Douglas Kelley e Hermann Göring: la vera storia dietro Norimberga (2025)

Nel 1945 lo psichiatra Douglas Kelley valutò Göring e altri ventuno dirigenti nazisti prima del processo.

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Autore: Redazione ,

Sì, Norimberga (2025) racconta una storia vera. Nel 1945 il maggiore Douglas M. Kelley, psichiatra dell’esercito statunitense, ricevette l’incarico di valutare i principali dirigenti nazisti detenuti prima a Mondorf-les-Bains e poi nella prigione annessa al Palazzo di Giustizia di Norimberga.

Kelley doveva stabilire se comprendessero il procedimento, fossero capaci di partecipare al processo e presentassero un rischio di suicidio. Esaminò ventidue prigionieri attraverso colloqui, osservazione clinica, test d’intelligenza e test di Rorschach, lavorando con lo psicologo Gustave Gilbert e con interpreti come Howard Triest. La sua attenzione si concentrò soprattutto su Hermann Göring, il più alto dirigente nazista sopravvissuto tra gli imputati. Il rapporto tra medico e detenuto divenne insolitamente personale. Da quell’esperienza emerse una conclusione precisa e inquietante: Kelley non individuò una patologia comune capace di spiegare il nazismo. Gli uomini esaminati restavano responsabili delle proprie scelte.

Dalla resa di Göring al tribunale

Il 2 maggio 1945 il presidente Harry S. Truman nominò il giudice Robert H. Jackson rappresentante e capo dell’accusa statunitense contro i principali criminali di guerra dell’Asse europeo. Cinque giorni dopo Hermann Göring si consegnò alle forze della 7ª Armata statunitense in Austria.

Tra il 26 giugno e l’8 agosto, Stati Uniti, Regno Unito, Unione Sovietica e Francia negoziarono a Londra le regole del futuro processo. L’Accordo di Londra e lo Statuto allegato istituirono il Tribunale militare internazionale, definendone composizione, giurisdizione e capi d’accusa. L’impresa giudiziaria apparteneva congiuntamente alle quattro potenze: Jackson guidava la componente statunitense, senza comandare le altre procure. All’inizio di agosto Kelley raggiunse Camp Ashcan, il centro di detenzione e interrogatorio di Mondorf-les-Bains. A metà mese Göring e gli altri detenuti destinati al processo furono trasferiti a Norimberga.

Ventidue uomini sotto esame

Il compito di Kelley era clinico e custodiale. Doveva valutare capacità mentale, personalità e rischio di suicidio dei detenuti. Esaminò ventidue dirigenti nazisti mediante colloqui, osservazioni, prove d’intelligenza, test di Rorschach e altri strumenti psicologici disponibili all’epoca. Il 20 ottobre 1945 arrivò anche Gustave Gilbert, assegnato come psicologo della prigione.

Cinque giorni dopo Robert Ley, capo del Fronte tedesco del lavoro, si impiccò nella propria cella usando una striscia ricavata da un asciugamano. Rudolf Hess, che dichiarava di soffrire di amnesia e mostrava un comportamento paranoide, fu sottoposto a valutazioni ripetute e giudicato processabile. Kelley e Gilbert collaborarono nei test, pur sviluppando interpretazioni differenti: Kelley considerava gli imputati individui psichiatricamente poco eccezionali e responsabili; Gilbert attribuì a diversi detenuti personalità psicopatiche o disturbi gravi.

Il rapporto con Hermann Göring

Göring era l’ex Reichsmarschall, il comandante della Luftwaffe e il massimo dirigente nazista sopravvissuto tra gli imputati. Quando entrò in custodia possedeva grandi quantità di paracodeina e ne assumeva dosi elevate. Durante la detenzione il consumo venne progressivamente ridotto fino alla sospensione.

Kelley lo descrisse come intelligente, aggressivo, egocentrico e fortemente narcisista. Non diagnosticò una grave malattia mentale capace di cancellarne la responsabilità. Tra i due nacque un rapporto più personale del normale, alimentato dai colloqui, dalla curiosità reciproca e dall’interesse di Kelley per l’illusionismo. Lo psichiatra trasmise anche lettere tra Göring, la moglie Emmy e la figlia Edda, violando le regole della prigione. Göring commentava inoltre il comportamento di Hess e degli altri detenuti. Kelley concluse che il nazismo non derivava da una specifica patologia: vedeva soprattutto opportunisti pronti a usare razzismo e violenza per conquistare potere.

Il processo, la condanna e il cianuro

Il processo si aprì il 20 novembre 1945 con ventuno imputati fisicamente presenti. Il giorno seguente Jackson pronunciò la dichiarazione iniziale dell’accusa statunitense. Il 29 novembre furono proiettati i filmati girati durante la liberazione dei campi di concentramento. L’accusa utilizzò soprattutto documenti tedeschi sequestrati, insieme a testimonianze e filmati.

Kelley lasciò Norimberga il 7 febbraio 1946. Quando Göring testimoniò e affrontò i controinterrogatori tra il 18 e il 21 marzo, lo psichiatra era già negli Stati Uniti. Jackson faticò a contenere le risposte propagandistiche dell’imputato; David Maxwell Fyfe lo incalzò sui prigionieri di guerra, sulla guerra d’aggressione, sulla fedeltà a Hitler e sulla persecuzione degli ebrei. Göring fu dichiarato colpevole di tutti e quattro i capi d’accusa e condannato all’impiccagione. Il 15 ottobre ingerì cianuro nella propria cella. Il modo in cui ottenne o conservò la capsula non è stato accertato.

Quanto è fedele il film alla realtà

Quanto è fedele il film? L’incarico di Kelley, i test psicologici, il rapporto con Göring, i contatti con Emmy ed Edda e l’attività di Howard Triest corrispondono ai fatti documentati. Il film accentua il duello personale tra Kelley e Göring e riduce il ruolo di Gilbert, degli interpreti e degli altri specialisti.

La cronologia processuale subisce cambiamenti decisivi. Kelley lasciò Norimberga il 7 febbraio 1946 e quindi non assistette alla testimonianza di Göring, non preparò la strategia di Maxwell Fyfe e non fornì l’intuizione risolutiva all’accusa. Gilbert arrivò prima del suicidio di Ley. Lo scontro fisico tra i due psicologi, la giornalista Lila, il licenziamento di Kelley e il ricatto di Jackson a Pio XII sono invenzioni. Anche il gesto illusionistico legato alla capsula di cianuro è una costruzione narrativa.

Domande frequenti

Norimberga è una storia vera?

Sì. Il film prende spunto dall’incarico realmente affidato nel 1945 allo psichiatra militare Douglas M. Kelley, chiamato a valutare capacità mentale, personalità e rischio di suicidio di ventidue dirigenti nazisti detenuti. Anche il suo rapporto insolitamente stretto con Hermann Göring è documentato.

Cosa è successo davvero?

Kelley esaminò i detenuti con colloqui, osservazione clinica, test d’intelligenza e test di Rorschach, collaborando con Gustave Gilbert e con interpreti come Howard Triest. Concluse che non esisteva una patologia specifica comune ai dirigenti nazisti: li considerò individui responsabili, spesso opportunisti e disposti a utilizzare razzismo e violenza per ottenere potere.

Come è finita e che fine hanno fatto Kelley e Göring?

Göring fu riconosciuto colpevole di tutti e quattro i capi d’accusa e condannato all’impiccagione. Si uccise con il cianuro il 15 ottobre 1946, poche ore prima dell’esecuzione. Kelley pubblicò 22 Cells in Nuremberg nel gennaio 1947. Morì il 1º gennaio 1958, a quarantacinque anni, dopo avere ingerito cianuro nella propria casa davanti alla famiglia. Non è documentato che il veleno provenisse da Göring o da Norimberga.

Immagine e dati sul film forniti da TMDB. Questo contenuto utilizza le API di TMDB, che non lo approva né lo certifica.

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