Caso Garlasco: incidente probatorio su Dna e Sempio

L'incidente probatorio sul caso Garlasco si conclude dopo quattro ore. Gli atti e i risultati delle analisi della perita Albani passano alla Procura di Pavia.

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Autore: Redazione ,
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L'incidente probatorio sul caso di Garlasco si è formalmente concluso dopo un'udienza durata circa quattro ore, ma la vicenda è ben lontana dall'essere archiviata. Ora gli atti, compresi i risultati delle analisi scientifiche condotte dalla perita Denise Albani, passeranno nelle mani della Procura di Pavia guidata dal procuratore Fabio Napoleone. Sarà il pubblico ministero a decidere il destino di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta su un delitto che continua a tormentare l'opinione pubblica italiana dopo diciotto anni.

Il punto centrale dell'indagine resta quel frammento di materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, la ventiseienne uccisa nell'estate del 2007. La perizia di novanta pagine elaborata dalla genetista Albani ha stabilito che il profilo di DNA è compatibile con la linea genetica paterna della famiglia Sempio. Tuttavia, lo stesso documento scientifico evidenzia numerose criticità: si tratta di una traccia parziale, mista e non consolidata, che non ha potuto essere replicata con risultati identici.

La difesa di Sempio, rappresentata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, ha espresso piena soddisfazione per l'esito degli accertamenti. Secondo Cataliotti, esiste un "vulnus" di partenza che rende il risultato "giuridicamente inutilizzabile", sottolineando come sia impossibile arrivare a un punto fermo nell'identificazione del materiale genetico. L'indagato, che non era presente in aula, è stato risparmiato dall'esposizione mediatica che ha caratterizzato questa fase processuale.

Il caso Garlasco continua a sconvolgere vite dopo diciotto anni

La vera sorpresa dell'udienza davanti alla giudice Daniela Garlaschelli è stata la presenza di Alberto Stasi, l'unico condannato per l'omicidio della giovane che all'epoca dei fatti era la sua fidanzata. Stasi, che sta terminando di scontare una pena definitiva di sedici anni in regime di semilibertà, si è presentato in tribunale accompagnato dai suoi legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis. "Non posso parlare, per favore lasciatemi andare", ha dichiarato schivando le domande dei giornalisti, mentre i suoi avvocati hanno spiegato che per lui era fondamentale essere presente dopo undici anni di discussioni su quel DNA.

L'apparizione di Stasi non è passata inosservata e ha suscitato reazioni contrastanti. L'avvocato Domenico Aiello, difensore dell'ex procuratore di Pavia Mario Venditti indagato in un filone parallelo dell'inchiesta, ha parlato di "grave violazione del Codice di procedura penale", chiedendosi polemicamente in quale veste Stasi fosse registrato al verbale: "spettatore abusivo o talent scout o osservatore interessato".

Nel fascicolo investigativo confluirà anche un altro elemento emerso nel corso degli accertamenti: il DNA di Alberto Stasi trovato su una cannuccia di Estathe nella spazzatura repertata sulla scena del crimine. Un dettaglio che aggiunge ulteriori interrogativi a una vicenda già di per sé intricatissima, dove ogni elemento scientifico sembra aprire nuove domande invece di fornire risposte definitive.

La famiglia di Chiara Poggi, rappresentata dagli avvocati Francesco Compagna e Gianluigi Tizzoni, continua a vivere questa vicenda con estremo disagio. "Gli accertamenti sono stati fatti, siamo a questo punto. Forse sono necessari ma finiscono con lo sconvolgere la vita delle persone", ha dichiarato Compagna, denunciando anche un'attenzione morbosa e la strumentalizzazione della vicenda. Il legale ha rivelato di ricevere sui social "insulti e attacchi", auspicando maggiore riservatezza per tutte le persone coinvolte.

La famiglia della vittima, nonostante le nuove indagini, resta fermamente convinta della colpevolezza di Stasi. Compagna ha ricordato che per l'ex studente della Bocconi sarebbe comunque stata praticabile l'ipotesi di una richiesta di revisione della sentenza di condanna, suggerendo implicitamente che questa strada potrebbe rappresentare la sede più appropriata per rimettere in discussione il caso.

Ora la palla passa alla Procura di Pavia, che dovrà valutare se gli elementi raccolti siano sufficienti per chiedere il rinvio a giudizio di Sempio oppure se archiviare l'indagine. Quest'ultima ipotesi appare decisamente improbabile, considerando l'investimento investigativo e mediatico sul caso. Resta il fatto che dopo diciotto anni, il delitto di Garlasco continua a generare più dubbi che certezze, tra risultati scientifici controversi, interpretazioni contrapposte e vite sconvolte da una vicenda che sembra non trovare mai una conclusione definitiva.

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