La fiera delle illusioni - Nightmare Alley è una storia vera? Il contesto reale

Non è una storia vera: personaggi e delitti sono inventati, mentre carnival e tecniche hanno basi storiche.

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Autore: Redazione ,

No, La fiera delle illusioni - Nightmare Alley non è tratto da una storia vera. Il suo fondamento reale riguarda il mondo dei carnival statunitensi, le tecniche del mentalismo e le frodi dei falsi medium. Stanton Carlisle, Lilith Ritter, Molly Cahill, Zeena, Pete, Clem Hoatley ed Ezra Grindle sono personaggi inventati; anche omicidi, truffe e relazioni appartengono alla finzione. Guillermo del Toro e Kim Morgan hanno adattato il romanzo Nightmare Alley, pubblicato da William Lindsay Gresham nel 1946. L’ispirazione documentata risale al servizio dello scrittore nelle Brigate Internazionali durante la guerra civile spagnola, quando Joseph Daniel “Doc” o “Spike” Halliday, ex lavoratore di carnival, gli raccontò le fiere itineranti e i geek show. Gresham intrecciò quei racconti con illusionismo, imbonitori, psicoanalisi, alcolismo, spiritualismo e tarocchi. Il film trasforma questo materiale storico e culturale nell’ascesa e nella rovina immaginaria di Stan, collocata fra il 1939 e il 1941.

L’origine del romanzo

Fra il 1937 e il 1938 Gresham prestò servizio come volontario nelle Brigate Internazionali durante la guerra civile spagnola. In quel periodo conobbe Joseph Daniel Halliday, ex lavoratore di carnival, che gli descrisse il settore e le degradanti esibizioni dei geek. Quei racconti fornirono l’impulso documentato a Nightmare Alley, pubblicato nel 1946. Lo scrittore vi inserì anche i propri interessi per illusionismo, imbonitori, spiritualismo, tarocchi e alcolismo. La psicoanalisi entrò nella psicologia del libro dopo anni di esperienza personale di Gresham, senza conferire una base reale a Lilith Ritter. I capitoli presero i nomi degli arcani maggiori. Nel 1953 Gresham pubblicò il saggio Monster Midway. La sua frase del 1959, “Stan è l’autore”, esprime una profonda identificazione psicologica e non rende il romanzo un’autobiografia letterale. Gresham morì suicida a New York il 14 settembre 1962.

Il vero mondo dei carnival

Il carnival statunitense era uno spettacolo itinerante distinto dal circo tradizionale. Nei primi decenni del Novecento diventò un settore stabile, organizzato lungo il midway con giostre, giochi, concessioni, tende, biglietterie e attrazioni laterali. Fotografie del 1935 documentano file di banner dipinti davanti ai sideshow. I cosiddetti ten-in-one riunivano più esibizioni sotto un solo biglietto. Esistevano anche numeri elettrici presentati con nomi come Electric Lady, Electric Girl, Miss Electra e Human Dynamo. I geek show erano reali e potevano includere animali vivi, con esibizioni nelle quali polli o serpenti venivano decapitati a morsi. Fra gli artisti figuravano persone emarginate e talvolta dipendenti dall’alcol. La procedura descritta da Clem, basata su dipendenza, minacce e astinenza, deriva dal racconto ricevuto da Gresham e non risulta una pratica standard verificata nell’intero settore.

Mentalismo, codici e falsi medium

Dalla fine dell’Ottocento si diffusero nei teatri e nel vaudeville i numeri di second sight. Un interprete raccoglieva oggetti o domande dal pubblico e trasmetteva le informazioni al complice mediante parole, intonazioni, ordine delle frasi o segnali visivi. Julius e Agnes Zancig resero celebre un numero costruito sullo stesso principio; Julius ne dichiarò pubblicamente la natura artificiale. La lettura a freddo impiegava osservazione, affermazioni generiche e correzioni guidate dalle reazioni del cliente. Il romanzo contribuì a diffonderne il nome nel linguaggio stampato. Mentalisti e chiaroveggenti lavoravano nei carnival, nei teatri, in sale private e alla radio. Alcuni presentavano spettacoli dichiarati, mentre altri rivendicavano poteri soprannaturali. Harry Houdini testimoniò al Congresso nel 1926 durante la sua campagna contro chi prometteva comunicazioni con i morti a pagamento. Informazioni raccolte in anticipo, complicità e trucchi scenici permettevano ai medium fraudolenti di sfruttare lutto e credulità.

Le due trasposizioni cinematografiche

Edmund Goulding realizzò nel 1947 la prima trasposizione del romanzo, interpretata da Tyrone Power, attenuandone il finale più cupo. Del Toro scoprì il libro nei primi anni Novanta e vide successivamente quel film. Con Kim Morgan preparò una nuova versione concentrata sul carattere di Stan, uscita negli Stati Uniti il 17 dicembre 2021. L’azione comincia nel 1939, sullo sfondo dell’invasione tedesca della Polonia, e raggiunge il 1941. Il carnival utilizza una ruota panoramica della prima metà del Novecento, una giostra degli anni Venti e tende costruite con tecniche tradizionali. La casa degli orrori con peccato, giudizio e simboli cattolici è una creazione di del Toro. L’ufficio Art déco di Lilith combina un interno conservato a Brooklyn e motivi legati a Frank Lloyd Wright. Thomas Hart Benton, Grant Wood, Andrew Wyeth ed Edward Hopper hanno orientato l’immagine di una storia dedicata a menzogna, autodistruzione, manipolazione della realtà e lato oscuro del sogno americano.

Cosa c'è di reale nel film

Personaggi e vicenda sono inventati. Il parricidio di Stan, l’incendio, la truffa contro Ezra Grindle e il complotto di Lilith non corrispondono a eventi reali. Sono storicamente fondati il carnival con midway, banner, giostre e sideshow, il numero elettrico di Molly e il geek show con animali vivi. Il codice usato da Zeena e Pete riproduce tecniche consolidate del mentalismo, mentre Stan applica principi autentici della lettura a freddo. Anche il passaggio dalle fiere ai locali eleganti è plausibile. I falsi medium sfruttavano informazioni private, complici, apparizioni simulate e il lutto dei clienti. La procedura con cui Clem dichiara di trasformare una persona vulnerabile in geek non è verificata come metodo universale. Il finale di Stan riprende la conclusione circolare del romanzo, non il destino di un individuo realmente esistito.

Domande frequenti

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley è una storia vera?

No. Il film è una trasposizione del romanzo Nightmare Alley di William Lindsay Gresham, pubblicato nel 1946. Stan Carlisle e tutti gli altri personaggi sono inventati, così come delitti, truffe e relazioni.

Che cosa è successo davvero?

Durante il servizio nelle Brigate Internazionali fra il 1937 e il 1938, Gresham ascoltò dall’ex lavoratore di carnival Joseph Daniel Halliday racconti sulle fiere itineranti e sui geek show. Usò quel materiale insieme ai propri interessi per mentalismo, spiritualismo, psicoanalisi, alcolismo e tarocchi per costruire una storia immaginaria.

Come è andata a finire?

Nel film Stan completa la propria caduta accettando il lavoro di geek e pronunciando la frase che lo indica come fatto per quel ruolo. La conclusione recupera il finale circolare e disperato del romanzo del 1946. Nessuna persona reale ha vissuto il destino di Stanton Carlisle. Gresham morì suicida a New York il 14 settembre 1962, sedici anni dopo la pubblicazione del libro.

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