No, Nikita non è tratto da una storia vera. Il film scritto e diretto da Luc Besson, uscito in Francia il 21 febbraio 1990, racconta una vicenda originale: nessuna persona reale corrisponde alla protagonista e non è documentato alcun caso di una detenuta reclutata, dichiarata morta e trasformata in sicaria di Stato. La realtà entra nel contesto storico, nell’immaginario e negli strumenti rielaborati dal racconto. Nel 1990 esisteva la DGSE, servizio francese incaricato della sicurezza esterna e dotato di strutture per il renseignement e l’azione clandestina. Agenti addestrati, coperture, identità operative e missioni all’estero appartenevano alla realtà istituzionale. L’affare Rainbow Warrior del 1985 aveva reso pubblica l’esistenza di operazioni francesi sotto falsa identità, senza costituire un’ispirazione documentata per il film. L’impulso creativo dichiarato arrivò dalla canzone Nikita di Elton John e Bernie Taupin; il riserbo di Anne Parillaud alimentò poi la fantasia di una donna dalla doppia vita. Il resto nasce dall’incrocio fra polar, spionaggio popolare, thriller internazionale e cinéma du look.
Da una canzone a una doppia identità
La prima scintilla di Nikita arrivò dalla canzone omonima pubblicata nel 1985 da Elton John, con testo di Bernie Taupin. Quel brano raccontava un amore ostacolato dalla divisione della Guerra fredda e fornì a Luc Besson il nome e l’immagine iniziale del personaggio. La criminale condannata e trasformata in agente non proviene dalla canzone. Un secondo impulso nacque dalla personalità riservata di Anne Parillaud: Besson trasformò quel tratto nella fantasia scherzosa di una donna capace di nascondere una seconda esistenza. Parillaud non era un’agente e non rappresentava una persona coinvolta in un caso reale. Il ruolo fu concepito anche per mostrarne possibilità artistiche diverse dalla precedente immagine cinematografica. La sua interpretazione divenne centrale nell’identità del film e le valse il César 1991 come migliore attrice.
Le radici nel polar e nello spionaggio
La storia appartiene a tradizioni narrative già consolidate in Francia. La collana Série noire, nata nel 1945, aveva rafforzato la diffusione del romanzo nero e il rapporto fra narrativa criminale e cinema poliziesco. Dal 1949 i romanzi francesi di OSS 117 alimentarono un vasto immaginario popolare di spionaggio, seguito da adattamenti e film dedicati ad agenti e barbouzes. Tra gli anni Cinquanta e Ottanta il polar sviluppò criminali e professionisti solitari, codici di lealtà, tradimento, clandestinità e fatalismo. Il cinema di Jean-Pierre Melville costituisce un riferimento centrale di questa tradizione, senza essere una fonte specificamente dichiarata per Nikita. Nel 1989 la critica francese formulò inoltre la categoria cinéma du look, associata soprattutto a Jean-Jacques Beineix, Leos Carax e Besson: ambienti artificiali, colori, musica, energia visiva e cultura giovanile urbana definirono anche l’impronta spettacolare del film.
La realtà dei servizi francesi
Il fondale istituzionale possiede basi documentate. Nel 1942 il servizio della Francia libera assunse il nome di Bureau central de renseignement et d’action, riunendo raccolta informativa e azione clandestina in una tradizione della quale la DGSE si considera erede. La Direction générale de la sécurité extérieure fu istituita il 2 aprile 1982, alle dipendenze del ministro della Difesa e con responsabilità sulla sicurezza esterna francese. Le sue attività comprendevano renseignement e, quando disposto dallo Stato, operazioni clandestine all’estero. Addestramento, identità operative, coperture e compartimentazione erano quindi elementi reali. Il reclutamento dei dipendenti e dei militari seguiva procedure amministrative, concorsi, contratti e percorsi militari. Non risulta alcun programma destinato a cancellare condannati dallo stato civile e costringerli a uccidere. Il centro segreto in cui Nikita viene trasformata in sicaria resta un’invenzione narrativa.
Rainbow Warrior e i limiti del confronto
Il 10 luglio 1985 agenti della DGSE sabotarono e affondarono ad Auckland la Rainbow Warrior di Greenpeace. Il fotografo Fernando Pereira morì nell’operazione. Dominique Prieur e Alain Mafart agirono sotto false identità, fingendosi parte di una coppia svizzera; furono arrestati, si dichiararono colpevoli di omicidio colposo e ricevettero condanne a dieci anni. Vennero poi trasferiti e rientrarono in Francia prima di avere scontato l’intera pena. L’affare rese verificabili l’impiego di squadre, coperture, infiltrazione, logistica internazionale e personale femminile nelle operazioni clandestine francesi. Fu un sabotaggio organizzato e sostenuto da più strutture, lontano dalla missione individuale di una detenuta trasformata in assassina. Non esiste un legame creativo documentato tra Rainbow Warrior e Nikita: l’episodio offre esclusivamente il contesto storico precedente all’uscita del film.
Cosa c'è di reale nel film
La condanna all’ergastolo di Nikita per l’uccisione di un poliziotto era giuridicamente possibile, anche se il processo viene drasticamente abbreviato. Sono realistici anche l’esistenza di un apparato per operazioni clandestine, l’uso di coperture e il segreto mantenuto con i familiari. La morte ufficiale della detenuta, il funerale simulato e il reclutamento sotto minaccia sono inventati. L’identità di Marie Clément rielabora vere pratiche di copertura, eliminando procedure e controlli reali. I tre anni di addestramento comprimono preparazione tecnica, militare, psicologica e sociale in una trasformazione spettacolare. Le missioni dipendono da pochi personaggi, mentre le operazioni reali coinvolgono comandi, specialisti, logistica e autorizzazioni. Bob, Amande, Marco, Victor, il centro segreto e ogni incarico mostrato sono creazioni narrative. Victor, in particolare, esaspera la figura del pulitore secondo i codici iperbolici del polar.
Domande frequenti
Nikita è una storia vera?
No. Nikita è una storia originale accreditata a Luc Besson e non deriva da una persona, da un reclutamento o da un caso giudiziario documentato.
Cosa è successo davvero?
Nel 1985 agenti della DGSE sabotarono e affondarono ad Auckland la Rainbow Warrior di Greenpeace, causando la morte del fotografo Fernando Pereira. L’operazione impiegò squadre, logistica internazionale e false identità, compresa quella dell’ufficiale Dominique Prieur. Questo fatto documenta l’attività clandestina francese dell’epoca, senza costituire un’ispirazione accertata per il film.
Come è andata a finire?
Non esiste una Nikita reale della quale ricostruire il destino. Nell’affare Rainbow Warrior, Dominique Prieur e Alain Mafart furono arrestati in Nuova Zelanda, si dichiararono colpevoli di omicidio colposo e ricevettero una condanna a dieci anni. Furono successivamente trasferiti e rimpatriati in Francia prima di avere scontato l’intera pena.
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