Il nuovo prequel della saga horror di Stephen King ha appena compiuto una mossa da maestro che nessuno si aspettava: presentare un gruppo di giovani protagonisti destinati a diventare il cuore pulsante della serie e poi eliminarli brutalmente nell'arco del primo episodio. It: Welcome to Derry, la serie HBO che fa da ponte narrativo tra gli eventi del romanzo e i due film di Andy Muschietti, ha debuttato con una carneficina che ridefinisce le regole del gioco e mette in chiaro un messaggio inquietante: in questo universo narrativo, nessuno è al sicuro. La strategia creativa dei fratelli Muschietti sovverte deliberatamente le aspettative del pubblico, abituato alla formula consolidata del franchise dove un sacrificio iniziale prelude alla relativa sicurezza dei protagonisti principali.
L'episodio pilota si apre con la morte del giovane Matty, intrappolato in un'auto che lo trascina verso il suo terribile destino, una sequenza che inizialmente sembra replicare il pattern del primo film del 2017, dove Pennywise uccide Georgie nella scena d'apertura. Ma la similitudine finisce qui. Dopo aver introdotto quello che sembrava essere il nuovo Losers Club della stagione, con particolare focus su Teddy, Phil e Susie, la serie ribalta completamente il tavolo: una caotica scena finale ambientata in un cinema spazza via diversi membri di questo gruppo nascente, lasciando gli spettatori sotto shock.
"Sì, è esattamente come hai detto, vogliamo creare un evento che dia al pubblico la sensazione che se questi ragazzi vengono eliminati alla fine del primo episodio, nulla è sacro," ha spiegato Andy Muschietti in un'intervista a The Hollywood Reporter. "In questo mondo, nessuno sarà al sicuro. Quindi, tecnicamente, questa era l'intenzione." Il regista ha sottolineato come questa scelta narrativa sia fondamentale per distinguere la serie dai due lungometraggi precedenti, evitando che il pubblico si senta troppo a proprio agio con meccaniche narrative già viste.
La domanda che ora attanaglia i fan è se questi personaggi siano davvero morti o se la natura ambigua del potere di It lasci spazio a qualche sorpresa futura. Per ora, la risposta ufficiale dei Muschietti è volutamente nebulosa: apparentemente sì, almeno uno di loro ha perso un braccio in modo inequivocabile. Questa incertezza fa parte della strategia narrativa più ampia della serie, che gioca costantemente sulla linea sottile tra realtà e illusione che caratterizza il mostruoso antagonista.
Proprio su questo tema si è sviluppata una delle questioni più intriganti sollevate durante l'intervista: cosa accade realmente nella sequenza iniziale con Matty? Se un osservatore esterno si trovasse sul ciglio della strada, cosa vedrebbe mentre il ragazzo vive quell'esperienza terrificante nell'auto? "Rispondere a questa domanda in qualche modo ucciderebbe la magia," ha risposto Andy Muschietti con evidente piacere per la profondità della questione. Il regista ha richiamato uno dei temi centrali del romanzo di Stephen King: It esiste perché i bambini credono in ciò che vedono, creando un loop tra credenza e manifestazione che sfida ogni logica razionale.
"C'è un punto nel libro in cui il Losers Club si chiede: 'Questo esiste perché è reale o perché noi ci crediamo?'" ha elaborato Muschietti. "Quindi questa è una domanda a cui non posso rispondere come spettatore esterno. Vedresti Matty volare in un'auto invisibile? O era tutto nella sua testa? O c'era effettivamente una manifestazione dell'auto? È una grande domanda e non sono abbastanza coraggioso da rispondere perché è uno dei grandi enigmi del libro che deve rimanere irrisolto." Una riflessione che eleva la serie oltre il semplice horror adolescenziale, abbracciando l'ambiguità filosofica dell'opera originale.
Un altro elemento che ha sorpreso gli spettatori è stata l'assenza quasi totale di Pennywise in forma di clown nel primo episodio. Ma anche questa è una scelta deliberata, come aveva anticipato Muschietti in interviste precedenti: "Abbiamo fatto 'meno è più' per metà dello show, ma poi abbiamo fatto 'più è più'. L'idea dietro l'apparizione ritardata è costruire l'aspettativa. Il pubblico non sa di volerlo, ma credo crei una sensazione molto speciale." Una strategia che ricorda i grandi maestri dell'horror cinematografico, dove la tensione cresce proprio nell'attesa della minaccia.
La serie, prodotta per HBO e disponibile anche su Max, si posiziona come prequel dei film del 2017 e 2019, esplorando le origini del male che tormenta Derry nel Maine. Con Barbara Muschietti come produttrice esecutiva al fianco del fratello regista, il progetto mantiene la continuità stilistica e tonale dei lungometraggi, pur cercando di sorprendere anche gli spettatori più fedeli del franchise. I nuovi episodi vanno in onda ogni domenica, promettendo altre rivelazioni inquietanti su come It sia diventato l'entità terrificante che conosciamo.
Questa audace scelta narrativa ricorda strategie simili adottate da altre produzioni horror che hanno sovvertito le aspettative sacrificando personaggi apparentemente centrali, come accadde con Barb in Stranger Things. La differenza è che qui l'eliminazione è multipla e violenta, un statement creativo che eleva immediatamente il senso di pericolo e imprevedibilità della serie, distinguendola nettamente dai film che l'hanno preceduta nel MonsterVerse di Stephen King.
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