La presenza delle forze dell'ordine negli stadi italiani potrebbe subire una drastica riduzione nei prossimi mesi. Il governo sta valutando la possibilità di alleggerire il dispositivo di sicurezza durante le partite di calcio, sostituendo in parte poliziotti e carabinieri con personale di vigilanza privata. Una scelta che promette di generare risparmi economici significativi per le casse dello Stato, ma che solleva interrogativi sulla gestione dell'ordine pubblico in uno dei contesti più delicati del nostro Paese.
L'ipotesi allo studio prevede di affidare a società private specializzate la gestione di alcune aree degli impianti sportivi, mantenendo le forze dell'ordine solo per le situazioni più critiche e i match considerati ad alto rischio. Secondo le stime del Viminale, questa riorganizzazione potrebbe tradursi in economie annuali nell'ordine di diverse decine di milioni di euro, cifre non trascurabili in un periodo di ristrettezze di bilancio.
Il modello a cui si guarda con interesse è quello già adottato in alcuni paesi europei, dove la vigilanza privata ha progressivamente assunto un ruolo più rilevante nella gestione della sicurezza degli eventi sportivi. In particolare, l'esperienza britannica e tedesca dimostrerebbe come sia possibile garantire un ambiente controllato anche con un minor dispiegamento di poliziotti in divisa, purché vengano rispettati determinati standard operativi e di formazione del personale.
Le società di calcio professionistiche non nascondono il proprio favore verso questa soluzione. Il costo dei servizi di ordine pubblico rappresenta infatti una voce importante nelle spese che i club devono sostenere per ogni incontro casalingo, specialmente per le partite considerate a rischio elevato. Una riduzione del personale pubblico impiegato potrebbe quindi alleggerire anche i bilanci delle squadre, già messi a dura prova dalle conseguenze economiche della pandemia.
Non mancano tuttavia le perplessità tra i sindacati delle forze dell'ordine e alcuni esperti di sicurezza. Il timore principale riguarda la capacità effettiva del personale privato di gestire situazioni di emergenza o potenzialmente violente, che negli stadi italiani non sono purtroppo una rarità. Gli operatori di sicurezza privata, pur professionalmente preparati, non dispongono infatti degli stessi poteri e strumenti operativi di cui sono dotati poliziotti e carabinieri.
Un altro nodo critico riguarda la definizione dei criteri con cui distinguere le partite che richiedono comunque un massiccio dispiegamento di forze dell'ordine da quelle dove il servizio potrebbe essere alleggerito. Il rischio è che valutazioni errate possano esporre tifosi e impianti a situazioni di pericolo, con responsabilità difficili da definire in caso di incidenti.
La questione si inserisce in un dibattito più ampio sulla privatizzazione dei servizi di sicurezza che da anni interessa l'Italia e altri paesi occidentali. Se da un lato le esigenze di contenimento della spesa pubblica spingono verso soluzioni più flessibili ed economiche, dall'altro permane la convinzione che alcune funzioni, specialmente quelle legate all'ordine pubblico, debbano rimanere prerogativa esclusiva dello Stato.
Nei prossimi mesi si dovrebbe aprire una fase di sperimentazione limitata, probabilmente coinvolgendo inizialmente partite di serie minori o considerate a basso rischio. Solo dopo una valutazione approfondita dei risultati ottenuti si deciderà se estendere il modello anche agli incontri di massima serie e alle sfide più delicate. L'obiettivo dichiarato resta quello di trovare un equilibrio tra efficienza economica e garanzie di sicurezza, un bilanciamento non sempre semplice quando si parla di calcio e tifoserie italiane.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!