La notte in cui il cielo italiano diventò un segreto

Il 27 giugno 1980, alle 20:59, il volo Itavia IH870, un DC-9 I-TIGI partito da Bologna per Palermo, esplose nel mar Tirreno: morirono 81 persone, tra cui 13 bambini.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il 27 giugno 1980, alle 20:59, il volo Itavia IH870, un DC-9 I-TIGI partito da Bologna per Palermo, esplose nel mar Tirreno: morirono 81 persone, tra cui 13 bambini.

Cosa successe il 27 giugno 1980?

Il DC-9 Itavia decollò da Bologna-Guglielmo Marconi alle 20:08, con circa due ore di ritardo, diretto all'aeroporto Palermo-Punta Raisi.

Il velivolo seguiva l'aerovia Ambra 13 quando perse il contatto con il controllo del traffico aereo di Roma. Alle 21:04, chiamato per iniziare la discesa verso Palermo, non rispose più.

A bordo c'erano 77 passeggeri e 4 membri dell'equipaggio. Non ci furono superstiti: l'aereo si spezzò in volo e precipitò tra Ponza e Ustica.

Perché la strage di Ustica è ancora una ferita aperta?

La strage di Ustica resta aperta perché la responsabilità penale degli autori materiali non è stata accertata, mentre le sentenze civili hanno riconosciuto gravi responsabilità dello Stato italiano nella sicurezza dei cieli e nei depistaggi.

Nel 1999, la lunga istruttoria del giudice Rosario Priore indicò uno scenario di guerra aerea non dichiarata nel Mediterraneo. I procedimenti penali sui vertici militari si chiusero senza condanne definitive per la strage.

Nel 2013, la Corte di Cassazione confermò in sede civile che il DC-9 non cadde per cedimento strutturale o esplosione interna, ma in un contesto compatibile con un missile o una collisione con un aereo militare. Il punto più duro resta ancora oggi l'assenza di nomi certi.

Cosa è cambiato dal 1980 a oggi?

Dal 1980 a oggi Ustica è passata da disastro aereo a caso giudiziario, memoria pubblica e dossier internazionale ancora sensibile.

Nel 2007 è stato inaugurato a Bologna il Museo per la Memoria di Ustica, con il relitto ricostruito del DC-9 e l'installazione di Christian Boltanski: 81 luci e 81 specchi per le vittime.

Nel 2014, il governo Matteo Renzi firmò la direttiva di declassificazione degli atti sulle stragi, inclusa Ustica. Fu un passaggio istituzionale importante, ma non chiuse il vuoto sugli eventuali responsabili stranieri.

Nel 2017, la Corte d'appello di Palermo condannò i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire 45 familiari per circa 55 milioni di euro, ribadendo l'ipotesi dell'atto ostile e del depistaggio.

Nel 2023, l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato rilanciò pubblicamente la pista del missile francese destinato a un aereo libico legato a Muammar Gheddafi. Nel 2024, nuovi programmi d'inchiesta Rai come Il V Scenario e Ustica: una breccia nel muro hanno riportato il caso nel dibattito pubblico.

Cosa sarebbe successo se i radar fossero stati consegnati subito?

Il mattino del 28 giugno 1980, i nastri radar arrivano integri sulla scrivania dei magistrati. Ogni traccia è catalogata, ogni comunicazione militare viene messa a verbale, ogni base aerea del Mediterraneo deve spiegare dove fossero i propri caccia alle 20:59.

A Roma, il governo Francesco Cossiga non può trattare Ustica come un incidente opaco. Convoca ambasciatori, comandi Nato, vertici dell'Aeronautica Militare. La parola segreto entra nei comunicati ufficiali, ma dura poche ore: i familiari chiedono carte, la stampa ottiene orari, rotte, sigle operative.

La crisi diventa europea. La Francia, gli Stati Uniti, la Libia e l'Italia sono costretti a stare nello stesso perimetro documentale. Le versioni incompatibili non hanno il tempo di sedimentarsi; i registri radar non diventano reliquie mancanti, diventano prove.

Il Mediterraneo della Guerra fredda cambia grammatica. Le esercitazioni militari vicino alle aerovie civili vengono ridiscusse con anni di anticipo, i protocolli tra controllo civile e difesa aerea vengono irrigiditi, il traffico passeggeri ottiene una tutela politica che prima restava tecnica.

Anche la cultura italiana cambia traiettoria. Il muro di gomma non diventa la formula di una generazione, perché il Paese conosce presto almeno la catena delle omissioni. Andrea Purgatori avrebbe raccontato un conflitto diplomatico, non un labirinto durato decenni.

La realtà è stata diversa: le verità processuali sono arrivate tardi, le responsabilità internazionali non sono state fissate in modo definitivo e Ustica resta, al 27 giugno 2026, una memoria civile ancora incompleta.

Quante persone morirono nella strage di Ustica?

Nella strage di Ustica morirono 81 persone: 77 passeggeri e 4 membri dell'equipaggio. Tra le vittime c'erano 13 bambini.

Quale aereo precipitò a Ustica?

L'aereo era un Douglas DC-9-15 della compagnia Itavia, immatricolato I-TIGI, in servizio come volo IH870 da Bologna a Palermo.

La causa della strage di Ustica è stata accertata?

In sede civile, la giustizia italiana ha riconosciuto uno scenario compatibile con missile o collisione militare e responsabilità dello Stato nei controlli e nei depistaggi. In sede penale, gli autori materiali restano non identificati.

Fonti consultate: https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica; https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_per_la_memoria_di_Ustica; https://it.wikipedia.org/wiki/Condanna_dello_Stato_italiano_nella_strage_di_Ustica; https://it.wikipedia.org/wiki/Processo_della_strage_di_Ustica

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