Caso David Rossi, la perizia cambia tutto

La morte di David Rossi, capo comunicazione di Monte dei Paschi, potrebbe non essere un suicidio: una perizia parlamentare smentisce la versione ufficiale.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un caso che ha tenuto l'Italia con il fiato sospeso per oltre un decennio torna prepotentemente alla ribalta: la morte di David Rossi, capo dell'area comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, potrebbe non essere stato un suicidio. Una maxi perizia commissionata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta ha ribaltato la lettura ufficiale degli eventi, aprendo scenari inquietanti su quanto accadde la notte del 6 marzo 2013 negli uffici di Rocca Salimbeni a Siena. Le ferite sul volto del manager, a lungo ignorate o minimizzate, racconterebbero ora tutt'altra storia.

Al cuore della svolta investigativa c'è una constatazione che lascia poco spazio all'interpretazione: le lesioni rilevate sul volto di Rossi non sono compatibili con una caduta da una finestra. Lo ha stabilito con certezza la consulenza guidata dal perito Roberto Manghi, il cui lavoro sarà presentato ufficialmente alla Commissione parlamentare martedì 24. Secondo il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, quelle ferite sarebbero invece il risultato diretto di una colluttazione fisica avvenuta all'interno dello studio del manager, prima che il suo corpo precipitasse nel vuoto.

I dettagli ricostruiti dagli esperti sono agghiaccianti nella loro precisione: l'aggressione sarebbe durata tra i 15 e i 20 secondi e avrebbe coinvolto una o due persone ancora non identificate. La scena del crimine, stando alla perizia, sarebbe dunque l'ufficio stesso di Rossi, dove si sarebbe consumata la violenza fisica prima della caduta — o dell'essere stato gettato — dalla finestra.

Le lesioni al volto di David Rossi potrebbero essere state sottovalutate o ignorate per anni, oppure interpretate in modo del tutto errato.

Uno degli elementi più sorprendenti emersi dalla maxi perizia riguarda la metodologia adottata: i consulenti hanno utilizzato manichini all'interno dell'ufficio per simulare le diverse dinamiche della caduta, includendo anche l'ipotesi che il corpo possa essere stato appeso fuori dalla finestra prima di precipitare. Un approccio sperimentale che ha permesso di confrontare le diverse variabili e di escludere con maggiore certezza la tesi del gesto volontario.

Tuttavia, ciò che colpisce forse ancora di più è che molti di questi elementi erano già presenti nelle perizie precedenti. La caduta dell'orologio di Rossi, avvenuta in anticipo rispetto a quella del corpo, le lesioni al volto documentate fin dall'inizio: indizi che erano lì, davanti agli occhi degli inquirenti, ma che sarebbero stati trascurati o interpretati frettolosamente come compatibili con il suicidio. La maxi perizia non ha tanto scoperto elementi nuovi, quanto rimesso insieme con rigore scientifico un puzzle già esistente, facendone emergere un quadro radicalmente diverso.

La Commissione parlamentare spinge ora con decisione verso una riapertura formale delle indagini, sostenendo che l'ipotesi dell'omicidio non solo sia plausibile ma risulti supportata dall'insieme delle prove tecniche disponibili. Il caso Rossi, intrecciato con uno dei periodi più turbolenti della storia di Monte dei Paschi di Siena — l'istituto bancario più antico del mondo, al centro di scandali finanziari di portata nazionale — potrebbe dunque riscrivere completamente la propria conclusione giudiziaria. Martedì, con la presentazione ufficiale della maxi perizia, si aprirà un nuovo e decisivo capitolo.

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