Garlasco, Lovati sul sicario: "Coinvolti cardinali"

L'avvocato Lovati rilancia la teoria del sicario professionista per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa nel 2007. Le sue ricerche avrebbero minacciato esponenti ecclesiastici e politici.

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Autore: Redazione ,
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Il delitto di Garlasco torna a infiammare il dibattito televisivo con una teoria tanto dirompente quanto controversa. L'avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio, ha rilanciato negli studi di Lo Stato delle Cose la sua convinzione che dietro l'omicidio di Chiara Poggi ci sia un sicario professionista, inviato per zittire la 26enne che con le sue ricerche avrebbe rischiato di "mandare nella merda tutti, cardinali, politici". Una narrazione che riaccende i riflettori su uno dei casi di cronaca nera più seguiti degli ultimi vent'anni, quello della giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco, per cui è stato condannato in via definitiva l'ex fidanzato Alberto Stasi.

Durante il collegamento con Massimo Giletti lunedì 9 febbraio, Lovati ha ribadito la sua lettura alternativa dei fatti, sostenendo che l'omicidio sarebbe opera di un killer su commissione di una non meglio identificata organizzazione criminale. Il movente? Le ricerche che Chiara stava conducendo e che aveva salvato su una pendrive in suo possesso: materiale che spaziava dall'anoressia a temi ben più scottanti come violenza sessuale, droga e pedofilia. Secondo l'avvocato, questi documenti avrebbero potuto compromettere personalità di alto profilo, spingendo qualcuno a eliminare la giovane studentessa.

Per l'ex legale di Sempio, la Procura di Pavia non avrebbe ancora dimostrato il concorso in omicidio contestato al suo ex assistito, aprendo a scenari che potrebbero portare all'archiviazione, al proscioglimento dell'indagato o addirittura alla revisione del processo che ha condannato Stasi all'ergastolo. Una prospettiva che tuttavia non trova d'accordo la difesa dell'unico condannato per il delitto.

"Chi conosce il procuratore Napoleone sa che è lontano galassie, anni luce, dal poter essere strumentalizzato"

La replica è arrivata puntuale da Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, che ha bollato il collega come un semplice "opinionista Lovati", sottolineando come sia rimasto fuori dall'inchiesta attuale. De Rensis ha preso le difese del procuratore Fabio Napoleone, titolare delle indagini del nuovo fascicolo riaperto sul caso, definendolo una figura professionale impossibile da manipolare o strumentalizzare.

Il legale di Stasi ha respinto con fermezza l'idea che la nuova inchiesta sia stata avviata con l'obiettivo di arrivare alla revisione del processo del suo assistito. Il procuratore Napoleone, ha spiegato De Rensis, starebbe semplicemente seguendo le proprie convinzioni investigative. L'avvocato ha poi chiarito che un eventuale percorso verso la revisione della condanna sarà compito esclusivo suo e del collega Bocellari, attraverso i canali legali appropriati.

Nel frattempo, l'inchiesta continua a riservare colpi di scena e nuovi elementi investigativi. Tra le ultime novità emerse c'è la scoperta del chimico forense Oscar Ghizzoni, che avrebbe individuato nove impronte digitali analizzando le fotografie del dispenser del sapone scattate nella casa dei Poggi subito dopo il delitto. Un dettaglio tecnico che potrebbe rivelarsi cruciale per identificare eventuali presenze non ancora accertate sulla scena del crimine.

Ma forse l'elemento più inquietante riguarda un'intercettazione dell'8 ottobre 2010 tra Rita Preda, madre di Chiara, e Gian Luigi Tizzoni. Nella conversazione captata dalle autorità, la donna parlava di un biglietto misterioso trovato al cimitero di Garlasco, in cui si indicava un certo "Marco" come il vero assassino della figlia. Un dettaglio che alimenta ulteriori interrogativi e che si aggiunge al mosaico di indizi, teorie e ipotesi che da diciassette anni ruotano attorno a uno dei delitti più misteriosi della cronaca italiana.

Il caso Garlasco si conferma dunque ancora lontano da una chiusura definitiva, con nuove piste investigative che si intrecciano a ricostruzioni alternative e scontri dialettici tra i legali coinvolti. Mentre Alberto Stasi sconta la sua pena per omicidio volontario aggravato, il dibattito sul reale svolgimento dei fatti di quella tragica mattina d'agosto continua a dividere opinione pubblica, esperti e addetti ai lavori, confermando questo cold case come uno dei più polarizzanti della storia giudiziaria italiana recente.

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