Sì, in parte: alla base di Pompei c’è la reale eruzione del Vesuvio del 79 d.C., mentre Milo, Cassia, Corvus, la storia d’amore e la vendetta sono rielaborazioni cinematografiche. Il film parte dunque da una tragedia documentata e costruisce personaggi fittizi dentro una città esistita davvero.
Quando il Vesuvio eruttò, Pompei portava ancora i segni del grave terremoto del 62 d.C. e numerosi edifici erano in restauro. Dopo una fase di scosse, dal vulcano si alzò una grande colonna di gas, cenere, pomici e lapilli. I materiali ricaddero sulla città per ore, invasero strade e case e provocarono il cedimento di tetti e muri. Molti abitanti riuscirono a fuggire; altri cercarono riparo o rimasero bloccati. La fase conclusiva arrivò dopo molte ore, quando correnti piroclastiche roventi e rapidissime raggiunsero Pompei. La città finì sepolta sotto diversi metri di depositi vulcanici. Il numero complessivo dei morti resta incerto, mentre gli scavi hanno restituito i resti di oltre mille vittime.
Una città ancora ferita
Nel 79 d.C. Pompei era una città romana segnata da una catastrofe precedente. Il forte terremoto del 62 aveva danneggiato gravemente edifici e strutture urbane, e al momento dell’eruzione molti lavori di restauro erano ancora in corso. Nei giorni precedenti la catastrofe si verificarono altre scosse, un fenomeno già noto agli abitanti della Campania.
La città possedeva realmente un anfiteatro, strutture destinate ai gladiatori, strade lastricate, attraversamenti rialzati e numerosi graffiti. Questi elementi, ripresi dalla scenografia del film, appartengono alla Pompei attestata dagli scavi. Anche la schiavitù e i combattimenti gladiatori facevano parte di quella società. Lo spettacolo nell’anfiteatro mostrato durante l’inizio dell’eruzione resta però un episodio inventato: non è documentato che fossero in corso giochi in quel momento.
Le ore dell’eruzione
L’eruzione del Vesuvio attraversò diverse fasi nell’arco di molte ore, approssimativamente durante una notte. All’inizio, una grande colonna eruttiva sollevò gas e materiale vulcanico. Il vento spinse verso Pompei cenere, pomici e lapilli, che continuarono a cadere sulla città. L’oscurità aumentò mentre strade, cortili ed edifici si riempivano di depositi.
Il peso crescente delle pomici provocò il cedimento di tetti e muri, rendendo la fuga sempre più difficile. Una parte della popolazione lasciò Pompei prima della fase finale; altre persone cercarono protezione negli edifici. Dopo molte ore, il collasso della colonna generò correnti piroclastiche: miscele rapidissime e roventi di gas, cenere e frammenti vulcanici. Una di queste raggiunse la città e uccise rapidamente chi vi si trovava ancora. Pompei fu quindi coperta da diversi metri di materiale vulcanico.
Fuga, vittime e testimoni
La catastrofe non causò la morte dell’intera popolazione. Molti abitanti riuscirono ad abbandonare Pompei durante le lunghe ore di ricaduta dei materiali. Il numero complessivo delle vittime non è accertato. Negli scavi sono emersi i resti di oltre mille persone, una cifra che riguarda i ritrovamenti e non stabilisce il totale dei morti.
Plinio il Giovane osservò l’eruzione da Miseno e sopravvisse. Nelle due lettere indirizzate a Tacito descrisse oscurità, panico, terremoti, caduta di materiali e movimenti anomali del mare. Raccontò inoltre la spedizione dello zio Plinio il Vecchio, studioso e comandante della flotta romana di Miseno, partito verso la costa vesuviana anche per prestare soccorso. Plinio il Vecchio morì a Stabia durante l’eruzione; la causa medica precisa non è accertata.
Dalla città sepolta ai calchi
Dopo l’eruzione, Pompei rimase sotto diversi metri di depositi. L’imperatore Tito, sopravvissuto alla catastrofe, incaricò alcuni magistrati di coordinare gli interventi di soccorso e ricostruzione in Campania. La città sepolta, tuttavia, non venne ricostruita.
Dal 1863 gli scavi adottarono la tecnica che ha prodotto le immagini più riconoscibili delle vittime. Il gesso veniva colato nei vuoti formati dalla decomposizione dei corpi all’interno dei depositi ormai consolidati. I celebri calchi sono quindi riproduzioni moderne delle forme lasciate dai cadaveri, anziché corpi pietrificati. Alcune vittime sono state trovate vicine o in posizioni apparentemente simili a un abbraccio. La posa non permette di stabilire identità, legami o sentimenti. Il finale di Milo e Cassia trasforma questo dato archeologico in una vicenda sentimentale inventata.
Quanto è fedele il film alla realtà
Il film è fedele nell’evento centrale: il Vesuvio distrusse Pompei nel 79 d.C., dopo scosse sismiche, una grande colonna eruttiva, ore di ricaduta di cenere e pomici e l’arrivo finale di correnti piroclastiche. Sono accurati anche vari elementi urbani, fra cui anfiteatro, strade lastricate, attraversamenti rialzati e graffiti elettorali.
La ricostruzione cambia però la dinamica della catastrofe. Pompei fu distrutta da pomici, lapilli, crolli e correnti piroclastiche; la colata di lava, le gigantesche bombe incandescenti e l’enorme onda che invade la città appartengono allo spettacolo cinematografico. Anche la durata è compressa. Milo, Cassia e Corvus sono inventati, così come il triangolo amoroso, la vendetta e i duelli. Atticus riflette una possibilità reale di liberazione dei gladiatori, senza che esistesse una regola universale legata a un numero prestabilito di vittorie.
Domande frequenti
Pompei è una storia vera?
In parte. L’eruzione del Vesuvio e la distruzione di Pompei nel 79 d.C. sono reali. Milo, Cassia, Corvus, la storia d’amore, la vendetta e i duelli sono invenzioni narrative.
Che cosa è successo davvero a Pompei?
Dopo alcune scosse, il Vesuvio produsse una colonna eruttiva che riversò per ore cenere, pomici e lapilli sulla città. I depositi provocarono crolli e ostacolarono la fuga. In seguito, correnti piroclastiche roventi e rapidissime raggiunsero Pompei e uccisero le persone rimaste.
Come è andata a finire?
Molti abitanti fuggirono prima della fase conclusiva, mentre il numero totale dei morti resta incerto. Pompei fu sepolta sotto diversi metri di materiale vulcanico e non venne ricostruita. Dal 1863 il gesso colato nei vuoti lasciati dai corpi ha permesso di ottenere i celebri calchi delle vittime.
Immagine e dati sul film forniti da TMDB. Questo contenuto utilizza le API di TMDB, che non lo approva né lo certifica.