Il ritorno discografico di A$AP Rocky dopo otto anni di silenzio con Don't Be Dumb, pubblicato nel gennaio 2026, ha riportato alla ribalta uno dei capitoli più oscuri della carriera del rapper newyorchese: la sua detenzione in Svezia nel 2019. In una lunga intervista concessa a Ebro Darden su Apple Music 1, Rakim Athelaston Mayers – questo il suo vero nome – ha ripercorso quei giorni drammatici trascorsi in una cella svedese, svelando un retroscena che ribalta la narrazione ufficiale dell'epoca. L'intervento di Donald Trump e Kanye West, presentato dai media come un tentativo di salvataggio, si è rivelato invece un boomerang che ha seriamente rischiato di prolungare la sua detenzione.
La vicenda risale all'estate 2019, quando Rocky si trovava in Svezia per il suo tour europeo. Arrestato per l'aggressione di due uomini, il rapper è stato immediatamente incarcerato dal tribunale svedese che lo considerava a rischio di fuga. Dopo un mese di detenzione in condizioni durissime, era stato dichiarato colpevole ma con sospensione della pena, potendo finalmente fare ritorno negli Stati Uniti. Un calvario già raccontato nel documentario Stockholm Syndrome del 2021, ma che ora assume contorni ancora più drammatici grazie alle nuove rivelazioni.
Durante l'intervista, A$AP Rocky ha descritto con dovizia di particolari l'inferno della sua cella: confinato 23 o 24 ore al giorno, costretto a chiedere il permesso per andare in bagno e lasciato al buio per ore intere. Solo trenta minuti quotidiani di aria all'aperto su un tetto, circondato da altri detenuti che si allenavano, fumavano e chiacchieravano. «Erano loro ad aggiornarmi su quello che succedeva fuori guardando la tv e traducendo per me», ha raccontato il rapper, che per tre settimane non ha potuto avere alcun contatto con l'esterno.
Il punto di svolta emotivo è arrivato quando, attraverso il telegiornale svedese tradotto dai compagni di detenzione, Rocky ha appreso della mobilitazione internazionale in suo favore. «Ero così giù di morale e poi, ad un tratto, mi sono sentito onorato da quanto i miei coetanei – diversi rapper, cantanti, artisti – neri, bianchi, latini, indiani, asiatici, tutti erano d'accordo nel dire 'Liberate quell'uomo'». Un'ondata di solidarietà che gli ha sollevato il morale anche dopo la scarcerazione.
Ma è qui che la narrazione ufficiale si scontra con la realtà vissuta dal rapper. L'intervento di Donald Trump, sollecitato da Kanye West, lungi dall'essere risolutivo, ha complicato una situazione già delicata. «Quando Trump ha detto quello che ha detto, ha peggiorato la situazione», ha dichiarato senza giri di parole Rocky. All'epoca, l'allora presidente americano aveva twittato di aver parlato con Ye dell'incarcerazione dell'amico, promettendo di contattare personalmente il Primo Ministro svedese per risolvere il caso rapidamente.
Ancora più surreale il piano che Ye e Trump avrebbero architettato: «Volevano rapirmi, volevano portarmi via dalla Svezia. Ye mi ha chiamato dicendo 'Prendo il jet con Kim e Trump e ti portiamo a casa'. Gli ho detto di no», ha rivelato il rapper. La dichiarazione pubblica di Trump che definiva il caso «di portata internazionale» ha avuto l'effetto opposto a quello sperato: il governo svedese ha irrigidito la sua posizione, percependo l'ingerenza come un'offesa alla propria sovranità giudiziaria.
Gli altri detenuti lo avevano immediatamente avvertito: «Ehi, dicono che ti daranno otto mesi, ragazzo». La prospettiva di vedere quasi decuplicata la propria detenzione per un'iniziativa non richiesta ha reso quei giorni ancora più angoscianti. «Con la grazia di Dio, sono riuscito a uscire. Non ho lasciato che questo mi rendesse insensibile», ha concluso Rocky, sottolineando come abbia voluto restituire l'affetto ricevuto attraverso iniziative benefiche: un concerto per i rifugiati e le comunità africane delle periferie svedesi.
La dimostrazione più eloquente della sua resilienza? Appena cinque mesi dopo la scarcerazione, A$AP Rocky è tornato a esibirsi proprio in Svezia, trasformando un trauma in opportunità di riconciliazione. Quanto a Trump, secondo indiscrezioni, non avrebbe preso affatto bene il fatto che il rapper non l'abbia mai ringraziato pubblicamente per un intervento che, stando alle parole dello stesso Rocky, gli ha causato più danni che benefici. Dopo otto anni di silenzio discografico segnati da vicende giudiziarie e personali – tra cui la relazione con Rihanna e la paternità – il ritorno del rapper con Don't Be Dumb assume il sapore di una rinascita conquistata sul campo, lontano dai riflettori politici e dai salvatori improvvisati.
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