Un cittadino pakistano di 31 anni è riuscito a evadere dal carcere Ernesto Mari di Trieste sfruttando una complessa sequenza di movimenti durante l'ora d'aria. Khan Nasir, considerato dalle autorità un soggetto pericoloso, si è dileguato nel tardo pomeriggio di ieri, scatenando una massiccia operazione di ricerca che ha coinvolto Polizia, Carabinieri e Polizia penitenziaria. Le forze dell'ordine hanno setacciato l'intera città, dal centro storico al Porto Vecchio, fino all'altopiano carsico e alle zone periferiche.
La dinamica della fuga rivela una pianificazione accurata. Secondo le ricostruzioni della stampa locale, il detenuto si sarebbe nascosto sotto un telone durante l'ora d'aria, aspettando il momento opportuno per agire indisturbato. Dalla zona dei "passeggi" avrebbe quindi scavalcato un muro interno dell'istituto penitenziario, riuscendo a raggiungere un'area di cantiere situata all'interno del perimetro carcerario.
Il cantiere edile si è rivelato il punto debole del sistema di sicurezza. Nasir avrebbe utilizzato dei ponteggi allestiti in un cortile interno recintato, posizionato tra il palazzo di giustizia e il carcere, per completare la sua fuga. Da lì l'accesso diretto a via Coroneo è stato relativamente semplice, permettendogli di uscire in strada prima delle ore 19.
La vicenda assume contorni ancora più inquietanti se si considera che l'evasione è avvenuta alla vigilia di un'udienza in tribunale. Secondo quanto riporta il sito Trieste Prima, il detenuto avrebbe dovuto comparire in aula proprio oggi, tanto che il direttore del carcere aveva espressamente richiesto misure di sicurezza rigorosissime per prevenire eventuali tentativi di fuga. Le ricerche del fuggitivo sono affidate alla Polizia penitenziaria.
Il background criminale di Nasir è legato al traffico di stupefacenti. Il pakistano, titolare di un permesso di soggiorno in attesa di rinnovo, era stato arrestato nel 2019 durante un'operazione condotta a Pordenone dalle autorità competenti. Da allora si trovava ristretto presso l'istituto triestino, fino all'evasione di ieri sera.
L'episodio riaccende i riflettori sulla situazione critica del sistema penitenziario italiano, particolarmente grave nel carcere di Trieste. Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, ha fornito dati allarmanti: la struttura ospita attualmente 243 reclusi a fronte di una capienza di appena 123 posti, con un sovraffollamento che sfiora il 200%.
Le risorse umane sono altrettanto insufficienti. Gli agenti di Polizia penitenziaria in servizio sono solo 126, quando secondo i parametri ne servirebbero almeno 182, configurando una carenza del 31%. "In altri termini, il doppio dei detenuti con un terzo del personale in meno", ha sottolineato De Fazio, evidenziando come il sistema regga solo grazie allo straordinario sacrificio e alla professionalità degli operatori.
Il rappresentante sindacale non ha risparmiato critiche alle istituzioni: gli agenti sono ormai stremati nelle forze e mortificati nel morale da uno Stato che, attraverso il Ministero della Giustizia, si comporta come un "patrigno" e un "caporale". Una situazione esplosiva che, secondo De Fazio, non si sa per quanto tempo ancora potrà reggere senza conseguenze ancora più gravi di un'evasione.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!