Chiara Ferragni a processo per truffa: parla la difesa

Chiara Ferragni rischia un anno e 8 mesi di reclusione per truffa aggravata nei casi Pandoro e uova di Pasqua. Sentenza attesa per il 14 gennaio.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il caso che ha scosso il mondo degli influencer italiani arriva al momento decisivo: Chiara Ferragni rischia una condanna a un anno e 8 mesi di reclusione nel processo per truffa aggravata legato al cosiddetto "Pandoro Gate" e al caso delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Oggi, nell'aula di tribunale di Milano, si è consumato l'atto finale con le arringhe difensive dell'imprenditrice digitale, che da sempre si proclama innocente. Il processo, celebrato con rito abbreviato a porte chiuse, vede sul banco degli imputati anche l'ex collaboratore Fabio Damato e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia. La sentenza è attesa per il 14 gennaio e potrebbe segnare un punto di svolta non solo per la carriera dell'influencer più famosa d'Italia, ma per l'intero settore della pubblicità sui social media.

L'imprenditrice è arrivata questa mattina in tribunale con largo anticipo rispetto all'inizio dell'udienza, accompagnata dai suoi legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana. La difesa ha puntato tutto su un'argomentazione chiave: non ci sono stati artifici né raggiri, elementi essenziali per configurare il reato di truffa aggravata. "La truffa aggravata prevede artifici e raggiri e in questa vicenda non ce ne sono stati", ha dichiarato l'avvocato Iannaccone durante la sua arringa, citando anche le mail intercorse tra Ferragni e Balocco per supportare la tesi difensiva.

Secondo i legali dell'influencer, al massimo si potrebbe parlare di pubblicità ingannevole, questione per la quale la loro assistita avrebbe già provveduto ai risarcimenti nelle sedi appropriate. I difensori hanno invocato il principio del "ne bis in idem": non si può essere puniti due volte per la stessa condotta. Un argomento tecnico ma potenzialmente decisivo per l'esito del processo.

"Chiara è innocente da qualunque punto di vista si guardi questa vicenda. Non c'è reato"

Al centro della controversia ci sono due operazioni commerciali che avrebbero fruttato profitti per circa 2,2 milioni di euro: il Pandoro Balocco Pink Christmas del 2021-2022 e le uova di Pasqua Dolci Preziosi. Secondo l'accusa della Procura di Milano, coordinata dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, Ferragni avrebbe ingannato i suoi 30 milioni di follower facendo credere che l'acquisto di questi prodotti, venduti a un prezzo maggiorato, includesse una componente benefica significativa. I pubblici ministeri sostengono che l'influencer abbia avuto un "ruolo preminente" nelle campagne e che alle sue società spettasse "l'ultima parola" negli accordi commerciali.

Particolarmente rilevante nel processo è l'aggravante della "minorata difesa" degli utenti online. Se questa aggravante dovesse cadere, potrebbe comportare proscioglimenti per mancanza di querele. L'avvocato della parte civile, Aniello Chianese della 'Casa del consumatore', ha però difeso questa impostazione sostenendo che i follower si fidano ciecamente degli influencer e quando questi ultimi consigliano un acquisto, lo fanno senza porsi troppe domande. La Procura ha inoltre sottolineato come il messaggio "fai non un buon Natale, ma un Natale buono" fosse studiato per spingere i consumatori all'acquisto facendo leva sulla beneficenza.

Le indagini hanno portato alla luce una serie di comunicazioni dalle quali emergerebbe che quando i clienti chiedevano quale quota del prezzo maggiorato sarebbe andata in beneficenza, i responsabili di Balocco non rispondevano o evitavano la domanda. Lo stesso schema si sarebbe ripetuto per le uova di Pasqua. Durante le sue dichiarazioni spontanee del 25 novembre, Ferragni aveva però respinto ogni accusa: "Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato". Secondo la sua versione, si sarebbe al massimo trattato di errori di comunicazione.

L'imprenditrice digitale ha già chiuso il fronte amministrativo della vicenda, effettuando risarcimenti e donazioni per complessivi 3,4 milioni di euro. Una mossa che potrebbe essere interpretata come ammissione di responsabilità dalla Procura, ma che la difesa presenta come prova della buona fede e della volontà di rimediare a eventuali incomprensioni comunicative. All'uscita dal tribunale, gli avvocati Iannaccone e Bana si sono mostrati fiduciosi: "Abbiamo presentato gli elementi a favore dell'innocenza di Chiara e aspettiamo la conclusione da parte degli altri difensori. Abbiamo sostenuto che è innocente per molteplici ragioni, le abbiamo rassegnate al giudice".

Il caso Ferragni ha già avuto ripercussioni significative sul panorama dell'influencer marketing italiano, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle collaborazioni commerciali e sui limiti della pubblicità sui social media. Indipendentemente dall'esito del processo, questa vicenda ha segnato un punto di non ritorno per il settore, spingendo molti content creator a rivedere le proprie pratiche comunicative e gli accordi commerciali. La sentenza del 14 gennaio non rappresenterà solo un verdetto su Chiara Ferragni, ma potrebbe stabilire un precedente importante per tutti gli influencer italiani e per il futuro della pubblicità digitale nel nostro Paese.

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