Il figlio di Federica Torzullo torna a scuola

Un bambino di dieci anni torna a scuola dopo aver perso la madre, uccisa dall'ex marito, il padre in carcere e i nonni paterni suicidi. Affidato ai nonni materni.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un bambino di dieci anni torna tra i banchi di scuola, ritrova i suoi compagni e le sue maestre. Un gesto apparentemente semplice, che però assume un peso straordinario dopo che in pochi giorni ha perso tutto: la madre Federica Torzullo, uccisa dall'ex marito, il padre Claudio Carlomagno, reo confesso del femminicidio e ora in carcere, e i nonni paterni, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, che si sono tolti la vita schiacciati dal dolore e dalla vergogna alimentata da un'ondata di odio sui social. Il Tribunale dei minori di Roma ha confermato l'affidamento ai nonni materni e nominato il sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, come tutore legale del piccolo.

La tragedia si è consumata in un perimetro di pochi chilometri, tra le strade di Anguillara Sabazia, comune di circa ventimila abitanti affacciato sul lago di Bracciano. La casa dove viveva Federica, con ancora un addobbo natalizio sul cancello, è ora sotto sequestro nelle mani degli inquirenti. A poche centinaia di metri si trova la villetta dei genitori di Carlomagno, dove qualcuno ha lasciato un mazzo di fiori rossi davanti al cancello. Ed è lì, in quella casa con i vasi di vimini appesi alle pareti e le piante curate nel giardino, che i due coniugi hanno scelto di morire dopo giorni di assedio mediatico.

Prima della tragedia, i nonni materni del bambino avevano chiesto di poter entrare nell'abitazione per recuperare il monopattino e alcuni giochi del nipote, oggetti minimi ma necessari per ricostruire un pezzetto di normalità. Una richiesta che ora si è concretizzata: il piccolo ha potuto prendere alcuni dei suoi effetti personali, un tassello fondamentale nel tentativo di restituirgli una quotidianità possibile dopo lo tsunami che ha travolto la sua esistenza.

«Avete partorito un mostro», scrivevano alcuni sotto i profili social dei due genitori. Molti commenti sono stati cancellati solo dopo il loro suicidio.

La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, un atto necessario anche per disporre le autopsie sui corpi di Maria e Pasquale. Gli inquirenti stanno analizzando i messaggi d'odio che hanno sommerso la coppia sui social media dopo l'arresto del figlio. Una valanga di insulti e minacce che hanno trasformato due genitori anziani in bersagli di una furia collettiva, come se fossero complici di un crimine che non hanno commesso.

Maria Messenio, sessantacinque anni, e Pasquale Carlomagno, sessantanove, avevano cercato di sfuggire alla pressione mediatica rifugiandosi a Roma dal figlio minore. Una distanza di quaranta chilometri, circa cinquanta minuti di macchina, che avevano già percorso altre volte. Ma poi erano tornati ad Anguillara, hanno ripercorso quelle strade familiari attraverso le campagne dove erano cresciuti, sono rientrati nella loro villetta. Impossibile sapere con quali pensieri e quale stato d'animo abbiano affrontato quel tragitto finale.

Il corpo di Federica Torzullo era stato ritrovato nel campo dell'azienda agricola del padre di Carlomagno, a poche centinaia di metri dalle abitazioni. Un territorio che custodiva le radici di una famiglia e che è diventato teatro di un femminicidio brutale. Tutto si è consumato in uno spazio ristretto, tra villette con cancelli chiusi e vasi di fiori ben curati, in un paese che i turisti conoscono per le botteghe artigianali, gli scorci sul lago e la purezza dell'acqua Claudia, quella che gli antichi chiamavano "l'acqua degli Dei".

Sabato alle 14 si terranno i funerali di Maria e Pasquale nella chiesa Regina Pacis. "Quando al male si risponde con altro male, quello che resta è una caligine che pesa sul cuore", aveva detto don Luigi durante l'omelia nei giorni scorsi, nel tentativo di rispondere allo sgomento dei fedeli. "Nessuno si merita una fine così", commenta una donna all'ingresso della chiesa. "Questo dolore che ci ha travolti come paese è spaventoso, non posso non pensare ogni giorno a quel bambino che in pochi giorni ha perso tutto. La vita di prima".

Ora quel bambino di dieci anni cerca di ricostruire una normalità che non esisterà mai più. Torna a scuola, riprende in mano i suoi giochi, vive con i nonni materni sotto la tutela del sindaco. Piccoli gesti quotidiani che pesano come macigni, mentre una comunità intera si interroga su come sia possibile che dalla violenza di un uomo sia scaturita una tragedia così devastante, capace di annientare quattro vite e segnare per sempre quella di un bambino innocente.

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