Sì, in parte: Nuovo Cinema Paradiso nasce dall'infanzia di Giuseppe Tornatore e dall'amicizia con il proiezionista Mimmo Pintacuda, mentre la vita di Totò e le vicende di Alfredo sono una rielaborazione narrativa. Il rapporto fra un bambino appassionato di cinema e un adulto che gli insegna il mestiere ha un'origine concreta: la cabina di proiezione del cinema Capitol di Bagheria, frequentata dal futuro regista intorno ai nove-dieci anni.
Pintacuda è fotografo e proiezionista. Tornatore impara da lui a proiettare, a fotografare e a osservare la realtà. Alla sua formazione partecipano anche altri operatori, con esperienze e racconti che confluiscono nel film. Poi, nel 1977, arriva un incarico: recuperare attrezzature da una sala già chiusa. Durante quello smantellamento prende forma l'idea di raccontare un cinema e il suo mondo. La storia reale attraversa dunque un apprendistato, un'amicizia e la chiusura di una sala; la sceneggiatura li trasforma nella vicenda di Salvatore.
L'incontro nella cabina del Capitol
A metà degli anni Sessanta Giuseppe Tornatore ha intorno ai nove-dieci anni e comincia a frequentare Mimmo Pintacuda nella cabina di proiezione del cinema Capitol di Bagheria. È questo il rapporto reale che sostiene l'apprendistato di Totò accanto ad Alfredo. Prima della sceneggiatura ci sono un bambino, un proiezionista e un mestiere da imparare.
L'insegnamento di Pintacuda comprende anche la fotografia. Tornatore impara a guardare e a costruire le immagini: la formazione tecnica si accompagna all'osservazione della realtà. Pintacuda diventa un amico e un maestro, con un'influenza che supera il funzionamento del proiettore. Il loro legame costituisce uno dei riferimenti autobiografici fondamentali del film, dentro una formazione che coinvolge anche altri proiezionisti.
Gli altri proiezionisti e la censura
Durante l'adolescenza Tornatore pratica la fotografia, lavora come proiezionista e comincia a realizzare riprese e piccoli documentari. Il cinema entra nella sua vita attraverso attività concrete, mentre la frequentazione degli operatori gli permette di raccogliere esperienze diverse. Alfredo riunisce più influenze in un solo personaggio: Pintacuda resta una figura fondamentale, accanto agli altri proiezionisti conosciuti dal regista.
Fra questi c'è Carmelo Gagliano, legato alla sala parrocchiale del Santo Sepolcro di Bagheria. I suoi racconti sulla censura delle proiezioni entrano nel materiale narrativo del film. Il precedente locale è reale; le ricostruzioni delle modalità divergono fra taglio della pellicola e oscuramento dell'immagine. La campanella di Don Adelfio appartiene alla forma precisa che quel materiale assume nella sceneggiatura.
La sala chiusa e l'idea del film
Nel 1977 un esercente incarica Tornatore di recuperare attrezzature da un cinema di Bagheria già chiuso. Tornatore partecipa allo smantellamento degli impianti. È durante questa esperienza che prende forma l'idea di raccontare una sala cinematografica e il mondo che le appartiene.
All'origine del progetto c'è dunque anche un lavoro compiuto dentro un cinema che ha cessato l'attività. Tornatore conosce già la proiezione attraverso il proprio apprendistato; ora partecipa al recupero delle attrezzature di una sala chiusa. Il film rielabora questa esperienza collegando il ritorno di Salvatore per i funerali di Alfredo alla prossima demolizione del Cinema Paradiso. Quel collegamento è una scelta della sceneggiatura: l'episodio vissuto da Tornatore riguarda lo smantellamento del 1977.
Pintacuda dopo l'uscita del film
Nuovo Cinema Paradiso esce nel 1988, quando Mimmo Pintacuda è ancora vivo. Il fotografo e proiezionista muore nel dicembre 2013, a 86 anni, venticinque anni dopo l'uscita del film. La sua morte non è l'evento da cui nasce la cornice funebre della storia di Alfredo. La distanza fra le due date chiarisce quanto il personaggio segua una vicenda autonoma rispetto alla persona che ha contribuito a ispirarlo.
Nel marzo 2023 il Museo Guttuso di Bagheria inaugura una retrospettiva dedicata a Pintacuda, accompagnata dalla biografia curata dal figlio Paolo. Tornatore partecipa e ricorda il proprio debito formativo verso di lui e verso gli altri proiezionisti. Pintacuda conserva così il suo posto nella storia reale del regista: amico, fotografo e maestro.
Quanto è fedele il film alla realtà
Il film conserva il nucleo reale dell'apprendistato e lo inserisce in una storia inventata. Tornatore frequenta da bambino il Capitol di Bagheria; Totò cresce nella Giancaldo immaginaria, a partire dal 1947. L'incontro del regista con Pintacuda avviene invece negli anni Sessanta. Anche la famiglia cambia: il padre di Tornatore è presente e lo accompagna al cinema, mentre quello di Salvatore è disperso nella guerra in Russia.
Alfredo concentra caratteristiche di più persone. L'incendio, la cecità e il salvataggio appartengono alla finzione. La censura ha un precedente locale, con modalità ricostruite diversamente. Anche la conservazione dei frammenti tagliati compare nei racconti raccolti da Tornatore; il montaggio lasciato in eredità al regista adulto è una costruzione narrativa. Lo stesso vale per il collegamento fra funerale del maestro e demolizione della sala.
Domande frequenti
Nuovo Cinema Paradiso è una storia vera?
In parte. Il film nasce dai ricordi di Giuseppe Tornatore a Bagheria, dall'amicizia con Mimmo Pintacuda e dalle esperienze di altri proiezionisti. La vicenda di Totò e Alfredo è inventata e rielabora questi elementi autobiografici.
Che cosa è successo davvero?
Tornatore ha frequentato da bambino la cabina del cinema Capitol di Bagheria, imparando da Mimmo Pintacuda la proiezione, la fotografia e l'osservazione della realtà. Ha conosciuto altri proiezionisti e raccolto i loro racconti. Nel 1977 ha partecipato allo smantellamento degli impianti di una sala già chiusa: durante quell'esperienza ha preso forma l'idea del film.
Come è andata a finire?
Tornatore ha realizzato Nuovo Cinema Paradiso, uscito nel 1988. Pintacuda è morto nel dicembre 2013, a 86 anni. Nel marzo 2023 una retrospettiva al Museo Guttuso di Bagheria ne ha ripercorso l'attività fotografica, accompagnata dalla biografia curata dal figlio Paolo; Tornatore ha partecipato ricordando il proprio debito formativo verso il maestro e gli altri proiezionisti.
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