Il 24 luglio 1985 uscì nei cinema statunitensi Taron e la pentola magica, 25º Classico Disney. Il film introdusse per la prima volta elementi di CGI in un lungometraggio animato dello studio, anticipando la trasformazione digitale dell’animazione.
Cosa successe il 24 luglio 1985?
Walt Disney Pictures distribuì negli Stati Uniti Taron e la pentola magica, diretto da Ted Berman e Richard Rich. Il film sarebbe arrivato nelle sale italiane il 28 gennaio 1986.
La storia adattava soprattutto i primi due volumi delle Cronache di Prydain di Lloyd Alexander. Taron deve impedire al terrificante Re Cornelius di usare la pentola magica per creare un esercito di guerrieri immortali.
Il film fu anche il primo lungometraggio animato Disney classificato PG negli Stati Uniti. Atmosfere cupe, creature scheletriche e momenti di autentico pericolo lo distinguevano nettamente da molti Classici precedenti.
Come fu utilizzata la CGI in Taron e la pentola magica?
La computer-generated imagery venne impiegata in pochi passaggi, integrandola nell’animazione disegnata a mano. La sfera di luce volante che accompagna Ailin è l’esempio più riconoscibile, ma le fonti riportano applicazioni anche per bolle, una barca e la pentola stessa.
Secondo l’archivio storico D23, dimensioni e volume degli oggetti venivano inseriti nel computer, che ne manteneva la forma durante il movimento. Gli animatori potevano così ricalcare o rifinire immagini geometricamente coerenti, con un uso della tecnologia ancora circoscritto.
Il risultato conservava l’aspetto di un film bidimensionale. Il computer interveniva come strumento produttivo in scene specifiche, lasciando disegno, colore e recitazione dei personaggi al lavoro tradizionale degli artisti.
Perché quel piccolo esperimento fu importante?
Taron e la pentola magica dimostrò che un oggetto digitale poteva convivere con fondali e personaggi disegnati. Quella possibilità apriva una strada tecnica destinata ad attraversare l’intera produzione animata.
Il film ebbe una lavorazione complessa e un’accoglienza commerciale deludente, perciò la CGI non diventò il centro della sua promozione. Il suo primato tecnologico rimase quasi nascosto dietro la fama di opera problematica e insolitamente oscura.
Cosa è cambiato dal 1985 a oggi?
Dal 1985 il computer è passato da strumento per singoli effetti a infrastruttura dell’intero processo creativo. Nel 1986 Disney e la neonata Pixar avviarono la collaborazione sul Computer Animation Production System, conosciuto come CAPS, per digitalizzare inchiostrazione, colorazione e composizione.
Nel 1992 l’Academy premiò lo sviluppo di CAPS con uno Scientific and Engineering Award. Il sistema permise di gestire livelli, colori e movimenti di macchina con una precisione prima irraggiungibile attraverso il solo procedimento fotografico.
Il 22 novembre 1995 arrivò Toy Story di Pixar, riconosciuto come il primo lungometraggio realizzato interamente in animazione computerizzata. In dieci anni la CGI era passata dagli oggetti isolati di Taron alla costruzione completa di personaggi, ambienti e illuminazione.
Nel 2026 Walt Disney Animation Studios descrive la tecnologia come presente fin dalle prime fasi di sviluppo. Modellazione, simulazione di capelli e tessuti, rendering e gestione degli asset fanno ormai parte di una pipeline digitale estesa a ogni fase del film.
Cosa sarebbe successo se Disney avesse rinunciato alla CGI dopo Taron?
Nell’estate del 1985, i dirigenti associano il risultato commerciale di Taron alle sue sperimentazioni e chiudono il piccolo laboratorio digitale. I terminali vengono spenti, le prove sulla sfera di Ailin finiscono in archivio e gli animatori ricevono una direttiva semplice: tornare alla filiera fotografica conosciuta.
Senza quel precedente, nel 1986 Disney rifiuta di finanziare CAPS. Il gruppo tecnologico appena diventato Pixar cerca allora un partner tra gli studi concorrenti, mentre a Burbank inchiostrazione, pittura e composizione continuano a richiedere migliaia di supporti fisici.
La sirenetta arriva comunque nel 1989 e conquista il pubblico grazie a personaggi, musica e regia. Il successo convince Disney che il disegno tradizionale sia autosufficiente; i film successivi crescono però di scala, e ogni movimento di macchina complesso aumenta tempi, costi e rischio di errore.
All’inizio degli anni Novanta Pixar firma con un altro distributore. Un lungometraggio simile a Toy Story esce più tardi, ma diventa il manifesto tecnologico di una casa rivale: famiglie e critica iniziano ad associare l’animazione digitale alla California settentrionale, mentre Disney resta il grande atelier del disegno su carta.
La separazione diventa anche culturale. I personaggi Disney mantengono sagome grafiche, scenografie dipinte e merchandising bidimensionale; i concorrenti occupano videogiochi, effetti digitali e nuovi schermi domestici con mondi tridimensionali facilmente riutilizzabili.
Nel decennio successivo Disney deve acquistare software e competenze a prezzi molto più alti. Un accordo con Pixar diventa difficile, forse impossibile, e lo studio entra nell’animazione completamente digitale con anni di ritardo, mentre tecnici e giovani artisti hanno già scelto aziende concorrenti.
La realtà seguì un percorso diverso: Taron e la pentola magica inaugurò nel 1985 l’uso della CGI nei Classici Disney, CAPS accelerò la produzione digitale e Toy Story completò la svolta nel 1995.
Taron e la pentola magica fu il primo film interamente in CGI?
No. Fu il primo lungometraggio animato Disney a incorporare elementi CGI; Toy Story divenne nel 1995 il primo lungometraggio animato interamente al computer, dieci anni dopo.
Chi diresse Taron e la pentola magica?
Ted Berman e Richard Rich diressero il film, prodotto da Walt Disney Productions e distribuito negli Stati Uniti il 24 luglio 1985.
Quale numero occupa Taron tra i Classici Disney?
Taron e la pentola magica è il 25º Classico Disney secondo il canone ufficiale di Walt Disney Animation Studios ed è tratto dalle Cronache di Prydain di Lloyd Alexander.
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