La battaglia legale della famiglia Trevallion si fa sempre più accesa: a sole 48 ore dall'avvio della perizia psicologica che dovrà stabilire la loro idoneità genitoriale, Nathan e Catherine hanno depositato un esposto formale contro l'assistente sociale nominata dal tribunale per tutelare i loro tre figli minori. Una mossa che accende i riflettori sulle modalità con cui è stata gestita l'intera vicenda della coppia inglese che viveva nei boschi abruzzesi e che da oltre due mesi è separata dai propri bambini.
Secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera, gli avvocati difensori Marco Femminella e Danila Solinas hanno presentato un'istanza all'ordine professionale degli assistenti sociali e all'ente regionale di competenza, contestando duramente l'operato di Veruska D'Angelo, la professionista incaricata di seguire il caso come curatrice dei diritti dei minori. Le accuse contenute nel documento sono pesanti: l'assistente sociale avrebbe "interpretato le proprie mansioni con negligenza" e avrebbe avuto un atteggiamento dichiaratamente "ostile" nei confronti della famiglia.
I legali denunciano in particolare la scarsa frequenza degli incontri: negli ultimi mesi la D'Angelo avrebbe visto i Trevallion e i loro figli soltanto cinque volte, un numero che secondo la difesa sarebbe del tutto inadeguato per valutare correttamente la situazione familiare. "Non ha svolto il proprio incarico con l'imparzialità richiesta dal ruolo", si legge nell'esposto, che mette in discussione l'intera gestione del caso da parte dei servizi sociali.
La situazione attuale è drammatica: dal 20 novembre scorso i tre bambini sono stati collocati in una casa di accoglienza a Vasto, dove vive anche la madre Catherine. Lei può vedere i figli solo "per un tempo estremamente limitato" tre volte al giorno, mentre il padre Nathan ha accesso ancora più ristretto, con tre visite settimanali. Una separazione forzata che si protrae da oltre sessanta giorni e che sta generando, secondo i difensori, uno stress insostenibile per tutti i membri della famiglia.
La perizia psicologica tanto attesa è stata fissata dal Tribunale dell'Aquila per il 30 gennaio, con tempi tecnici di ben 120 giorni per ottenere i risultati definitivi. Ma proprio questa tempistica viene contestata dallo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, che al quotidiano milanese ha dichiarato: "Assistiamo a un incredibile prolungamento del tempo del dolore di tutti a causa dei problemi tecnici della perizia". Cantelmi ha anche sollevato dubbi sulle modalità del prelevamento dei minori, rilevando "contraddizioni" nella gestione complessiva del caso.
L'avvocata Danila Solinas aveva già lanciato l'allarme nei giorni scorsi sulle condizioni psicologiche dei genitori: "Questi due genitori sono ormai in una situazione di enorme stress, situazione che non potrà non influire sull'esito di una consulenza". La legale sottolinea come Catherine viva da due mesi in un ambiente protetto con le proprie abitudini completamente stravolte, vedendo i figli per tempi limitatissimi, una condizione che rischia di compromettere l'obiettività della valutazione peritale stessa.
La vicenda della famiglia che aveva scelto di vivere in modo autosufficiente nei boschi abruzzesi continua dunque a sollevare interrogativi sulle procedure dei servizi sociali e sui tempi della giustizia minorile. Mentre la perizia muove i primi passi, l'esposto contro l'assistente sociale apre un nuovo fronte legale che potrebbe avere ripercussioni sull'intero procedimento e sulla credibilità delle valutazioni finora condotte.
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