La mia vita è uno zoo è una storia vera? La vicenda della famiglia Mee

La famiglia Mee acquistò e riaprì davvero uno zoo, ma il film cambia cronologia, luoghi e rapporti personali.

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Autore: Redazione ,

Sì, in parte: La mia vita è uno zoo racconta un acquisto e una riapertura realmente compiuti dalla famiglia Mee, mentre cronologia, ambientazione e rapporti personali sono rielaborati per il cinema. Nel 2011 Cameron Crowe portò sullo schermo questa esperienza, con Matt Damon nel ruolo di Benjamin Mee, adattando le memorie We Bought a Zoo, pubblicate nel 2008.

La vicenda reale comincia nel Devon inglese. Nel 2006 Benjamin e la sua famiglia acquistarono il Dartmoor Wildlife Park, chiuso al pubblico e bisognoso di importanti lavori. Katherine, sua moglie, si trasferì nella proprietà insieme a lui e ai loro due bambini. Morì di tumore cerebrale nel marzo 2007, quando i preparativi per riaprire erano ancora in corso.

All’acquisto parteciparono anche la madre Amelia e i fratelli di Benjamin. La famiglia affrontò spese continue, problemi di sicurezza e difficoltà finanziarie. Il 7 luglio 2007 il parco riaprì: gli animali erano rimasti sotto la loro responsabilità durante tutta la chiusura.

L’acquisto fu un progetto di famiglia

Il Dartmoor Wildlife Park esisteva dal 1968, quando Ellis Daw lo aveva aperto vicino a Sparkwell, nel Devon. Prima dell’acquisto Benjamin viveva in Francia con Katherine e i figli Milo ed Ella. Dopo la morte del padre, la famiglia cercò una nuova sistemazione per Amelia, sua madre, e prese in considerazione la proprietà che comprendeva lo zoo.

Amelia vendette la casa di famiglia per contribuire all’acquisto e si trasferì nella proprietà. Duncan, fratello di Benjamin, lasciò il lavoro a Londra per partecipare al progetto. Trattative, ostacoli e problemi di finanziamento precedettero il passaggio dai Daw ai Mee nel 2006. Con la casa arrivarono la responsabilità degli animali e i lavori necessari per rendere nuovamente accessibile al pubblico il parco.

Gli animali e i lavori durante la chiusura

Benjamin era un giornalista britannico con una formazione in psicologia e giornalismo scientifico. Studiava l’intelligenza animale, ma non aveva esperienza nella gestione di uno zoo. Al quarto giorno dopo il trasferimento, il giaguaro Sovereign uscì dal proprio recinto ed entrò in quello delle tigri. La tigre Tammy venne fatta rientrare nel ricovero; Sovereign fu poi sedato e recuperato.

La riqualificazione riguardava recinti, sicurezza, percorsi e strutture per i visitatori. La chiusura al pubblico lasciava intatte le spese quotidiane: alimentazione degli animali, stipendi e manutenzione continuavano a richiedere denaro. Benjamin affrontò anche decisioni sulle condizioni della tigre Spar e sull’eventuale soppressione. La discussione iniziale sulla sua salute avvenne prima della morte di Katherine.

Katherine morì prima della riapertura

Katherine Mee era una grafica e si trasferì nello zoo con Benjamin e i loro figli. Partecipò quindi alla vita della famiglia nella proprietà prima della riapertura. Nel dicembre 2006 la sua malattia cerebrale si ripresentò e risultò inoperabile. Katherine morì nel marzo 2007, a quarant’anni.

Milo aveva sei anni ed Ella quattro. Benjamin rimase con due bambini piccoli mentre i lavori nello zoo proseguivano. Questa cronologia cambia profondamente il significato dell’acquisto rispetto al film: la famiglia aveva già scelto la proprietà e avviato il progetto quando sopraggiunse il lutto. Katherine aveva vissuto nello zoo; la sua morte precedette di pochi mesi l’apertura al pubblico del parco rinnovato.

La riapertura e gli anni successivi

Il 7 luglio 2007, dopo gli interventi necessari e il rilascio dell’autorizzazione, lo zoo riaprì con il nome Dartmoor Zoological Park. La famiglia aveva portato a termine i preparativi attraversando difficoltà finanziarie e il lutto per Katherine. Benjamin proseguì la gestione e raccontò l’acquisto, la ricostruzione del parco e la vicenda familiare nelle memorie We Bought a Zoo, uscite nel 2008.

La riapertura segnò l’inizio di una gestione ancora difficile. Debiti e problemi economici continuarono per anni, anche dopo l’uscita del film. Nel 2014 la famiglia Mee donò lo zoo alla Dartmoor Zoological Society, un ente benefico costituito per gestirlo. L’impresa familiare aveva restituito l’accesso al pubblico a un parco chiuso; garantirne la sostenibilità rimase un impegno negli anni successivi.

Quanto è fedele il film alla realtà

Il film conserva l’acquisto di uno zoo in difficoltà e il lavoro per riaprirlo. Trasferisce però la vicenda dal Devon alla California, nel Rosemoor Animal Park, e rende Benjamin americano. La modifica decisiva riguarda Katherine: sullo schermo Benjamin è già vedovo all’acquisto; nella realtà sua moglie si trasferì nello zoo e morì durante i preparativi.

Il film riduce il contributo della famiglia allargata e presenta Duncan come un fratello che cerca di dissuadere Benjamin. Milo ed Ella diventano Dylan e Rosie, con Dylan adolescente. Kelly Foster combina caratteristiche dei custodi Hannah, Robert e Kelly; la relazione sentimentale con Benjamin è inventata. La fuga dell’orso Buster rielabora episodi reali, fra cui quello del giaguaro Sovereign. Anche il ruolo dell’ispettore e la collocazione della vicenda di Spar cambiano. La riapertura riuscì davvero, ma le difficoltà economiche continuarono.

Domande frequenti

La mia vita è uno zoo è una storia vera?

Sì, in parte. La famiglia Mee acquistò e riaprì davvero uno zoo nel Devon. Il film deriva dalle memorie di Benjamin Mee, ma modifica ambientazione, cronologia e rapporti personali, aggiungendo una relazione sentimentale inventata.

Che cosa è successo davvero alla famiglia Mee?

Nel 2006 Benjamin Mee e la sua famiglia acquistarono il Dartmoor Wildlife Park, chiuso al pubblico e bisognoso di lavori. Katherine si trasferì nella proprietà con Benjamin e i figli Milo ed Ella. Morì di tumore cerebrale nel marzo 2007, mentre erano in corso i preparativi per riaprire lo zoo.

Come è andata a finire la storia dello zoo?

Lo zoo riaprì il 7 luglio 2007 come Dartmoor Zoological Park. Le difficoltà economiche proseguirono anche dopo la riapertura e l’uscita del film. Nel 2014 la famiglia Mee donò il parco alla Dartmoor Zoological Society, un ente benefico costituito per gestirlo.

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