Figlio di Federica Torzullo sentito dai pm

Il figlio di dieci anni è stato ascoltato dai pm in audizione protetta. Ha raccontato le tensioni crescenti tra i genitori nelle settimane prima dell'omicidio.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un mese dopo la tragica morte di Federica Torzullo, il figlio di dieci anni della coppia è stato ascoltato dai pubblici ministeri di Civitavecchia in un'audizione protetta che potrebbe rivelarsi cruciale per ricostruire la dinamica del femminicidio. Il bambino ha risposto alle domande degli inquirenti alla presenza del curatore speciale, del tutore legale e di uno psicologo, raccontando i rapporti sempre più tesi tra i genitori nelle settimane precedenti l'omicidio. L'obiettivo degli investigatori è fare luce sul clima domestico che ha preceduto il gesto estremo di Claudio Carlomagno, che ha confessato di aver ucciso la moglie ma che ora cerca di evitare l'ergastolo attraverso una strategia difensiva che sta sollevando polemiche.

Durante l'audizione, ai pm è stato chiesto di ricostruire in particolare le tensioni della sera precedente al femminicidio, quando il bambino era già stato accompagnato dai nonni materni. La coppia era in fase di separazione e, secondo quanto emerso finora, il clima in casa era caratterizzato da litigi frequenti e dissapori crescenti. Tuttavia, i familiari di Federica hanno sempre sostenuto una versione molto diversa da quella proposta dalla difesa dell'omicida.

Carlomagno ha infatti dichiarato agli inquirenti di aver ucciso Federica perché temeva che la separazione gli avrebbe fatto perdere il figlio. Questa "paura di perdere il bambino" è diventata il fulcro della strategia difensiva dell'uomo, che punta a far cadere la contestazione del reato di femminicidio, punibile con l'ergastolo, per ottenere invece una condanna per omicidio aggravato dal vincolo parentale, evitando così la pena massima.

La difesa punta a evitare l'ergastolo usando come argomento la "paura di perdere il figlio", ma i familiari di Federica smontano questa versione

Una ricostruzione che però trova l'opposizione netta dei parenti della vittima. I familiari di Federica hanno raccontato una realtà completamente diversa: secondo loro, non era assolutamente nelle intenzioni della donna privare Carlomagno del rapporto con il figlio. Al contrario, i due genitori si alternavano nella casa di famiglia proprio per non causare ulteriori traumi al bambino durante la fase di separazione, cercando di mantenere una parvenza di normalità per il piccolo.

Le indagini proseguono per chiarire tutti i dettagli della vicenda, nonostante la confessione dell'uomo. Gli inquirenti stanno ricostruendo meticolosamente la cronologia degli eventi e il contesto emotivo e relazionale in cui è maturato il femminicidio. La testimonianza del bambino, per quanto dolorosa, potrebbe fornire elementi decisivi per comprendere la reale natura dei rapporti tra i coniugi e smascherare eventuali tentativi di manipolazione della verità.

Il caso solleva ancora una volta l'attenzione sul dramma del femminicidio in Italia e sull'uso strumentale dei figli come giustificazione per gesti di violenza estrema. La strategia difensiva di Carlomagno, che cerca di trasformare il movente da femminicidio a "raptus" legato alla paura di perdere il figlio, rappresenta un tentativo di ridimensionare la gravità del reato che dovrà essere vagliato attentamente dalla magistratura. Nelle prossime settimane si attende l'udienza preliminare che dovrà decidere sulla qualificazione giuridica del reato e, di conseguenza, sulla pena da comminare all'omicida confesso.

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