È morto Franco Amoroso, costretto a terra in ospedale

Un uomo di 57 anni, malato terminale di tumore, è deceduto dopo essere stato costretto a sdraiarsi sul pavimento del Pronto Soccorso per mancanza di letti.

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Autore: Redazione ,
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Il dramma della sanità italiana si tinge di un dolore ancora più profondo con la scomparsa di Franco Amoroso, l'uomo di 57 anni che solo pochi giorni fa era diventato simbolo involontario del collasso del Sistema Sanitario Nazionale attraverso una foto shock: quella che lo ritratta costretto a sdraiarsi sul pavimento del Pronto Soccorso dell'ospedale di Senigallia, su una coperta stesa dalla moglie, perché non c'erano né letti né barelle disponibili per lui. L'uomo, malato terminale di tumore al colon, è deceduto per un aggravamento improvviso delle sue condizioni, prima di poter iniziare la nuova terapia oncologica che aveva accettato appena il giorno precedente alla morte.

"Il mio amato Franco non è più con noi", ha dichiarato la moglie Cecilia al Corriere Adriatico, con parole strazianti. "Eravamo stati giovedì all'Oncologia di Torrette e venerdì aveva mandato l'email per accettare la terapia, che a breve avrebbe iniziato. Ma forse è meglio così, di dolori ne ha sopportati tanti, troppi". Una frase che racchiude tutta l'amarezza di chi ha visto la persona amata combattere non solo contro la malattia, ma anche contro un sistema sanitario al collasso.

La vicenda risale a lunedì 12 gennaio, quando Franco si presenta in Pronto Soccorso alle 8:20 del mattino con codice arancione. Il tumore al colon in fase terminale gli provocava dolori lancinanti quando stava seduto, eppure per tre ore interminabili è stato costretto a rimanere su una sedia di metallo, senza alcun intervento. Alle 11:30 finalmente arriva la visita medica con l'applicazione di un catetere urgente: gli vengono drenati un litro e 800 di urine accumulate. Erano passate cinque ore dal suo ingresso.

Questo essere umano deve stare ancora seduto, in attesa, su una sedia di metallo, mentre sua moglie continua a chiedere una barella che non arriva mai

Alle 13:45 viene sottoposto a un'ecografia con relativa visita, ma la situazione non migliora: Franco continua a non trovare un posto dove potersi stendere. Paolo Battisti, coordinatore del Movimento 5 Stelle che ha raccontato pubblicamente la vicenda su richiesta della moglie, ricostruisce quelle ore drammatiche: "Cecilia continua a chiedere una lettiga su cui far stendere il marito, ma la risposta è sempre la stessa: 'Non ce ne sono disponibili'. L'umiliazione che deve subire questo essere umano non è immaginabile, ma è così esausto che anche il pavimento è meglio della sofferenza acuta".

Solo alle 16, dopo circa otto ore trascorse nel corridoio davanti alla stanza delle ecografie, un'infermiera riesce finalmente a procurare una barella per Franco. Ma l'odissea non termina: le dimissioni arrivano alle 19, quasi undici ore dopo l'ingresso in ospedale. "Una odissea che neanche in ospedale di un Paese in guerra un assistito dovrebbe subire", ha denunciato Battisti.

La moglie ha voluto precisare a La Stampa che non è sorpresa dal clamore mediatico: "Ne succedono di ogni nei pronti soccorsi. Ma una cosa la dico: le tasse le paghiamo tutti, i dirigenti dovrebbero fare qualcosa per evitare tutto ciò". E ha aggiunto: "Io non sono arrabbiata solo per Franco ma anche per tutte le persone che stavano aspettando lì, qualcuno anche dal giorno prima. C'è poco personale e chi lavora lo fa correndo".

Giovanni Stroppa, direttore generale dell'Azienda Sanitaria Territoriale di Ancona, ha presentato scuse ufficiali che la famiglia sostiene di non aver mai ricevuto, e ha avviato verifiche interne. Nel comunicato ufficiale si legge: "Sarà cura di questa Direzione analizzare tutte le circostanze che hanno indotto il paziente a dover optare per questa soluzione, cosa che appare di straordinaria gravità dal momento che analoga situazione non si è mai verificata presso l'Ospedale Principe di Piemonte di Senigallia".

Franco e Cecilia si erano trasferiti nelle Marche dal Veneto insieme ai due figli adolescenti per realizzare il sogno di una vita: aprire una struttura ricettiva nel verde, non lontano dal mare. Un progetto di serenità spezzato dalla diagnosi della malattia, e ora definitivamente infranto dalla sua morte. Il coordinatore del M5S ha puntato il dito contro le responsabilità sistemiche: "La crisi della sanità non può essere attribuita a medici, infermieri e Oss, che lavorano ogni giorno in condizioni estreme. La responsabilità è invece di uno Stato che non tutela chi opera nel settore sanitario e che continua a ridurre gli investimenti nella sanità pubblica, preferendo aumentare altre spese, come quelle militari".

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