Legge 194: l'Italia senza dati sull'aborto

Il Ministero della Salute non ha depositato la Relazione annuale sulla legge 194 del 2023, prevista entro febbraio. Un ritardo mai verificatosi in 48 anni.

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Autore: Redazione ,
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Il Ministero della Salute italiano è sotto accusa per un ritardo senza precedenti: la Relazione annuale sull'attuazione della legge 194 relativa al 2023, che avrebbe dovuto essere presentata entro febbraio, non è ancora stata depositata. Un ritardo che non è mai stato così grave nella storia della normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza, approvata ormai 48 anni fa. A denunciare quella che viene definita una "palese violazione di un dovere istituzionale" è la deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello, promotrice della conferenza stampa "194: I DATI NEGATI", in programma giovedì 5 febbraio alle ore 10 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Roma.

La legge 194 è cristallina sul punto: il Ministro della Sanità deve presentare al Parlamento, entro febbraio dell'anno successivo, una relazione dettagliata sull'attuazione della normativa e sui suoi effetti, incluso il tema della prevenzione. Le Regioni sono tenute a fornire i dati necessari entro gennaio, sulla base di questionari predisposti dal Ministero. Eppure, questa scadenza non viene mai rispettata. Nel 2024, la relazione è arrivata a dicembre, dopo innumerevoli pressioni parlamentari, e riguardava addirittura i dati del 2022. Quest'anno, il ritardo è ancora più marcato.

Sportiello non usa mezzi termini: "Nascondersi dietro difficoltà tecniche è ridicolo: la verità è che c'è la chiara volontà politica di nascondere i dati, silenziare le tante storie e i troppi ostacoli che ancora esistono per garantire davvero il diritto all'aborto. Il Ministro Schillaci rispetti la legge: l'accesso ai dati non è una sua gentile concessione, ma un nostro diritto, uno strumento essenziale per garantire un accesso all'aborto libero e sicuro".

La mancata pubblicazione dei dati ha conseguenze concrete e devastanti per chi si occupa di diritti riproduttivi e salute pubblica. Senza numeri aggiornati sull'obiezione di coscienza, sulla distribuzione geografica dei consultori familiari pubblici, sulle tempistiche di accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, diventa impossibile mappare le disuguaglianze territoriali e intervenire efficacemente dove i diritti vengono negati. Federica Pennelli, giornalista freelance per il quotidiano Domani che interverrà alla conferenza, lo spiega chiaramente: "È in corso una battaglia feroce delle destre di governo contro l'autodeterminazione, questo è innegabile".

Il diritto all'aborto è garantito su carta, ma è costantemente ostacolato e disatteso

Pennelli, che negli ultimi anni ha raccolto numerose testimonianze su tutto il territorio nazionale grazie alle reti di mutualismo dal basso che lavorano sull'accesso all'aborto, descrive una situazione allarmante: "Ci sono persone costrette a migrazioni extra-regionali a causa di sanitari obiettori che, di fatto, impediscono l'accesso al diritto all'Ivg. I consultori - i nostri presidi di laicità nati dalle lotte femministe - vengono costantemente chiusi o svuotati di fondi, personale e macchinari". La giornalista punta il dito contro quella che definisce una "scellerata scelta politica di questo governo", che si accompagna a compagini confessionali antiabortiste nei luoghi istituzionali.

Il percorso per accedere all'interruzione volontaria di gravidanza in Italia rimane infatti un'odissea fatta di ostacoli: associazioni Pro-vita infiltrate nei consultori, medici obiettori, attivisti che impugnano santini fuori dagli ospedali, visite rimandate, attese estenuanti, difficoltà ad accedere al metodo farmacologico. L'assenza di dati aggiornati rende ancora più complesso contrastare queste criticità e garantire un servizio uniforme su tutto il territorio nazionale.

Alla conferenza stampa del 5 febbraio parteciperanno, oltre a Sportiello e Pennelli, Corinna De Cesare (giornalista per thePeriod), Federica Di Martino (psicoterapeuta e fondatrice di Ivgstoobenissimo), Silvana Agatone (presidente di Laiga, Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'Applicazione della legge 194) e Matteo Cadeddu (rappresentante di My Voice My Choice). L'evento si propone di fare luce su un vuoto informativo che, lungi dall'essere neutro, rappresenta un ulteriore strumento di erosione dei diritti riproduttivi delle donne italiane, quasi mezzo secolo dopo l'approvazione di una legge che dovrebbe garantirli.

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