Una carriera lunga oltre sessant'anni, una voce inconfondibile e una schiettezza che non conosce filtri: Al Bano Carrisi torna a far parlare di sé con rivelazioni sorprendenti che spaziano dalla cronaca internazionale al mondo dello spettacolo italiano. Ospite del programma radiofonico Un giorno da pecora, il cantante di Cellino San Marco ha svelato un episodio inedito della sua vita — quello che lui stesso definisce un vero e proprio sequestro a Teheran — sullo sfondo di un Iran tornato prepotentemente al centro dell'attenzione mondiale dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio 2026. Ma non si è fermato qui: Al Bano ha colto l'occasione per tornare a parlare di Sanremo, della sua "sanremite acuta" e delle speranze riposte nella nuova gestione del Festival.
Il racconto più sorprendente riguarda la sua terza visita in Iran, avvenuta nei primi anni Settanta, quando la rivoluzione dei pasdaran stava appena prendendo forma. Nei due viaggi precedenti — il primo nel 1969, il secondo nel 1971 — la sua accoglienza era stata trionfale. "C'erano 50mila persone ad aspettarmi all'aeroporto di Teheran", ha raccontato con quella verve narrativa che lo contraddistingue, descrivendo macchine che lo seguivano, clacson impazziti e fan che urlavano le sue canzoni per le strade della capitale iraniana. Accanto a lui, in quei viaggi memorabili, anche Romina Power. La sorella dello Scià in persona lo aveva chiamato per la seconda tournée, segno di quanto la sua fama fosse straordinariamente trasversale.
La terza visita si trasformò però in un incubo inaspettato. Appena atterrato, Al Bano percepì immediatamente che qualcosa non andava. Il motivo della sua "reclusione forzata" — un mese intero rinchiuso in hotel — fu essenzialmente una disputa economica: gli organizzatori si rifiutarono di pagarlo e di restituirgli gli impianti luci e audio che, all'epoca, gli artisti erano soliti portare con sé durante i tour. "Fui il primo sequestrato a Teheran", ha affermato con orgoglio quasi paradossale, collegando quell'episodio all'ascesa dei pasdaran che stava cambiando radicalmente il volto del Paese.
Chiuso il capitolo mediorientale, Al Bano ha inevitabilmente puntato i riflettori su Sanremo 2027 e sul passaggio di consegne tra Carlo Conti e Stefano De Martino. La sua frustrazione nei confronti dei precedenti direttori artistici è nota e ben documentata: già in passato aveva accusato Amadeus di averlo illuso per poi escluderlo dalla gara dei Big, salvo poi ripetere la stessa esperienza con Conti durante le edizioni successive. Un dolore che evidentemente non si è ancora rimarginato del tutto.
Eppure, davanti al nuovo corso che si apre con De Martino alla guida del Festival di Sanremo, Al Bano sembra aver ritrovato entusiasmo e voglia di rimettersi in gioco. Quello che sarebbe il suo sedicesimo approdo all'Ariston rimane un obiettivo dichiarato, quasi un'ossessione benevola. Ha ammesso di non aver ancora contattato direttamente il conduttore napoletano — "Ancora no, ancora no", ha precisato ridendo — ma la volontà di tornare sul palco dell'Ariston è più viva che mai.
Con la sua ironia pungente e la consueta franchezza, il cantante pugliese continua a ricordare a tutti che il vero giudice della sua carriera è sempre stato il pubblico — e il pubblico, secondo lui, è sempre rimasto dalla sua parte. Ora che le redini della kermesse musicale più importante d'Italia passano a nuove mani, le chance di vederlo finalmente tornare in gara sembrano concretamente aumentate. I fan del leone di Cellino San Marco, insomma, possono sperare.
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