La signora dello zoo di Varsavia è una storia vera? La vicenda reale dei Żabiński

Jan e Antonina Żabiński nascosero circa 300 persone nello zoo di Varsavia durante l’occupazione nazista.

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Autore: Redazione ,

Sì, La signora dello zoo di Varsavia è una storia vera. Il film racconta la vicenda documentata di Jan e Antonina Żabiński, che durante l’occupazione tedesca trasformarono lo zoo municipale di Varsavia in un luogo di accoglienza clandestina. La villa familiare, le cantine, la soffitta, gli armadi, i padiglioni e le gabbie rimaste vuote ospitarono persone in fuga, prevalentemente ebree. Circa 300 rifugiati passarono attraverso il complesso tra il 1940 e il 1944. Il numero resta approssimativo perché la famiglia evitò di compilare registri compromettenti. Jan entrava nel ghetto grazie ai propri incarichi municipali, portava viveri e documenti falsi e organizzava uscite con la resistenza, Żegota e contatti clandestini ebraici. Antonina procurava cibo, assistenza e sicurezza agli ospiti, usando il pianoforte come sistema di allarme. La grande maggioranza delle persone accolte sopravvisse. Il film conserva questo nucleo storico, pur modificando personaggi, date e diversi episodi per concentrare la vicenda attorno alla famiglia Żabiński.

Lo zoo sotto le bombe

Jan Żabiński dirigeva lo zoo municipale di Varsavia dal giugno 1929, affiancato da Antonina nella cura degli animali e nella divulgazione naturalistica. Il 3 settembre 1939 le prime bombe colpirono direttamente il complesso. Molti animali morirono e quelli pericolosi vennero abbattuti per impedire che fuggissero nella città. Tra la fine del 1939 e il Capodanno del 1940 Lutz Heck, direttore dello zoo di Berlino e conoscente della coppia, dispose il trasferimento nel Reich degli esemplari considerati più preziosi. Numerosi animali rimasti furono poi uccisi durante una battuta organizzata nello zoo. Nel 1940 gli occupanti autorizzarono un allevamento di maiali, che mantenne in funzione personale e strutture e fornì a Jan motivi professionali per muoversi nella Varsavia occupata.

Una rete dentro la città occupata

I primi arrivi documentati di ospiti clandestini risalgono all’estate del 1940. Dopo la chiusura del ghetto, avvenuta il 16 novembre, Jan sfruttò un lasciapassare legato agli incarichi presso il servizio municipale dei parchi e alla conservazione della collezione dell’entomologo Szymon Tenenbaum. Entrava nel quartiere sigillato per portare aiuti, mantenere contatti e preparare uscite individuali. I rifugiati raggiungevano la villa, la cantina, la soffitta, gli armadi, le gabbie o i padiglioni. Un passaggio collegava la cantina al giardino. Alcuni restavano pochi giorni, altri per mesi o anni, in attesa di documenti falsi e di una sistemazione più stabile. Lo zoo funzionava come una tappa di una rete più ampia, sostenuta dalla resistenza polacca, da Żegota e da contatti dell’organizzazione clandestina ebraica. Nel complesso vennero nascosti anche armi, munizioni e materiali della resistenza.

Antonina e la vita clandestina

Antonina amministrava ogni giorno una convivenza esposta al pericolo. Procurava cibo, organizzava gli spazi e assisteva gli ospiti, mentre il figlio Ryszard aiutava a distribuire viveri e comunicare con loro. Il pianoforte forniva un sistema preciso di segnalazione: determinate melodie annunciavano una minaccia o il ritorno a una relativa sicurezza. Tra le persone accolte figuravano la scultrice Magdalena Gross, la scrittrice Rachela Auerbach e la famiglia Kenigswein. Regina arrivò con i figli nel dicembre 1942; Jan riuscì poi a far uscire dal ghetto anche il marito Samuel. Antonina tentò di schiarire i capelli dei Kenigswein per renderli meno riconoscibili, ma il risultato innaturale rese inutilizzabile l’espediente. Nello zoo rimase nascosta anche la collezione scientifica di Tenenbaum, composta da circa mezzo milione di esemplari. L’entomologo morì nel ghetto nel 1941, mentre la raccolta fu preservata.

L’insurrezione e il ritorno

Tra il 19 aprile e il 16 maggio 1943 gli ebrei del ghetto insorsero contro la liquidazione finale. I tedeschi repressero la rivolta, incendiando e demolendo sistematicamente il quartiere. Prima dell’agosto 1944, Jan conosceva i preparativi dell’insurrezione polacca e fece trasferire altrove gli ultimi rifugiati, poiché lo zoo sarebbe diventato insicuro. Combatté poi nell’Armia Krajowa, fu ferito e deportato in Germania come prigioniero di guerra. Antonina lasciò Varsavia con Ryszard e la neonata Teresa. Tornò nel 1945 e iniziò a proteggere le strutture superstiti; Jan rientrò nel novembre dello stesso anno. Entrambi contribuirono alla ricostruzione. Lo zoo fu ripristinato formalmente nel 1948 e riaprì il 22 luglio 1949. Jan lasciò la direzione alla fine del 1950. Nel 1965 lui e Antonina furono riconosciuti Giusti tra le Nazioni; l’albero commemorativo venne piantato a Gerusalemme nel 1968.

Quanto è fedele il film alla realtà

Il film è fedele nel rappresentare il rifugio organizzato dai Żabiński, l’allevamento di maiali, la requisizione degli animali, il pianoforte usato come allarme e il tentativo di schiarire i capelli dei Kenigswein. Diverse scene sono state cambiate o inventate. Il primo bombardamento diretto dello zoo avvenne il 3 settembre 1939, anziché il 1º settembre. Le ripetute fughe dal ghetto sotto i rifiuti trasportati dal camion non sono documentate. Urszula è un personaggio narrativo, mentre l’attrazione di Lutz Heck per Antonina e la conseguente gelosia coniugale non trovano riscontro. Heck lasciò presto la vita dei Żabiński e non organizzò la finta esecuzione di Ryszard. Anche l’incontro tra Jan e Janusz Korczak è inventato. Gli ultimi rifugiati furono trasferiti prima dell’agosto 1944, senza l’evacuazione all’ultimo momento mostrata nel film.

Domande frequenti

La signora dello zoo di Varsavia è una storia vera?

Sì, è una storia vera. Jan e Antonina Żabiński offrirono rifugio a circa 300 persone, prevalentemente ebree, nella villa, nelle gabbie e negli edifici dello zoo di Varsavia. La grande maggioranza sopravvisse.

Che cosa è successo davvero?

Durante l’occupazione tedesca, Jan entrava nel ghetto grazie ai propri incarichi municipali, portava aiuti e organizzava uscite clandestine. Antonina gestiva i rifugiati nello zoo e utilizzava il pianoforte per segnalare il pericolo. La coppia collaborava con la resistenza, Żegota e contatti clandestini ebraici.

Come è andata a finire?

Gli ultimi rifugiati furono trasferiti prima dell’insurrezione di Varsavia del 1944. Jan combatté, fu ferito e deportato come prigioniero di guerra; Antonina evacuò la città con i figli. Entrambi sopravvissero, contribuirono alla ricostruzione dello zoo e nel 1965 furono riconosciuti Giusti tra le Nazioni.

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