Una scatola di carte rare accanto a cocaina, cannabis e contanti: il dettaglio emerso dalla perquisizione non era affatto marginale. Secondo Kent Police, le carte Pokémon facevano parte dei metodi di pagamento accettati da Jack Young-Larter, che chiedeva anche ad alcuni debitori di rubare oggetti da collezione per saldare quanto dovuto. L’uomo è stato condannato a tre anni e quattro mesi di carcere dalla Maidstone Crown Court il 17 settembre 2026, dopo essersi dichiarato colpevole di reati legati allo spaccio delle due sostanze e al possesso di beni di provenienza criminale.
La perquisizione risale al 1° maggio 2026. Gli agenti sequestrarono quasi 110 grammi di cannabis, oltre 25 grammi di cocaina, circa 2.000 sterline in contanti e la scatola contenente le carte. Kent Police le ha descritte come rare e di elevato valore economico, senza però pubblicare una stima precisa della raccolta. La loro presenza insieme alla droga e al denaro ha assunto un significato più netto con l’esame delle conversazioni recuperate durante l’indagine.
I messaggi indicavano infatti tre modalità di pagamento: contanti, bonifici bancari e carte Pokémon. Queste ultime non comparivano quindi soltanto tra i beni sequestrati, ma venivano accettate direttamente nelle transazioni. Young-Larter sollecitava inoltre alcuni debitori a procurarsele rubandole, facendo leva sul loro valore nel mercato del collezionismo Pokémon. Gli elementi diffusi dagli investigatori non ricostruiscono, tuttavia, la provenienza di ogni singolo esemplare recuperato.
La raccolta è stata infine sottoposta a un Deprivation Order, il provvedimento che riguarda i beni sequestrati nel procedimento. Nel caso di Young-Larter, le carte collezionabili hanno così avuto un ruolo duplice: oggetti di valore trovati durante la perquisizione e mezzo di pagamento documentato nei messaggi, fino alle richieste rivolte ai debitori perché ne rubassero altre.