Il fuggitivo è una storia vera? Il caso Sheppard dietro la finzione

Il caso Sheppard ha un nucleo simile al film, mentre fuga, caccia all’uomo e complotto sono finzione.

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Autore: Redazione ,

Sì, in parte: alla base c’è la vicenda reale di Sam Sheppard, mentre la fuga, la caccia all’uomo e il complotto farmaceutico sono rielaborazioni di finzione.

Il fuggitivo del 1993 adatta formalmente la serie televisiva The Fugitive del 1963. Il rapporto creativo tra quella serie e il caso Sheppard resta contestato: il creatore Roy Huggins negò di esservisi ispirato, mentre altri partecipanti al suo sviluppo sostennero il contrario. Le somiglianze riguardano comunque il nucleo della vicenda. Sam Sheppard era un medico accusato di avere ucciso la moglie Marilyn nella loro casa, proclamò sempre la propria innocenza e descrisse un intruso. Condannato all’ergastolo nel 1954, trascorse quasi dieci anni in carcere prima che una lunga battaglia giudiziaria portasse all’annullamento della sentenza. Nel 1966 affrontò un nuovo processo e fu assolto. La sua storia, però, non comprende evasioni, inseguimenti federali, uomini con un braccio solo o assassini smascherati dal protagonista.

La notte dell’omicidio

La notte tra il 3 e il 4 luglio 1954, Sam e Marilyn Sheppard ricevettero alcuni vicini nella loro casa di Bay Village, un sobborgo di Cleveland, in Ohio. Sam si addormentò su un lettino al piano inferiore. Marilyn, trentunenne e incinta di quattro mesi, venne percossa mortalmente nella camera da letto con uno strumento che non fu mai identificato.

Sam dichiarò di avere udito la moglie, di essere salito nella stanza e di avere affrontato una figura dai capelli folti. Disse di avere perso conoscenza e di avere poi inseguito l’intruso fino alla riva del lago, dove sarebbe stato tramortito una seconda volta. Il figlio della coppia, Samuel Reese “Chip” Sheppard, aveva sette anni, dormiva nella propria stanza e fu trovato illeso. Non ricordava elementi utili per ricostruire quanto accaduto.

L’accusa e la pressione mediatica

La vicenda attirò subito un’enorme attenzione. Tra il 22 e il 24 luglio 1954 si svolse un’inchiesta pubblica davanti a una grande folla e ai mezzi d’informazione. Sheppard venne indicato come autore dell’omicidio. Durante l’inchiesta negò una relazione extraconiugale con Susan Hayes, ex tecnica di laboratorio del Bay View Hospital, che venne successivamente confermata.

Dopo settimane di copertura giornalistica e di editoriali che chiedevano il suo arresto, Sheppard fu fermato il 30 luglio con l’accusa di omicidio di primo grado. Il processo iniziò il 18 ottobre e durò nove settimane. La giuria non venne isolata durante il dibattimento e operò in un ambiente dominato dalla pubblicità sul caso. L’accusa presentò la relazione con Hayes come possibile movente. Il 21 dicembre la giuria lo riconobbe colpevole di omicidio di secondo grado. Sheppard ricevette l’ergastolo e continuò a dichiararsi innocente.

L’annullamento della condanna

Sheppard rimase detenuto per quasi dieci anni mentre i suoi avvocati proseguivano le impugnazioni. Nel luglio 1964 un tribunale federale accolse la richiesta di habeas corpus, giudicò costituzionalmente iniquo il processo del 1954 e ordinò la sua liberazione, lasciando allo Stato la possibilità di processarlo nuovamente. Quella decisione venne in seguito rovesciata in appello.

La svolta arrivò il 6 giugno 1966. Con una decisione di otto giudici contro uno, la Corte Suprema degli Stati Uniti stabilì in Sheppard v. Maxwell che la pubblicità massiccia e pregiudizievole, insieme all’insufficiente controllo esercitato dal tribunale, aveva negato all’imputato un processo equo. La Corte annullò la condanna e autorizzò un nuovo procedimento. Non stabilì che Sheppard fosse innocente e non indicò un responsabile alternativo per l’omicidio di Marilyn.

Il secondo processo e il caso irrisolto

Il secondo processo si svolse dal 24 ottobre al 16 novembre 1966, con maggiori limiti alla presenza della stampa. La difesa era guidata da F. Lee Bailey, che aveva contribuito al riesame costituzionale della prima condanna. Al termine del dibattimento, la giuria dichiarò Sheppard non colpevole.

L’assoluzione chiuse il procedimento contro di lui, senza accertare chi avesse ucciso Marilyn. Nessun’altra persona venne condannata per il delitto. Richard Eberling, lavavetri della famiglia, fu indicato molti anni dopo come possibile sospettato dalla famiglia Sheppard e dai suoi investigatori, ma non venne mai incriminato per quell’omicidio. Sheppard morì il 6 aprile 1970, a quarantasei anni, per insufficienza epatica. Nel 2000 una giuria civile decise a favore dello Stato dell’Ohio e non riconobbe la detenzione ingiusta richiesta dalla famiglia.

Quanto è fedele il film alla realtà

Il fuggitivo conserva alcuni elementi riconoscibili del caso Sheppard: un medico affermato viene accusato di avere ucciso la moglie nella loro abitazione, proclama la propria innocenza e riferisce la presenza di un intruso. Quasi tutto lo sviluppo cinematografico è però inventato. Sheppard era già in casa la notte dell’omicidio, descrisse una figura dai capelli folti e venne condannato all’ergastolo. Non evase, non fu braccato dagli U.S. Marshals e non indagò clandestinamente su un uomo con un braccio artificiale.

Anche Frederick Sykes, Charles Nichols e la cospirazione legata al Provasic appartengono alla finzione. Nella realtà la condanna fu annullata per la violazione del diritto a un processo equo. Sheppard venne assolto nel secondo processo del 1966, senza smascherare un mandante o un esecutore. Il responsabile della morte di Marilyn non è stato giudiziariamente accertato.

Domande frequenti

Il fuggitivo è una storia vera?

Sì, in parte. Il film deriva formalmente dalla serie televisiva del 1963, il cui legame creativo con il caso Sheppard resta contestato. La storia reale condivide il medico accusato dell’omicidio della moglie, la proclamata innocenza, la descrizione di un intruso e l’annullamento della condanna. La fuga e l’intera indagine di Richard Kimble sono finzione.

Cosa è successo davvero nel caso Sheppard?

Marilyn Sheppard fu uccisa nella propria camera da letto il 4 luglio 1954. Il marito Sam dichiarò di avere affrontato una figura dai capelli folti. Arrestato dopo settimane di forte pressione mediatica, venne condannato per omicidio di secondo grado all’ergastolo. La relazione extraconiugale con Susan Hayes fu utilizzata dall’accusa come possibile movente.

Come è andata a finire la vicenda di Sam Sheppard?

Nel 1966 la Corte Suprema annullò la condanna perché il processo del 1954 non aveva garantito a Sheppard un giudizio equo. Un secondo processo si concluse nello stesso anno con un verdetto di non colpevolezza. Sheppard morì nel 1970. L’assoluzione non identificò l’autore dell’omicidio di Marilyn e nessun’altra persona venne condannata per il delitto.

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