Quarant'anni fa, il 18 novembre 1985, faceva il suo debutto sulle pagine dei quotidiani americani una striscia destinata a rivoluzionare per sempre il panorama del fumetto umoristico: Calvin and Hobbes di Bill Watterson. In un'epoca in cui i comic strip stavano già perdendo terreno, questo racconto dell'amicizia tra un bambino di sei anni iperattivo e la sua tigre di pezza – reale solo nella mente di Calvin – conquistò milioni di lettori con un mix unico di umorismo surreale, avventure immaginarie e riflessioni filosofiche sorprendentemente profonde. La serie durò appena un decennio, conclusa volontariamente da Watterson nel 1995 proprio nel momento di massima popolarità, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del fumetto d'autore e trasformando Calvin e Hobbes in un cult intramontabile per generazioni di lettori.
Lee Salem, l'editor che scoprì e seguì la striscia per Universal Press Syndicate, ricordava in un'intervista del 2005 alla NPR l'impatto immediato del lavoro di Watterson: "Mi tolse letteralmente il fiato quando lo lessi per la prima volta. Era fresco, divertente, il tratto artistico era forte, e c'era questo ragazzino archetipico che viveva una vita che alcuni di noi hanno vissuto, volevano vivere o ricordavano di aver vissuto". La risposta in redazione fu unanime e immediata: si trattava di qualcosa di speciale, diverso da qualsiasi altra striscia in circolazione.
Ciò che distingueva Calvin and Hobbes dai predecessori illustri come Charlie Brown o Dennis the Menace era proprio questa capacità di Watterson di mescolare perfettamente il comico, il fantastico e il profondo. Salem stesso individuava in Calvin echi più di Tom Sawyer e Huck Finn che dei personaggi tradizionali dei comic strip. Hobbes, la tigre che diventa un animale di pezza inerte in presenza di altri personaggi, funzionava come alter ego filosofico di Calvin, offrendo commenti ironici sulle avventure folli del bambino e bilanciando il suo caos creativo con osservazioni acute sulla natura umana.
Salem ricordava con particolare affetto una strip in cui Calvin, a letto con la febbre e il termometro in bocca, guarda una soap opera televisiva piena di tradimenti e adulteri. Nella vignetta finale, il bambino si rivolge al lettore con un sorriso smagliante e commenta: "A volte imparo di più quando sto a casa da scuola che quando ci vado". Una gag che scatenò persino qualche lettera di protesta da lettori che accusavano la striscia di incoraggiare i bambini a saltare la scuola per guardare programmi per adulti, dimostrando quanto il senso dell'ironia sfuggisse ad alcuni ma fosse perfettamente chiaro ai fan più devoti.
La componente filosofica della serie emerge in momenti apparentemente semplici: Calvin e Hobbes seduti sull'erba sotto un albero, con la tigre che chiede "Pensi che esista Dio?". Dopo un momento di riflessione condivisa, la risposta di Calvin è tipicamente sua: "Sì, ma qualcuno ce l'ha con me". Queste combinazioni di domande esistenziali e risposte bambinesche rappresentavano il cuore pulsante della striscia, capace di far ridere e riflettere contemporaneamente.
La domanda che generazioni di lettori si sono posti – Hobbes è reale o no? – trova in Salem una risposta perfetta: "Lo è per me, e ovviamente lo è per Calvin. Se lo sia anche per gli altri personaggi resta una questione aperta". Questa ambiguità rappresentava uno dei grandi punti di forza della serie: Bill Watterson aveva la straordinaria capacità di rendere reale l'immaginazione infantile, trasformando la vita fantastica di Calvin in qualcosa di tangibile per il lettore senza mai tradire la logica interna della storia.
Quando Watterson decise di concludere la striscia nel 1995, all'apice del successo, dichiarò di voler esplorare una tela più ampia dei quattro pannelli quotidiani e lavorare "a un ritmo più riflessivo". Da allora, il creatore di Calvin and Hobbes ha prodotto pochissimi lavori pubblici, mantenendo un profilo estremamente riservato e rarissime interviste, scelta che ha solo accresciuto l'aura leggendaria attorno alla sua opera. Lee Salem, che continuò a seguire la striscia fino alla sua conclusione, è scomparso nel 2019, ma la sua testimonianza resta fondamentale per comprendere l'impatto culturale di una delle più grandi opere del fumetto umoristico americano, ancora oggi fonte di ispirazione per generazioni di lettori e cartoonist in tutto il mondo.
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