Addio a Riondino, Guzzanti: "Eravamo parenti"

Roma saluta David Riondino nella chiesa degli Artisti: amici, colleghi e ammiratori riuniti in un lungo applauso per il poeta-cantautore scomparso a 73 anni.

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Autore: Redazione ,
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Roma si è fermata per dare l'ultimo saluto a David Riondino, il poeta-cantautore-attore che ha attraversato decenni di cultura italiana con ironia, leggerezza e un talento fuori dal comune. La chiesa degli Artisti, cuore pulsante della comunità creativa della Capitale, ha accolto oggi la bara tra un lungo, commosso applauso che vale più di mille parole. Riondino si è spento domenica scorsa a 73 anni, lasciando un vuoto enorme in chi lo ha conosciuto sul palco, dietro le quinte e nella vita di tutti i giorni.

La navata si è riempita di volti noti e di semplici ammiratori, uniti dallo stesso dolore. Tra i presenti, il politico Nichi Vendola, il comico Dario Vergassola, Sabina e Corrado Guzzanti, l'attore Antonio Catania, il musicista Stefano Bollani, il politico Gianni Cuperlo e l'attore e regista Vincenzo Salemme. Un parterre che racconta meglio di ogni biografia quanto fosse trasversale l'affetto per Riondino: artisti, intellettuali, politici, tutti riuniti sotto lo stesso tetto a ricordarlo.

A colpire di più sono stati i ricordi personali, quelli che vanno oltre la dimensione professionale. Corrado Guzzanti ha rivelato un legame profondissimo: "Nel mio caso David era quasi un parente, è stato compagno di mia sorella per tantissimi anni. Quindi oltre ad aver lavorato insieme a teatro, ci sono stati Capodanni, Natali, Pasque. È veramente difficile accettare questa cosa." Guzzanti ha poi aggiunto una speranza che suona come un auspicio collettivo: che le generazioni più giovani possano riscoprire la grandezza poetica di Riondino, la sua capacità unica di portare leggerezza anche sui temi più profondi.

"Era sempre in ritardo, è riuscito a stare una volta dieci giorni senza mettere l'ora indietro. Però lo aspettavano, lo aspettavano." — Dario Vergassola

Il momento più toccante — e inevitabilmente strappato tra le lacrime e qualche sorriso, come avrebbe voluto lui — è arrivato con il ricordo di Dario Vergassola, che ha scelto di omaggiare l'amico con un aneddoto esilarante e affettuoso. "Pur facendo 150mila spettacoli, David era talmente intelligente che a volte inciampava in cose estremamente banali", ha raccontato Vergassola, descrivendo la volta in cui Riondino, ricevuto un fax con la sigla "TN", si diresse a Terni invece che a Trento. Un equivoco da commedia, perfettamente in linea con il personaggio.

Vergassola ha poi aggiunto la battuta più amara e tenera della giornata: "Questo deve essere l'unico giorno che arriva in orario", un riferimento alla leggendaria puntualità creativa di Riondino, capace di girare i teatri italiani con sistematico ritardo eppure sempre atteso, sempre perdonato, sempre amato. Perché quando arrivava, ne valeva la pena.

David Riondino lascia un'eredità artistica che spazia dalla musica d'autore alla poesia, dal teatro alla televisione, con una carriera che lo ha visto collaborare con i più grandi nomi della scena culturale italiana. La sua figura rara di intellettuale capace di farsi capire da tutti, di poeta che non disdegnava la battuta, di artista che prendeva sul serio il lavoro ma mai se stesso, è oggi più preziosa che mai. Che la chiesa degli Artisti lo abbia accolto con un applauso è il tributo più giusto che Roma potesse tributargli.

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