attraversa con gli atleti fango e corsi d’acqua, poi nuota verso i loro kayak e viene issato a bordo. La squadra conclude il mondiale al dodicesimo posto insieme a lui.
Come è andata a finire la storia di Arthur?
Arthur viene trasferito in Svezia nel novembre 2014. Dopo 120 giorni di quarantena e ulteriori cure veterinarie, il 22 marzo 2015 raggiunge la famiglia Lindnord a Örnsköldsvik. Vive con loro per circa sei anni e muore l’8 dicembre 2020 per un tumore maligno.
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