Un'aggressione apparentemente insensata ha strappato la vita ad Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, colpito mortalmente con una coltellata all'addome nel parcheggio riservato ai dipendenti ferroviari della stazione di Bologna. L'episodio si è verificato nella serata del 5 gennaio, mentre la vittima si trovava nel suo giorno di riposo e stava semplicemente dirigendosi verso la propria automobile. A distanza di poche ore, la Polizia di Stato ha fermato il presunto responsabile a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, ponendo fine a una fuga durata meno di ventiquattro ore.
L'uomo fermato davanti alla stazione ferroviaria di Desenzano è Marin Jelenic, un cittadino croato di 36 anni con un passato segnato da precedenti per aggressioni e possesso di armi da taglio. Al momento del fermo, Jelenic era privo di documenti di identità e la sua identificazione è stata possibile solo grazie a un sofisticato sistema di comparazione delle impronte digitali utilizzato dagli agenti del commissariato locale. La sua reazione all'arresto è stata tanto inquietante quanto criptica: "So di essere ricercato, ma non esattamente per che cosa", avrebbe dichiarato agli investigatori.
La ricostruzione degli spostamenti del sospettato dopo l'omicidio rivela una fuga caotica attraverso diverse località del nord Italia. Subito dopo aver colpito mortalmente Ambrosio, Jelenic sarebbe salito su un treno diretto verso Milano, scendendo però a Fiorenzuola d'Arda, dove il suo comportamento ha attirato l'attenzione per il disturbo arrecato agli altri passeggeri. In quel momento, tuttavia, il suo nome non era ancora collegato all'omicidio avvenuto a Bologna.
Le telecamere di sorveglianza della stazione Centrale di Milano lo hanno immortalato poco dopo le 22:30 di lunedì sera, mentre già si trovava in movimento verso il capoluogo lombardo. Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe riuscito successivamente a salire su un altro convoglio per Milano, dove avrebbe trascorso le ore notturne nella zona di Niguarda. La mattina successiva, un autobus lo ha portato fino a Desenzano del Garda, dove la sua corsa si è definitivamente interrotta.
Uno degli elementi più inquietanti dell'intera vicenda riguarda la dinamica dell'aggressione. Le ricostruzioni investigative suggeriscono che Jelenic avrebbe seguito Ambrosio per diversi minuti prima di colpirlo, muovendosi nel piazzale ovest della stazione bolognese in un'area che, per ironia della sorte, avrebbe dovuto garantire maggiore sicurezza essendo riservata esclusivamente al personale ferroviario. Il capotreno non aveva alcuna possibilità di immaginare il pericolo che lo stava seguendo nel tragitto verso il parcheggio.
Al momento, gli inquirenti non hanno ancora individuato un movente chiaro che possa spiegare l'omicidio. L'assenza di una relazione apparente tra vittima e aggressore, unita alla brutalità del gesto, rende questo delitto particolarmente sconcertante. Le autorità stanno proseguendo nelle indagini per comprendere se si sia trattato di un atto completamente casuale o se esistano connessioni ancora da scoprire tra i due uomini. La comunità ferroviaria e quella bolognese restano sotto shock per una violenza che ha colpito un giovane lavoratore nel giorno che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo.
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