Brancale a Sanremo 2026: «Io e mamma, la festa»

Serena Brancale torna a Sanremo con "Qui con me", una canzone dedicata alla madre Maria, scomparsa nel 2020, tra ricordi intimi e amore filiale.

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Autore: Redazione ,

C'è un momento che Serena Brancale porta dentro di sé come un talismano: otto anni, uscita da scuola di flamenco, e quella figura di sua madre seduta in macchina ad aspettarla, vista attraverso il vetro della porta. Un'immagine fugace, silenziosa, che per lei racchiude il significato stesso dell'amore. È questo bagaglio intimo e prezioso che la cantante barese ha scelto di portare sul palco dell'Ariston per la sua terza partecipazione al Festival di Sanremo, con la canzone Qui con me, dedicata alla madre Maria, scomparsa nel 2020 a soli 66 anni.

Una scelta coraggiosa e radicalmente diversa rispetto all'energia travolgente che l'aveva contraddistinta l'anno scorso con Anema e core, brano diventato un piccolo fenomeno virale capace di rilanciare la sua carriera a livello nazionale. Questa volta Brancale spegne i riflettori sulla performer e accende quelli sull'essere umano, sulla figlia. Niente coreografie, niente costumi d'effetto: solo lei, un microfono e la verità. «Non voglio indossare maschere, solo raccontare la verità. La mia voce sarà l'unica protagonista sul palco. La performance sarà essenziale, senza coreografie, perché voglio che il cuore del brano arrivi diretto senza distrazioni», ha dichiarato la cantante.

La storia di Maria è, in qualche modo, anche la storia di Serena. Nata in Venezuela, arrivata in Italia da bambina a Ceglie del Campo, in provincia di Bari, la madre era «l'artista del paese», dotata di una voce bellissima e di un'energia contagiosa. Proprio a lei si deve l'imprinting artistico di Serena: lezioni di flamenco, danza del ventre, balli latinoamericani. E poi il canto, il violino, le ore in macchina tra una scuola e l'altra. «Ballavamo in camera, in salotto. A casa nostra era sempre festa, bastavamo io e mia madre a fare festa», ha raccontato la cantante.

La stessa Maria conobbe il padre di Serena, Agostino Brancale, calciatore di serie C, ascoltando le cassette di Pino Daniele. Da quell'incontro nacque una famiglia a Valenzano: prima la sorella Nicole, poi Serena sette anni dopo. Una bambina ubbidiente, ordinata, che studiava al liceo classico perché la madre aveva deciso così, nonostante lei avrebbe preferito l'istituto artistico. «La massima trasgressione è stata un piercing alla lingua», ha confessato con autoironia.

«Mi guardo le mani, il sorriso, e vedo lei. Ci sono cose che non sopportavo del suo modo di parlare, e ora sono diventata esattamente come lei»

Oggi quella somiglianza, un tempo vissuta forse con qualche resistenza adolescenziale, è diventata un rifugio. Serena indossa le scarpe della madre — stesso numero, il 37 — i suoi vestiti, i suoi cappelli. E ha creato su WhatsApp delle GIF con i video di Maria: una mentre prepara le melanzane, un'altra in cui si volta verso la telecamera con sguardo fisso. Sotto quella seconda gif ha scritto «ti sto guardando», e la manda ai fratelli nei momenti difficili. Un modo tenero e concreto di tenere viva una presenza che non può tornare.

Nel testo di Qui con me c'è un verso che sintetizza tutto: «Due gocce d'acqua che non si perdono nel mare mai». La canzone nasce anche da una lettera che Serena ha consegnato ai giornalisti durante una conferenza stampa a Milano, parole scritte direttamente alla madre: «Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiamo bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all'aria, con una canzone, con la mia voce, che l'aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo».

Non è la prima volta che un artista a Sanremo sceglie di elaborare un lutto attraverso la musica, ma la specificità di questo racconto — fatto di dettagli piccoli e quotidiani, di gesti ripetuti, di voci che si somigliano sempre di più — tocca una corda universale. «È una cosa che mi ferisce, una ferita che rimane ma che ho metabolizzato», ha spiegato Brancale, con quella serenità che si conquista solo dopo un lungo cammino attraverso il dolore.

Per Serena, il palco dell'Ariston diventa dunque uno spazio di riconciliazione e di omaggio, un modo per far sapere a sua madre — ovunque essa sia — che il suo insegnamento è vivo in ogni nota, in ogni passo di danza, in ogni parola cantata. Dopo Sanremo, sarà interessante vedere se questo nuovo capitolo più intimo e riflessivo della sua carriera aprirà le porte a un album ancora più personale: una voce come la sua, finalmente pronta a togliersi ogni maschera, merita di essere ascoltata senza filtri.

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